martedì 12 aprile 2011

Decreto Regio - Bianchi 1941 Lire 900

Era il periodo a cavallo tra gli anni 30 e gli anni 40, la crisi economica e militare era ormai nel vivo, per risollevare l'economia, il regime fascista decise di emettere un Regio Decreto che obbligava le più importanti case velocipedistiche a produrre biciclette economiche, il cui costo al pubblico non doveva superare le 900 lire, questa operazione-trasparenza consisteva anche nell'esporre direttamente sul telaio il prezzo del modello.

Oltre a questo obbligo, Mussolini versò un sostanzioso fondo economico a favore dei gradi produttori, una sorta di arcaico incentivo statale, a favore della popolazione italiano per l'acquisto di queste particolari biciclette.

Ovviamente dietro a questo finanziamento popolare vi era, implicitamente, la volontà di risollevare le sorti e le casse delle maggiori fabbriche metallurgiche italiane, che spesso oltre a produrre cicli fornivano gli armamenti all'esercito italiano.

Queste biciclette, votate all'autarchia e alla economicità, sono distinguibili per l'assenza totale di cromature, le parti bianche venivano verniciate dello stesso colore del telaio, al massimo si poteva avere la cadmiatura, molte componenti provenivano da vecchie produzioni oppure dalle sottomarche e soprattutto mai veniva montata componentistica estera.

Mario ci dà l'opportunità di prendere visione di uno di questi esemplari, una Bianchi lire 900 del 1941.

La base è quella della Bianchi Lido, ma con molte soluzioni ben più economiche... sul tubo obliquo è possibile ancora vedere la sigla ed il prezzo che indicano la fascia di competenza di questo modello rispetto alle tabelle redatte dal fascio nel famoso Regio Decreto. Questa operazione fu certamente ben pianificata dal regime, il quale ne verificava scrupolosamente l'andamento, come testimonia il piombino di sicurezza (con impressa l'araldica fascista e dei Savoia), a significare che i controlli erano approfonditi a tutela del cliente finale e soprattutto per evitare speculazioni.

5 commenti:

Cecio ha detto...

Direi che ci siamo caro Paolo.
Tutto di questa splendida bicicletta mi fa pensare alla mia;colori,componenti,decalcomanie.
Quel U. dovrebbe stare allora per uomo.
Ciò smentisce quello che ho scritto nel post precedente,ma solo in parte. Quegli accessori infatti mi fanno pensare più agli anni '50 che al tempo di guerra,ammesso che non siano stati fondi invenduti e poi montati in seguito.
Preziose informazioni comunque,ti ringrazio.

P.De Sade ha detto...

@Cecio,

per accessori anni 50 intendi il contachilometri della tua Bianchi ?

sicuramente quello è un'accessorio messo in seguito. Anche perchè il contachilometri non ha mai fatto parte della dotazione standard delle Bianchi.

Se invece intendi il cambio della bici di Mario, allora quello è coevo, a me pare sia una copia del Fitchell&Sachs già presente negli anni 30... in questo caso in pieno stile autarchico è stato prodotto internamente dalla Bianchi, questo ne faceva anche abbassare il costo.

Cecio ha detto...

Per accessori (riferendomi alla mia) intendo contachilometri,portapacchi e gruppo luce. Il lucchetto fides g.l.m. è invece cadmiato come il resto della bici,ma so che nel '48 lo si produceva anche in tale versione.
Per quanto riguarda lo splendido quanto raro cambio concordo con te sulla sua origine e costruzione.

Stefano 89 ha detto...

Certo... però considerate che la Fichtel & Sachs era tedesca... e a quei tempi avevamo un rapporto diciamo "privilegiato" con la Germania...!
Credo comunque che questo cambio, così come l'Erlotti e il Torpedo (che sono tutti uguali) fossero prodotti in Italia su Licenza e brevetti Fichtel & Sachs. Questo in particolare non credo proprio sia stato prodotto in Bianchi (i macchinari per produrlo costavano, non ne valeva la pena...) ma probabilmente è stato prodotto da una delle tre ditte (forse proprio in Germania, visto che è a bacchette e non a filo come gli italiani) e marcato appositamente Bianchi!

Muzza 53 ha detto...
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