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martedì 4 dicembre 2012

Wolsit Mod.54 Corsa 1934

Da Gianni arrivano le foto di questa incredibile Wolsit modello 54 del 1934. Incredibile per vari aspetti, per la conservazione eccezionale, per la completezza delle componenti e soprattutto per la raffinatezza degli stessi, marcati in ogni dove Wolsit.
Il telaio, verniciato verde oliva, è stupendo con le sue congiunzioni lavorate tipiche delle Wolsit di alto livello, tempi in cui la Wolsit non si poteva affatto considerare una sottomarca della Legnano, tempi in cui in sella a bici con questo marchio correvano campioni pluriblasonati.
Le componenti che sembrano nickelate presentano tutte il marchio Wolsit inciso, addirittura i freni "a mensola", probabilmente prodotti dalla Universal, riportano il nome della marca del Gruppo Bozzi, inciso sulla ganascia! I mozzi con oliatore a sportellino, di cui il posteriore a giro-ruota, sono stretti dai galletti originali, anch'essi marcati, marcata e perfettamente conservata è anche la sella in cuoio.
Il telaio riserva altre sorprese, come l'oliatore per la catena sul tubo piantone e il dente di cane saldato sul carro per sostenere la catena durante l'operazione di cambio rapporto, o semplice smontaggio della ruota.
Chicca finale, il copertone originale marcato Pirelli con il logo dell'epoca!
Sicuramente l'unica componente non dell'epoca presente sulla bici è la coppia di pedali Sheffield, di qualità, ma di foggia più recente.












venerdì 8 luglio 2011

Iride primi anni 50

Antonio da Pordenone ci mostra il restauro ultimato della sua bicicletta marca Iride databile nei primissimi anni 50.

Iride era una fabbrica di biciclette in provincia di Venezia, l'influenza padovana si nota tutta nella tipologia di telaio derivato dalla produzione di famiglia Cesare Rizzato (appunto produttore di Padova).

La bici è dotatata di cambio Campagnolo Parigi-Roubaix, cerchi alluminio con raggi sfinati,
pedali Sheffield 673, manubrio Ambrosio Champion alluminio montato su pipa in ferro e sella in cuoio Brooks. Unico neo sono le leve freno Universal, databili negli anni 60, Antonio provvederà presto a sostituirle con leve Universal del tipo mod.51.

mercoledì 29 giugno 2011

Quattrocchio mod. Leggera anni 40

A molti il nome Quattrocchio dice ben poco... ma per decenni è stata una delle piu apprezzate marche di biciclette del nord Italia.

La fabbrica di biciclette Cicli Quattrocchio viene fondata da Carlo Quattrocchio in Alessandria nel 1918, i loro prodotti sono così apprezzati che già nel 1922 inizia l'esportazione di cicli nel continente americano (la cartolina qua sotto mostra il trenino della Quattrocchio carico di biciclette da consegnare a Rosario Santa Fè in Argentina). Negli anni 40 la Quattrocchio punta forte sui micromotore Mosquito, motorizzando l'intero alessandrino. La produzione di cicli prosegue per tutto il dopoguerra, ma con un progressivo declino, fino all'83 quando il marchio cambia tipologia di produzione da velocipedi a elementi modulari in acciaio.

Di biciclette Quattrocchio non se ne trovano molte, questo perchè il marchio alessandrino era famoso per la cura dei dettagli e la bontà delle sue lavorazioni, tutto questo non rendeva i propri prodotti accessibili a tutte le tasche, non erano propriamente prodotti popolari. Il grande della produzione finiva all'estero dove l'economia era più forte rispetto alla povera Italia dell'epoca, e la piccola parte destinata al mercato nostrano era piu che altro una nicchia, fatta di persone che ricercavano il prodotto di lusso e particolare. Per questo motivo è molto dura trovare bici di questo marchio.

La scorsa settimana è entrata in bottega un esemplare di Quattrocchio, una modello Leggera da corsa databile fra il 47 ed il 1950. Bicicletta completa in ogni sua parte, ma a prima vista non eccelsa dal punto di vista conservativo... ruggine e tanto fango attaccato... di sicuro è stata una bici conservata per anni in uno scantinato che è stato alluvionato (l'alluvione di Alessandria del 1994). Però dopo una veloce, ma efficace pulizia a base di paglietta e gasolio con mio grande stupore ecco fuoriuscire ancora grandi parti cromate !

Inoltre sono emersi tutti i dettagli che rendevano famosa la Quattrocchio nel panorama ciclistico. Dettagli che dimostrano l'attenzione al particolare, coccole per il cliente che si voleva distinguere !

Tutte le parti sono marcate Quattrocchio: sella, pedivelle, mozzi e collarino stringisella.

Il telaio porta i segni di quella famosa cura per il particolare: la testa della forcella riporta pantografata su di essa la Q di Quattrocchio, mentre il canotto di sterzo vede inciso sui sui lati la scritta Quattrocchio !

Telaio, oltretutto, leggerissimo (la bici completa pesa circa 9Kg), forcella di derivazione Maino, ma con la testa ulteriormente alleggerita. Componentistica di pregio, come la guarnitura FB, pedali Sheffield, movimenti Magistroni, gruppo completo Campagnolo Corsa, manubrio in duralluminio e kit freni Universal in alluminio Brev.361666.

Ancora un pò di pazienza e anche questa magnifica alessandrina subirà un piacevole trattamento di bellezza... ingrassatura totale e un bel restauro conservativo!

TUTTE LE FOTO QUI:

QUATTROCCHIO mod. LEGGERA 1948ca

mercoledì 13 aprile 2011

Ciclo Pietro Fossati 1934-35

Pietro, detto "Pietrino", Fossati nasce a Novi Ligure in via Borgo delle Lavandaie (la stessa di Girardengo) il 29 giugno del 1905.

Come tanti compaesani dell'epoca anche Pietro si innamora della bicicletta, nostante i tentativi di dissuaderlo da parte dei famigliari, nel 1926 vince il Campionato Italiano dilettanti, subito dopo verrà ingaggiato dalla Wolsit, si dimostra gregario modello, ma anche grande combattente, infatti nel 1927 vincerà la Coppa del Re e la XX Settembre (Roma-Napoli-Roma). Nel 1928 passa alla Maino-Dunlop, è subito terzo posto nella durissima Milano-Modena, 182Km a cronometro, alle spalle di Binda e del capitano Girardengo. Diventa Campione Italiano Professionisti Juniores, primo posto nella classica Coppa Placci. Il 1929 lo vede vittorioso nel Giro della Lombardia, dominando lo sprint e lascindosi alle spalle nomi pesanti come Guerra e Di Paco. Troppo presto le cronache lo hanno eletto erede naturale di Girardengo, purtroppo la sua carriera si limitò a sporadiche vittorie e tanti, troppi piazzamenti. Nel 1933 lasciò la Maino per correre gli ultimi scampoli di carriera con la sua squadra individuale.

Nel 1935 si ritirò dalla vita di sportivò e trovo lavoro all'Ilva, morì a Novi Ligure nel 1945 durante i bombardamenti alleati.

Il preambolo era necessario per descrivere le gesta di questo campione del ciclismo eroico, soprattutto in questo giorno che vado a presentare per la prima volta la bici che fu appunto di Pietro Fossati.

La bici da corsa degli ultimi anni di carriera individuale, una bici realizzata su misura e secondo i gusti dello stesso Pietrino.

La bici è realizzata senza dubbio da un mastro telaista alessandrino, con grande esperienza nel campo del ciclismo professinistico, lo dimostrano le leggerissime tubazioni Libellula impiegate per realizzare questo telaio. Particolare il tubo piantone con diametro di 27,5.... quasi un diametro da bici anni 70!

La componentistica è di prima fascia, molto costosa all'epoca e con notevole impiego di leghe leggere: movimenti e cuscinetti sono della BS (Bollea Saluzzo), la guarnitura è SIAMT, i pedali Sheffield, i freni in alluminio sono Universal Extra, i mozzi in ferro sono marca Perry su cerchi in alluminio Ambrosio e montati con raggi sfinati. Anche il manubrio è realizzato in duralluminio così come lo sono il tubo reggisella ed il parafanghino! Infine la sella è una Milano.

Una bici pazzesca... completa di tubolari la bici pesa circa 8,6Kg !!!

Molto interessante è l'analisi delle decalcomanie le quali riportano un simbolo che racchiude la foto di Pietro Fossati ed intorno la scritta CICLO PIETRO FOSSATI - MARCA DEPOSITATA, sul tubo obliquo del telaio è riportata la decal con la scritta FOSSATI.

Intervistando anziani del posto, tanti anche amici o parenti dello stesso Fossati è emerso che anche Giacobbe (grande campione ovadese e amico di Fossati) nel periodo da indipendente si fece realizzare un bici del tutto simile a questa appartenuta a Fossati, ovviamente ad eccezione delle decal che in quel caso riportavano la sua effige ed il suo nome.