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venerdì 4 luglio 2014

Pedalando nella storia - Mostra bici storiche

Dal 5 al 13 luglio presso la Villa Giordano Valeri a Quinto di Treviso sarà aperta una mostra a cura del noto collezionista Gianfranco Trevisan, dove verranno esposte molte biciclette di campioni del passato, tra cui alcune appartenute a Fausto Coppi e Marco Pantani.
Sabato 12 Luglio si terrà anche una pedalata per ciclostorici, ovviamente in abbigliamento e bici d'epoca.
La manifestazione è a scopo benefico e tutto il ricavato verrà devoluto in beneficenza.
Per informazioni contattare Laura al numero 333-4068010




 


lunedì 23 dicembre 2013

Bianchi-una storia celeste dal 2 gennaio @Museo dei Campionissimi - Novi Ligure

Come da consuetudine, in occasione del 2 gennaio, a seguito del memoriale della scomparsa di Fausto Coppi che si terrà a Castellania, verrà inaugurata la mostra Bianchi-una storia celeste presso il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure.
Grazie al contributo di molti amici collezionisti italiani verranno esposti i modelli da corsa più rappresentativi della storia Bianchi, dal modello M degli anni 20 alla Specialissima anni 60, alternati da alcuni esemplari del Reparto Corse utilizzati da campioni e gregari. Un percorso espositivo che vuole descrivere l'evoluzione della bicicletta da corsa con le parole del marchio più rappresentativo del panorama storico italiano, il tutto abbinato a schede tematiche redatte dai curatori della mostra e con il particolare contributo dello storico del ciclismo eroico Carlo Delfino.
Da sottolineare il fatto che tutti gli esemplari esposti sono perfettamente conservati, dunque oltre che gioia per gli occhi, questa mostra può essere sicuramente utile per tutti gli appassionati che vogliono approfondire lo studio di un determinato modello.
La mostra verrà inaugurata il 2 gennaio 2014 alle ore 16,00, il termine della mostra è il 23 marzo.

Per info: Museo dei Campionissimi tel. 0143-72585


venerdì 6 dicembre 2013

Scritte #8

Paolo Borelli, caro amico e presidente dell'Unione Velocipedistica Parmense, mi scrive per segnalarci un paio di articoli estrapolati dalla Gazzetta dello Sport e dalla Gazzetta di Parma, entrambi gli articoli hanno come tematica due scritte molto famose.

Articolo estratto dalla Gazzetta dello Sport:


Fausto Coppi in fuga sullo Stelvio, durante il Giro d'Italia; di fianco a lui, sulla neve, una grande scritta: «W FAUSTO».
La foto è famosa, fu scattata dal fotoreporter Tino Petrelli nel 1953.
Chi tracciò quella scritta? Petrelli disse di essere stato lui.
Ma la Gazzetta dello Sport di oggi intervista un reggiano, Agostino Corradini da Scandiano, che all'epoca seguiva il Giro da tifoso. Si era appostato sullo Stelvio aspettando i ciclisti, al freddo. E al quotidiano sportivo racconta di essere lui l'autore di quella scritta. Per questo considera la foto di Petrelli anche un po' sua. 
Parlando con la “rosea” Corradini spiega di essere andato in bici, all'epoca, nei luoghi montani attraversati dal Giro. In quattro giorni andò dal Reggiano a Canazei, da Canazei a Bolzano, da Bolzano a Bormio e di lì di nuovo a casa.
Secondo la sua versione dei fatti, tracciò la scritta con un palo mentre aspettava l'arrivo dei ciclisti. Dopo un po' è arrivato Petrelli sulla moto guidata da un altro uomo, e gli chiese se W FAUSTO l'avesse scritto lui. Poi Petrelli - aggiunge Corradini - si appostò per scattare quella che sarebbe diventata una delle foto più famose nella storia dello sport italiano. «E' un po' anche mia, quella fotografia lì», dice alla Gazzetta dello Sport.



Articolo estratto dalla Gazzetta di Parma:


Era il 1968, l’anno del mondiale di Imola. 
Una sera, col cielo ricoperto di nuvole. Felice guardò in alto senza lasciarsi scoraggiare.
«Mi arrampicai di fianco alla ferrovia - racconta - e in un momento di tranquillità tra il passaggio di un treno e l'altro, rischiando anche di scivolare, scrissi quella frase: W Adorni».
La Gazzetta di Parma cercava l'artefice della scritta che da oltre quarant'anni campeggia sul sovrappasso ferroviario in via Emilia Ovest.
Un giorno scarso di attesa e subito qualcuno ha risposto all'appello. E la sorpresa è doppia perché a rivendicare la paternità di quelle sette lettere diventate parte della piccola grande storia della città, non è un nome sconosciuto, ma Felice Bonazzi, «in arte» Felice da Parma, divenuto famoso per una sua trentennale trasmissione su Radio Parma, emittente che fa parte proprio del gruppo editoria della Gazzetta… 

Felice Bonazzi, più noto come Felice da Parma, scomparso il 15 settembre 2011 all’età di 86 anni, era un di quei personaggi tipici presenti un po’ in tutte le città italiane. Un po’ attore, un po’ cabarettista (abilissimo nel raccontare barzellette in dialetto)  Antesignano del volontariato, antesignano della manifestazioni di massa, andatevi a guardare le vecchie foto e lo troverete a fianco di Gimondi di Adorni, dei giocatori del Parma calcio e di quelli del baseball. Senza titolo di studio, senza bigliettini da visita, senza mestieri altisonanti, Felice da Parma era un’autorità. Le sue scudisciate buone arrivavano al cor pramzàn (cuore parmigiano) e inondavano di benessere anche in tempi più duri di questi migliaia e migliaia di parmigiani. Era talmente vero Felice, che ha naturalmente attraversato ogni novità: nonostante l’età avanzata è stato un piccolo maestro sia nelle radio che nelle tv locali.

Chapeau.

Infine  lascio la parola direttamente a Paolo che ci segnala un aneddoto, lanciando anche un appello a tutti i lettori a fondo pagina.


Ho cercato a lungo sul web se si trovassero tracce fotografiche di una straordinaria scritta che mi ricordo esisteva quando ero un ragazzino. Nel Fiume Taro, dove oggi scorre l'A15, l'autostrada chiamata "Parma-Mare" che porta in Versilia, tra l'abitato di Citerna Taro e Solignano c'era un enorme masso piatto di ofiolite, una roccia di origine vulcanica, precipitato chissà quando nel fiume dalle montagne circostanti. Ebbene, su quel masso nero, una mano anonima (si favoleggia che fosse stato uno dei fratelli titolari dell'azienda e della squadra in persona) con un'ampia pennellata bianca tracciò un'enorme W SALVARANI. Quel masso non esiste più da anni, probabilmente finito in ciottoli utilizzati per la massicciata della Ferrovia Pontremolese che passa anch'essa lì di fianco, e con lui anche quella scritta è scomparsa per sempre.

Magari si potrebbe fare un appello tramite il tuo sito per vedere se qualcuno fosse in possesso di una sua foto.
Missione, credo, quasi impossibile.





martedì 5 novembre 2013

Scritte #5

Dall'amico Carlo Delfino arriva la foto (purtroppo fatta con il telefonino) di questa scritta muraria W Coppi presente dietro una vecchia cabina elettrica tra Bersezio e Argentera sul colle della Maddalena. 


giovedì 31 ottobre 2013

Morchio - Novi Ligure

Tempo fa pubblicai un articolo riguardante le prime biciclette utilizzate dal giovane Fausto Coppi, per chi non lo ricorda queto è il LINK
In quell'articolo parlavo anche dei Morchio, erano due fratelli, Domenico detto Gùlu e Guglielmo detto Mému. 
Rilevarono il negozio che i Santamaria (futuri fabbricanti delle biciclette Bartali) avevano in Via Ovada 11 a Novi Ligure prima di spostarsi in Via Raggio per aprire la fabbrica dove produrre biciclette.
   Guglielmo era un valido saldatore e si adoperava nel realizzare telai di vario genere, mentre Domenico era un provetto meccanico, uno di quelli di un tempo, capace in pochi minuti di allestire una bici da competizione o all'occorrenza riparare con pochi spicci un robusto triciclo da lavoro.
Dei fratelli Morchio sapevo poco o nulla, se non qualche racconto di paese e qualche foto sbiadita... ma l'altro giorno rovistando fra vecchi scatoloni impolverati presi da un vecchio ciclista sono spuntate fuori queste bellissime decalcomanie!


mercoledì 23 ottobre 2013

Il fisico carenato

Sfogliando libri e articoli su Fausto Coppi, spesso si legge del suo fisico "carenato", come un uccello, come un Airone... ma che è 'sto fisico carenato?! 
La foto che ci manda l'amico Lele mostra una bella immagine di un Fausto Coppi inedito spettatore di Gino Bartali... un Coppi a torso nudo che mette in risalto la famosa cassa toracica carenata come un uccello, uno dei tanti miracoli fisici che hanno condotto Fausto alle sue grandi vittorie.

martedì 8 ottobre 2013

Scritte #1

Velocissimo l'amico Paolo Tullini che raccoglie immediatamente l'invito e mi invia la foto della scritta
W Coppi sul muro di un fabbricato alle porte di Cento (FE) sulla strada che porta a San Giovanni in Persiceto.

W il Campionissimo

Da un reporter d'eccezione (la mia fidanzata!) mi arriva la foto di questa bellissima memoria storica impressa sul muro di un cascinale nei pressi di San Sebastiano Curone (AL).
L'Italia del Giro d'Italia e del dualismo Coppi-Bartali del dopoguerra ha impresso la propria passione sui muri di centinaia di case e cascine, una testimonianza storica e popolare bellissima che è sicuramente destinata a scomparire tra demolizioni e ritinteggiature, si contano sulle dita di una mano queste perle di ciclismo eroico, impossibile salvaguardarle, dunque fotografiamole... tramandiamo questa arte popolare per il futuro! Se volete contribuire inviandomi fotografie di scritte e murales del periodo eroico del ciclismo sarò lieto di pubblicarle! Mi raccomando segnalatemi anche la zona dove è stata scattata la fotografia!

martedì 1 ottobre 2013

Le Bici di Coppi - Paolo Amadori e Paolo Tullini

Pubblico con molto piacere la presentazione del libro appena uscito "Le bici di Coppi" degli amici Paolo Amadori e Paolo Tullini. 
Una opera importantissima a cui ho avuto modo di partecipare testimoniando personalmente l'enorme sforzo di ricerca condotta dai due collezionisti ed appassionati delle Bianchi e del mito Coppi. Un ricerca meticolosa, ricca di dettagli tecnici e aneddoti sconosciuti fin d'ora, approfondendo ulteriormente i ben noti aspetti romantici di un ciclismo eroico di cui Coppi (e le sue bici) sono stati sicuramente un icona internazionale, ma soprattutto chiarendo molti aspetti riguardo alle biciclette utilizzate dal Campionissimo e i segreti del meccanico Pinella pinza d'oro.
Insomma, un opera che non deve assolutamente mancare nella biblioteca di ogni appassionato di ciclismo, perchè su Coppi si è scritto tutto e tanto, fin troppo per certi aspetti, ma mai si erano messi sotto i riflettori gli aspetti legati al rapporto fra il grande campione piemontese e le sue macchine, a dirla tutta la bibliografia disponibile riguardate la bicicletta in generale è davvero scadentei libri di approfondimento ad esse dedicate si contano sulle dita di una mano, proprio giorni fà mi trovavo ad un mercatino dell'Antiquariato e notavo che un venditore esponeva libri sui temi più disparati dai fucili ai coltellini, dalle Vespa alle Alfa Romeo, fino ad arrivare a tematiche inusuali come bastoni da passeggio e canne da pesca d'epoca... possibile che la bicicletta, un oggetto così importante sia così snobbato dalla editoria italiana? Quindi sono entusiasta della nascita di questo progetto editoriale, a cui auguro ogni fortuna e che possa fare da traino per altre iniziative analoghe, che mancano come il pane a noi appassionati!

Le bici di Coppi di Paolo Amadori e Paolo Tullini
Il tesoro ritrovato di Pinella De Grandi
e la vera storia delle biciclette
del Campionissimo

La storia di un ritrovamento che scuoterà il mondo del collezionismo ciclistico.
La ricostruzione fedele, a prova di documentazione storica, delle biciclette Bianchi utilizzate da Fausto Coppi nel corso della sua straordinaria carriera.
Un volume imperdibile pubblicato da Ediciclo Editore
In vendita in tutte le librerie per tutti gli appassionati di memorabilia e di vintage.
Il libro sarà presentato in anteprima all’Eroica 2013 a Gaiole in Chianti.

Uscita in libreria: Settembre 2013

Piano dell’opera
Prefazione di Carlo Delfino
Introduzione
1. Intervista alla signora Caterina nipote di Pinella De Grandi
2. Pinella e la valigetta delle meraviglie
3. I Registri del Reparto Corse Bianchi
4. I segreti di Pinella
5. La corrispondenza di Pinella
6. Schede tecniche delle biciclette di Fausto Coppi
- Le Bianchi
- La Legnano del Record dell’ora
- La Masi/Coppi
- La Bianchi di Serse Coppi
7. Dalle vittorie di Fausto Coppi alle biciclette Bianchi celebrative di serie
8. Note tecniche su telai e componenti
9. Intervista al costruttore Alberto Masi e al meccanico Giuseppe Drali


Tanto è stato scritto su Fausto Coppi, corridore e uomo, sulle sue imprese, sulla sua morte e sulla costruzione di un vero e proprio mito. Poco invece è stato detto del rapporto tra il Campionissimo e le sue biciclette.
Questo libro parte proprio da qui, dall’appassionata ricerca e descrizione delle biciclette Bianchi usate dal Campionissimo nel corso della sua carriera, dal 1945 al 1958. E tutto questo è stato possibile grazie a uno
straordinario ritrovamento: i Registri storici di produzione del “reparto Corse” della Bianchi. Da una valigetta
dimenticata - quella di Pinella De Grandi, forse il più famoso meccanico della storia del ciclismo, soprannominato Pinza d’Oro” - e recuperata da Paolo Amadori, uno dei due autori del libro, è uscito un vero tesoro.
Oltre ai Registri storici, che si pensava fossero andati irrimediabilmente perduti con i numeri di telaio e le misure delle biciclette costruite per tutti i corridori Bianchi dai primi anni ’40 a fine anni ’60, sono tornati alla luce i quaderni di appunti e i diari di Pinella, in cui il meccanico dei campioni annotava, giorno per giorno, particolari tecnici e note sulle prestazioni dei ciclisti in corsa (al Giro, al Tour e in altre competizioni).
Grazie a questi documenti inediti, Amadori e Tullini hanno minuziosamente catalogato, tra le 70 biciclette
utilizzate da Fausto Coppi durante la sua carriera alla Bianchi (dal 1945 al 1958), i 13 modelli originali e hanno fornito per ciascuno di loro, un’accurata descrizione tecnica e una ricca documentazione fotografica, raccontando in un nuovo modo, e anche grazie a inedite immagini, le imprese ciclistiche in cui quelle biciclette hanno accompagnato il Campionissimo.

Dalla prefazione di Carlo Delfino:

Chi ama il ciclismo non può prescindere da Fausto Coppi e chi
ama Fausto Coppi, deve per forza riconoscere che l’affidabilità,
l’eleganza e la robustezza della sua leggendaria Bianchi, sono
stati per anni e anni alleati fedeli e “compagni di squadra”
affettuosi. La bicicletta di Fausto Coppi e “il Campionissimo”!
Un binomio inscindibile. Per tutta la carriera Fausto Coppi segue
in maniera maniacale l’allestimento della propria Bianchi.
Ne respira il telaio variando con i maestri telaisti della casa
biancoceleste” millimetriche angolazioni e misure; addotta di
volta in volta originali soluzioni componentistiche, sperimentando
nuovi accessori. La sua bicicletta era la “sua” bicicletta, e
basta!
[…] Soltanto una volta accettò una bicicletta non sua, ma la
guerra era in corso e non si poteva certo andare tanto per il
sottile. Chissà che fine avrà fatto il mezzo meccanico che gli
regalò Giuseppe D’Avino quando nella sua bottega di falegname
gli disse con la voce piena di commozione: “Tenite”. Chissà
chi aveva avuto l’onore di assemblare quei tubi che avrebbero
permesso a Fausto di tornare alle corse e dopo qualche mese
alla “normale” vita da campione. Di che marca sarà stata? Non
sono mai riuscito a saperlo. Quasi sicuramente non lo sapremo
mai… Sappiamo però quali sono state le altre biciclette di
Fausto Coppi e in questo lavoro degli amici Amadori e Tullini
ne ammiriamo almeno una dozzina che fanno bella mostra in
giro per l’Italia. Ognuna ha la sua storia di autenticità, tutte ci
raccontano del Campionissimo e della sua unicità e irripetibilità
nel mondo del pedale.


giovedì 30 maggio 2013

Foto d'epoca Coppi by Andrea

Foto 1: Fausto Coppi e Adolfo Leoni
Andrea ci invia le scansioni di quattro fotografie originali appartenute a suo nonno, grande appassionato di ciclismo e di Fausto, è probabile che alcune di queste foto siano inedite, e raccontino ulteriormente la vita del grande Campionissimo!

Foto 2: Coppi e Magni in visita al Santuario della Madonna del Ghisallo

Foto 3: Coppi a tavola in compagnia di amici e Giulia Occhini "la dama bianca", nel 1957 a S. Bernardo 

Foto 4: Coppi dona la maglia gialla e la bicicletta con cui vinse il Tour del 1949 al Santuario della Madonna del Ghisallo

giovedì 11 aprile 2013

Coppinbici... Sabato 6 aprile

Lo scorso sabato a Novi Ligure, presso il Museo dei Campionissimi, si è tenuto l'evento dedicato a Fausto Coppi, la Bianchi e il suo mitico Reparto Corse. Un evento in cui i relatori d'eccezione, i collezionisti Paolo Tullini e Paolo Amadori, hanno descritto e raccontanto, davanti a tanti appassionati, la scoperta sensazionale dell'archivio personale di Pinella, il più celebre meccanico di Fausto Coppi.
Un rinvenimento fondamentale per scoprire i segreti e il modus operandi del reparto corse Bianchi, che tanto ha contribuito a far grande il Campionissimo.
Da pelle d'oca sono state le letture di alcune lettere della corrispondenza che Pinella teneva con amici e colleghi del settore, lettere in cui in maniera del tutto confidenziale e informale il grande meccanico svela passaggi sconosciuti del suo modo di lavorare, di regolare e pensare le bici di Fausto, informazioni preziosissime per ogni appassionato di ciclismo e soprattutto di Coppi.
Una bella serata, condotta dall'amico e grande storico di ciclismo Carlo Delfino che ha dato il suo, sempre, prezioso contributo, sottolineando e raccontanto anche a chi non mastica propriamente di ciclismo eroico la grande importanza di questo ritrovamento.
Sul palco erano esposte alcune bici Bianchi del reparto corse e alcune di produzione di serie a rappresentare le versioni che la Bianchi dedicò alle vittorie del Campionissimo, un posto d'onore ovviamente per le biciclette appartenute a Coppi, una da strada del 1954 e una da pista (bellissima) del 1953,  inoltre è stata svelata per la prima volta una nuova scoperta, una bicicletta appartenuta a Fausto Coppi, del 1959 ai tempi in cui correva per la Tricofilina, è una bicicletta di marca Coppi, con telaio realizzato da Faliero Masi.
Infatti durante la serata doveva presenziare anche Alberto Masi, per raccontarci la storia di questa bicicletta realizzata dal padre, purtroppo per impegni personali non ha potuto essere presente.
La serata è stata l'occasione per dare qualche anticipazione sul progetto editoriale che Amadori e Tullini hanno in serbo per i prossimi mesi, un bellissimo volume dedicato unicamente alle biciclette di Fausto Coppi!







venerdì 29 marzo 2013

Coppinbici...il mito Bianchi 6 aprile 2013 ore 21:00

In attesa della Gran Fondo Dolci Terre di Novi, nella serata di sabato 6 aprile 2013 il Museo dei Campionissimi ospiterà l’evento Coppinbici…il mito Bianchi
Durante la serata i collezionisti Paolo Amadori e Paolo Tullini racconteranno il sensazionale rinvenimento della valigia di Pinella De Grandi, il più famoso meccanico di Fausto Coppi.
Un vero tesoro per tutti gli appassionati di ciclismo d'altri tempi, l’archivio personale di Pinella contiene documenti e fotografie inedite e soprattutto i Registri del Reparto Corse Bianchi, dove sono appuntate misure e caratteristiche di tutte le biciclette Bianchi prodotte per i campioni della Squadra Corse, ponendo la parola definitiva sulle biciclette utilizzate dal Campionissimo.
Amadori e Tullini racconteranno come è nata l’idea di scrivere un libro proprio sulle biciclette usate da Fausto Coppi e durante la serata i due collezionisti ci daranno alcune anticipazioni su questo ambizioso progetto.
Durante l’evento, condotto dal famoso storico di ciclismo eroico Carlo Delfino, verrà raccontata la storia del Reparto Corse Bianchi, inoltre grazie alla presenza sul palco di numerose biciclette appartenute al Campionissimo ne verranno descritte le caratteristiche e le peculiarità e il rapporto che Fausto aveva con le proprie biciclette.
Intervengono sul palco Alberto Masi, figlio di Faliero il sarto della bicicletta, e Paolo Sterpi  del sito www.biciclassiche.com.
Durante la serata saranno presenti gli stand promozionali delle ciclostoriche La Campionissima e La Mitica, dove sarà possibile ricevere informazioni ed iscriversi all’evento.
Sabato 6 Aprile 2013 ore 21:00  
c/o Museo de Campionissimi
viale dei Campionissimi 2 Novi Ligure (AL)
Per info: IAT Novi Ligure 0143-72585 


lunedì 25 febbraio 2013

Il Mito Bianchi

Lo scorso sabato in concomitanza con l'assemblea pre-stagione del Giro d'Italia d'epoca, si è tenuto l'evento "Il Mito Bianchi" organizzato dall'UVP, con la partecipazione dello storico Carlo Delfino e dei collezionisti Paolo Amadori e Paolo Tullini.
Un evento incentrato sulla storia del Reparto corse Bianchi, sulla scia dell'importante ritrovamento da parte di Amadori della valigetta del mitico meccanico Pinella De grandi.
Ero anch'io presente sul posto, peccato che le abbondanti nevicate che imperversavano su tutto il nord Italia mi hanno costretto a ripartire prima che l'evento iniziasse, mi sono limitato unicamente a visionare le stupende biciclette Bianchi, molte delle quali appartenute a campioni, presenti sul palco... lascio dunque la parola a Carlo Delfino, anima storica dell'evento, che ce lo racconta con la sua penna sempre entusiasta:

Grande giornata di ciclismo a Monticelli Terme.  Il Mito Bianchi e Fausto Coppi sono stati gli indiscussi protagonisti della kermesse storico-tecnico-culturale  organizzata dagli amici dell’Unione Velocipedistica Parmense (UVP).
Una decina di meravigliose biciclette Bianchi erano esposte sul palco del Teatro Polivalente; meravigliose creature uscite dalle mani esperte dei telaisti Bianchi nel periodo compreso tra il 1930 e il 1968. Alcune di queste erano state “cavalcate” da Fausto Coppi in persona. Come facciamo ad esserne sicuri? Perché i romagnoli Amadori e Tullini con le loro ricerche hanno ritrovato i registri della squadra corse Bianchi, registri compilati diligentemente dal mitico Pinella e conservati gelosamente dalla  nipote Caterina.
Sotto una fitta nevicata, 150 appassionati hanno raggiunto la deliziosa località termale parmense per portare un loro contributo all’approfondimento del Mito Bianchi. Infatti non si trattava di comuni partecipanti ma di autentici esperti  in materia,  direi quanto di più ci possa essere in fatto di super competenza.   
Ma andiamo con ordine. Dopo l’intervento istituzionale del Presidente Paolo Borelli e delle autorità politiche locali, Carlo delfino ha fatto una breve presentazione dei due esperti che hanno illustrato con racconti e diapositive il contenuto di questa famosa “valigia di Pinella” di cui si favoleggiava e che adesso si è finalmente materializzata. E abbiamo visto pagine dei registri corse Bianchi che facevano venire i brividi… abbiamo avuto modo di visionare fotografie e lettere esplicative dei rapporti di Pinella con Freschi, con Drali e con Faliero Masi, abbiamo capito cosa contenevano i quadernetti con  annotate le corse a cui Pinella ha preparato prima le Frejus e poi le Bianchi, i rapporti che venivano montati, le pedivelle, il tipo di ruote e la componentistica…..le sensazioni dei corridori all’arrivo… Un vero orgasmo ciclistico. E mai, come si è soliti dire, questa volta gli assenti hanno avuto torto.
Tullini ci ha anche raccontato per  sommi capi la storia della Bianchi e la “work in progress” della realizzazione del volume sulle biciclette di Fausto, volume edito da Ediciclo (una sicurezza nell’ambito delle pubblicazioni specialistiche), cha sarà pronto per la prossima edizione dell’Eroica . Purtroppo la nevicata quasi eccezionale che si stava scatenando sulla pianura Padana ha consigliato “la ritirata” a chi doveva tornare a casa, magari anche a più di 200 chilometri di distanza.  Però quando si dice che la meta merita il viaggio…  



martedì 19 febbraio 2013

Alcune foto con Meazzo...

Giampaolo ci manda alcune foto che nel gruppo ritraggono anche l'amico comune, ex professionista e oggi grande collezionista, Giovannino Meazzo ai tempi in cui correva tra le fine della Ganna nei primi anni 50.
Emblematica la prima fotografia che lo vede di lato ad inseguire e ammirare i campionissimi Gino e Fausto! 



martedì 29 gennaio 2013

23 febbraio: Il Mito Bianchi

Cari Amici,
è con grande soddisfazione che l’Unione Velocipedistica Parmense dopo il successo delle serate di “L’Arte della Bici” dei mesi scorsi, si accinge a presentare ai tanti appassionati di biciclette e di ciclismo d’epoca il convegno “Il Mito Bianchi”, un evento straordinario dedicato al più celebre marchio italiano di biciclette da corsa. Sabato 23 febbraio l’elegante cornice del Teatro Polivalente di Monticelli Terme ospiterà un incontro con Paolo Amadori e Paolo Tullini, noti collezionisti ed esperti della regina delle due ruote nazionali, che illustreranno alcuni dei modelli più prestigiosi appartenuti ai grandi campioni, su tutti Fausto Coppi. Un’autentica esclusiva sarà poi il momento in cui verrà rivelato il contenuto dei “Registri del Reparto Corse Bianchi” ritrovati nella valigia di “Pinella”, al secolo Giuseppe De Grandi, il più famoso meccanico del Campionissimo.
A corroborare il filo del racconto interverrà Carlo Delfino, scrittore e storico di ciclismo eroico che narrerà vicende, anedotti e curiosità del “mondo Bianchi" e non solo.

Vi attendiamo numerosi.

martedì 15 gennaio 2013

Sandrino

Sono da poco rientrato dal funerale di Sandrino Carrea, la chiesa gremita, la piazza invasa di amici, compaesani, delegazioni e sportivi eroici, poi il lungo serpentone di folla al seguito del feretro fino al cimitero di Cassano, fino alla cappella a pochi passi da quella del Campionissimo Girardengo.
Un solenne ed affettuoso ultimo saluto, ma al contempo sobrio, come avrebbe voluto lui.
L'occasione (triste, purtroppo) per ritrovare vecchi amici e conoscenti, appassionati di ciclismo che hanno ricordato i vecchi tempi... -Belin, utant'ann l'andava ancora in bicicléta... come una scheggia! l'è migliu se attacco la bici al chiodo! - .Povero Sandréin, l'era tanto amico col Fausto, ci voleva bene! - No, No... son sicuro, lo conosceva mio zio ai tempi della Siof, a lui gli piaceva il Campagnolo, mica il Simples.-  tutti nella piazza a parlare di ciclismo come piaceva a lui!

All'entrata della chiesa c'erano dei fogli azzurri con le parole di Marco Pastonesi, ne ho preso uno e ne riporto qua di seguito il testo:

Adesso è proprio finita

Con la morte di Sandrino Carrea, ultimo protagonista di un ciclismo mai più pedalabile, adesso è proprio finita l'epoca di Fausto Coppi. Si volta pagina. Per sempre.
Carrea è morto ieri, di notte. Aveva passato il sabato come meglio, di questi tempi ricchi di galaverna e nebbia, non avrebbe potuto: a caccia. A caccia di cinghiali, o forse di ricordi. La sua passione, urgente e coscente. Poi a casa, camicia a scacchi, stufa a legna, fame atavica, sguardi che volevano più delle parole, e a letto presto. Alle 4 si è svegliato, senza fiato, giusto quello per dire "vado", e il tempo di morire, così, senza un perchè.
Si chiamava Andrea, ma per tutti era Sandrino, e quello è stato l'unico diminutivo di una vita maiuscola. Nelle forze: esagerate. Nella generosità: infinita. Nel rigore: assoluto. Nella lealtà: esemplare.
Così esemplare da ribaltarsi contro di lui. Dieci giorni fa, camicia a scacchi, stufa a legna, fame atavica, a cena nella sua cucina -un privilegio raro- confessava, con pudore, quasi vergogna, quel Giro di Lombardia del 1956, quando lui, Sandrino, aiutò Andre Darrigade sul Ghisallo, poi Darrigade rientrò su Coppi e lo fulmino al Vigorelli, Coppi che scoppiò in lacrime, Darrigade che vuotò le tasche di soldi da regalare a Carrea. Ma nel 56 Coppi era passato alla Carpano, Carrea era rimasto alla Bianchi e il suo capitano diventato Darrigade.
Carrea sembrava immortale. Il tempo -nato nel 1924, pedalava possente verso gli 89 anni- aveva appesantito quel corpo minerale scavato fin nelle ossa quando era riuscito a tornare dalla guerra, dalla prigionia, dalla Russia. A piedi. Faticava a raccontare quegli anni vissuti alla giornata, perchè più in là del tramonto le speranze non erano autorizzate a spingersi. Poi, però, Sandrino si è rifatto. Il suo primo Coppi è stato Serse: storto di faccia e fisico, storto anche in bici, ma allegro, spensierato e donnaiolo. Serse lo portò da Biagio Cavanna, che vedeva con le mani. E quando "vide" il collo di Carrea, taurino, e le spalle, erculee, e le mani, contadine, se ne innamorò. E lo elesse angelo custode di Coppi. Se Ettore Milano era l'angelo che sapeva trovare le parole giuste per confortare Fausto, Sandrino era l'angelo che sapeva dettare le pedalate su Stelvio e Pordoi, su Bocchetta e Alpe d'Huez, là dove la strada tira in alto, verso le vette, nuvole e cielo. Carrea si fermava ai cancelli del cielo. E, con quel pudore da gregario perfetto, lasciava Coppi salire solo in paradiso. Non c'è ordine d'arrivo o classifica generale che possano rendere merito al valore di Carrea. Il suo era un ciclismo da trincea, razione K, moschetto. Cioè di sacrificio, fame, miseria. Sport di poveri per poveri. Poveri ma bellissimi.

Adesso è proprio finita.

Ieri Sandrino, giacca, cravatta e stemmino degli Azzurri d'Italia, sbarbato, solenne, nella bara, all'ingresso di casa. Il suo spinone, Fara, sdraiaito sotto, inconsolabile. Domani, alle 15:30 (oggi per chi legge), nella chiesa di San Pietro a Cassano Spinola, il funerale. Sandrino, se potesse, pregherebbe il sacerdote di farla breve. Abituato a sguardi che valgono più delle parole.
Poi verrà sepolto nel cimitero di Cassano, dove ritroverà Costante Girardengo.

Sandrino, che destino: vita e morte accanto ai Campionissimi.

Marco Pastonesi "La Gazzetta dello Sport"

lunedì 14 gennaio 2013

Sandréin, La Saluto!

Ieri, 13 Gennaio, è mancato Andrea Carrea, l'ultimo degli Angeli di Coppi.
Si è spento nel sonno, improvvisamente. Alla fine anche lui, un omone che pareva invicibile, ha voluto raggiungere i compagni di lunghe battaglie, subito dopo l'amico Ettore Milano, mancato proprio pochi mesi fa.
Andrea, ma per tutti Sandrino, era nato il 14 agosto del 1924 a Gavi a pochi chilometri da Novi Ligure e Cassano Spinola, il paese dove ha vissuto per tutta la vita, una vita di fatica al servizio assoluto di Fausto, un gregario tenace e caparbio, perfetto per stancare l'avversario e dare strada al suo Capitano.
   Sì, il Suo capitano, perchè per Sandrino, Coppi era tutto... l'unico momento di gioia della sua carriera, la Maglia Gialla al Tour del '52, lo visse con senso di colpa, come se avesse derubato il suo capitano di qualcosa che era suo di diritto. 
   Sandrino era il mio preferito, da quando è nata la mia passione per il ciclismo Carrea è sempre stato il mio mito, non sò bene il perchè... forse proprio per l'umanità che il suo personaggio interpretava, forse per l'eleganza e la potenza che al contempo si mescolavano nella sua pedalata in un mix affascinante.
   Mi ricordo quando per la prima volta andai a trovarlo un paio di anni fa, a casa sua, una villetta lungo la Provinciale dove all'entrata capeggia una piastrella dipinta a mano con una bicicletta che sfreccia sotto la scritta Casa Carrea, era Luglio e quel giorno stavano trasmettendo in TV una tappa del Tour de France, suonai al campanello e mi venne incontro la moglie Anna, in molti mi avevano avvertito del carattere burbero di Carrea e anche lei non ci impiegò molto a sottolineare questo particolare, ma mi tranquillizzò subito, mi disse "..Tu parlagli di ciclismo e dagli ragione e vedi che ci entri in simpatia!" 
Così mi fece accomodare in cucina, Sandrino era coricato sul letto a guardare la tappa in Tv, la moglie Anna impiegò un bel pò per sradicare quell'omone dal suo giacilio... dalla camera da letto sentivo distintamente due voci, quella insistente di Anna che ripeteva "...sù alzati che ci sono ospiti! ...c'è un ragazzo appassionato di bici che ti vuol conoscere... dai che la corsa te la vedi dalla cucina!" e la voce di Carrea, roca e brontolona che imprecava in dialetto qualche frase di disappunto. Ero nel panico, avevo risvegliato un potenziale vulcano pronto a eruttare e ora mi avrebbe sicuramente preso in antipatia.
   Nel frattempo era pronto il caffè, mentre Anna mi serviva lo zucchero vedo apparire sulla soglia della cucina un'omone, era Sandrino già in tenuta da agricoltore, canottiera e pantaloni blu, pronto dopo la corsa a fiondarsi nell'orto, mi lancia un occhiata e mi saluta come si saluterebbe un Agente Equitalia, non dice altro e accende Rai 1, mancano ancora una ventina di minuti all'arrivo di tappa, e per tutti i venti minuti che seguirono Sandrino non proferì parola, se non qualche borbottìo polemico nei confronti dei due telecronisti. Io buttavo un occhio alla Tv e due su quell'omone con lo sguardo imbronciato, per me era un onore anche solo guardarlo. 
   Finita la corsa mi avverte che ha poco tempo e che deve andare nell'orto, mi guarda con la sua espressione severa e mi dà l'opportunità di fargli qualche domanda e di presentarmi a dovere, così parliamo di ciclismo del passato, gli chiedo di raccontarmi decine di aneddoti e curiosità sulla sua carriera e sui personaggi che aveva conosciuto, quando parlo io lui ascolta interessato, inclina la testa per ascoltare meglio e mi guarda di traverso con sguardo interrogativo, mi interrompe solo in due casi quando è assolutamente d'accordo o quando non è per nulla d'accordo... e per ogni situazione si scatena una divertentissima carrellata di espressioni buffe, quando vuole precisare delle cose o non gli va a genio quanto ho detto,  riparte col suo borbottare brontolone e mi squadra come se avessi bestemmiato, quando si trova in accordo con quello che dico sfodera un sorriso a 36 denti e una risata contagiosa, si volta dalla moglie e facendo l'occhiolino annuisce! ...Un mito! 
Anna aveva ragione - tu parlagli di ciclismo che vedrai che gli entri in simpatia!- quel giorno alla fine non andò nell'orto, restammo tutto il pomeriggio a chiacchierare. Quel giorno me lo ricorderò per sempre... 
Carrea era così, un omone dal viso burbero, che pareva allontanare da sè tutto e tutti, invece si faceva voler bene da molti e a suo modo ricambiava, anzi un suo sorrivo valeva doppio, perchè era un sorriso sincero, estorto a fatica.
   Quella fatica che ha caratterizzato tutta la sua carriera, dalla gavetta fino all'approdo nello squadrone della Siof di Cavanna, per poi mettersi in evidenza e passare professionista alla Bianchi, messo al servizio di Fausto Coppi. Erano altri tempi e altri uomini, quando la parola Gregario poteva significare tantissimo, perchè non vi è dubbio che il valore di Coppi si espresse al meglio solo perchè vi furono accanto Carrea e Milano, due personaggi, due atleti che sicuramente messi nelle condizioni giuste potevano aspirare ad una carriera ben più ricca di successi, ma ciò nonostante rimasero fedelissimi a Fausto. A chi chiedeva a Carrea il perchè non si fosse mai voluto prendere soddisfazioni personali lui sfoderava una risposta che consisteva in una frase fatta, che ora purtroppo non ricordo letteralmente, ma il senso era più o meno questo: Se noi a casa mangiavamo bene è per merito di Fausto- ma lo diceva con un tono talmente serio che pareva che quella domanda suonasse per lui come un offesa e tu capivi che in quella sua risposta c'erano decine di sfumature diverse, sfumature di vita reale, di tempi duri, di fame, di fedeltà, di valori, di umanità. Quando parlava di Fausto si commuoveva sempre.
   Quella visita fu la prima di una lunga serie, ma paradossalmente fu l'ultimo nostro incontro che mi rimase nel cuore tanto quanto il primo. Era la scorsa estate, un pomeriggio passando in auto nei pressi di casa sua lo vedo seduto in cortile all'ombra di un grosso albero, intendo ad armeggiare con degli attrezzi, così faccio inversione e decido di fermarmi e salutarlo. Accorre anche la gentilissima moglie Anna, e rimaniamo tutti e tre a parlottare al fresco delle fronde, gli davo del Lei a Carrea, un pò per rispetto verso il mito che era per me, un pò per timore reverenziale, mentre io gli racconto gli ultimi progressi sul restauro di una Bianchi da corsa lui continua a trafficare con quell'utensile, passano i minuti e io cerco di cogliere l'occasione per domandargli per l'ennesima volta se potevo dare un occhiata alla sua bicicletta. Tutte le volte precedenti ogni tentativo fu vano, Sandrino era geloso della sua bici, ogni volta che gli chiedevo se poteva vederla, mi raccontava sempre di quella volta che aveva appoggiato al muretto la sua bici e mentre lavorava in un campo gliela avevano portata via, ma dopo alcune settimane si trovava in macchina e ad un semaforo vide un tizio in sella alla sua bici -..era lontano, ma la mia bici è la Mia e la riconosco anche da lontano!- lo seguì e al semaforo successivo scese dalla macchina - l'ho preso per le orecchie quello lì... ho tirato giù i sedili della macchina e ho infilato la bici nel baule. 
Quel pomeriggio presi nuovamente coraggio, e dato che parlavamo di bici glielo domandai nuovamente, stavolta non poteva dirmi di no, non aveva la scusa del freddo o che il garage era buio, in mio aiuto accorse anche la moglie, che con un energica pacca sulla spalla lo convinse definitivamente a farmi vedere la bicicletta!
Quando la vidi rimasi di stucco, anche la sua bici rispecchiava fedelmente la sua umanità e la sua personalità, della gloriosa bici da corsa non rimaneva che il telaio grossolanamente modificato per trasformarla in bici da passeggio, anzi da lavoro, perchè da anni quello era il suo fedele mezzo di trasporto da casa ai campi. la vernice completamente sfogliata, i forcellini limati e privati dei denti per il Cambio Corsa, ruote, manubrio e guarnitura sostituiti da robusti componenti da passeggio.
Nonostante della bici originale non rimanesse un granchè, l'occasione fece da invito per raccontarmi tutto quello che si ricordava sulle bici che utilizzava, ero davvero felice.
Venne sera e dovetti salutarlo, gli dissi "Sandréin la Saluto... appena ho finito di restaurare la Bianchi vengo fino qui in bici e gliela faccio vedere!"  lui mi guardò da dietro al cancello, col suo sguardo imbronciato rispose nel suo solito modo, frettoloso e burbero "Va bene, Va bene... tutti i giorni, dopo le cinque, sono nell'orto a curare i pomodori, se vuoi vieni a quell'ora che prima dormo"