
Il nuovo amico Roberto mi ha concesso l'onore di mostrarvi quella che per me è divenuta da pochi giorni una piacevole scoperta... meta unica dei miei pensieri notturni... questa magnifica Legnano Roma del 1933, una signorina che fù da corsa, perchè come ci spiegherà Roberto fra poche righe anche lei ha dovuto subire gli anni duri della guerra e come il suo padrone anche lei ha dovuto rimboccarsi le maniche e iniziare a sgobbare...
Ma lasciamo la parola al suo prorpietario, l'unico che può esprimere tutto il passato che ha toccato questa magnifica due ruote:
"Era di proprietà di Mario Mostini, cugino di mio nonno, classe 1914, morto nel maggio 1989. Aveva una cura meticolosa per la sua bicicletta, praticamente è stata usata pochissimo! Nata come bici da corsa, mi raccontatava come fosse stata trasformata in seguito. Richiamato in guerra, con il suo Reparto di Cavalleria nel 1940, avvolse la bici negli stracci e la appese sopra il letto nella propria camera.
Durante i mesi di guerra, Mario parlò della bici ad un commilitone, evidentemente disonesto, il quale ritornato in licenza, si recò dalla madre di Mario, chiedendo la bicicletta in prestito. La madre capì e disse di non avere alcuna bicicletta, pertanto la bici si salvò. Finita la guerra per breve periodo Mario lavorò come manovale in un impresa edile. Negli spostamenti era necessario caricare il secchio di lamiera contenente gli arnesi. Per non rovinare la bici, Mario usava fasciare la canna centrale con carta dei sacchi del cemento o con stracci, per potere appoggiare il secchio senza rovinare la vernice. Più tardi, per il lavoro Mario riuscì a comperare una bici di seconda mano, dalla madre di "un suo amico morto nella ritirata di Russia". Si trattava una Legnano da donna, 26", con parafango anteriore lungo, verniciata di verde con l'avanzo di smalto usato per la cancellata! Comprata la bici di seconda mano, la Legnano da uomo rimase ritirata sotto un telo ed utilizzata solo per le grandi occasioni. Mario conservava anche la fattura del ciclista datata 1933, putroppo non l'ho mai ritrovata!
Colpevolmente fui io a buttare la bici da donna, dopo la morte di Mario, la utilizzò mia sorella per andare alla stazione, poi si dissaldò la brasatura di un forcellino anteriore e così intorno al '90/'91 fece una brutta fine!"
La bici di per sè è un pezzo pregiato, che tutti, me compreso vorrebbero e dovrebbero far tornare ai vecchi fasti corsaioli... però ci sono casi in cui, a mio parere, ciò che resta della bici và salvaguardato... e mantenuto così.
Questa bici grazie soprattutto al buongusto del vecchio Mario è a mio parere bellissima così... sembra nata così... la bici al tempo ha subito una riverniciatura professionale nel colore verde Legnano che si è mantenuto in perfette condizioni ed è una grande testimonianza...inoltre il bell'abbinamento con il manubrio Monterosa a fanale integrato ne valorizza la linea e la slancia!
Bici da non toccare assolutamente!