venerdì 21 marzo 2014
Bianchi Suprema 1940 personalizzata
venerdì 27 settembre 2013
Zanconi anni 50
venerdì 13 luglio 2012
Bianchi Suprema 1940
giovedì 1 dicembre 2011
Welter sport anni 40/50
La Welter era un marchio di Pontecurone (AL), le sue bici erano molto curate, in particolare le bici da corsa con il tipico color ciclamino metallizzato, in quel periodo il capo telaista della Welter era un certo Fiorentini, che qui nell'alessandrino era considerato un vero maestro nel suo ambito. La Welter per alcuni anni si fregiò di una squadra professionistica e tra le sue fila corsero glorie del ciclismo come Giulio Bresci e la maglia nera Malabrocca !
martedì 15 novembre 2011
Bianchi Frine 1933
I primi anni del decennio 1930 sono stati di grande cambiamento per la Bianchi, i modelli e gli standard che hanno caratterizzato gli anni 20 stanno mutando, si evolvono, fino ad arrivare alle caratteristiche pure e moderne delle Bianchi anni 30. Tra il 1930 ed il 1933 i modelli Bianchi presentano già alcuni tratti somatici delle Bianchi anni 30, ma si portano dietro ancora dettagli prettamente anni 20, inoltre si contraddistinguono per aspetti del tutto inediti, che mai si ripresenteranno nella produzione Bianchi, nel caso di questa Frine si può notare il patacchino sul manubrio smaltato di verde, caratteristica presente su certi modelli solo in questi anni.
martedì 4 ottobre 2011
Umberto Dei Superleggera in VENDITA
Ci arrivano le foto di questa Umberto Dei mod. Superleggera femminile con cerchi da 26" databile tra la fine degli anni '40 e i primi '50.
La bici è in vendita, potete visualizzare l'annuncio dentro al nostro MERCATINO
Caratteristiche:
Frenata posteriore bassa
Pedali originali a centro intero marcati U.Dei
Mozzi originali
Dadi marcati Dei
Cerchi in alluminio



martedì 6 settembre 2011
Ganna tipo 7 corsa per signora
L'amico Loredano Petronici ci mostra la sua particolare Ganna anni 30, una bici da corsa per signora perfettamente conservata!
Cerchi in legno da 28" con mozzo giroruota e freni con trasmissione flessibile ne contraddistinguono subito la sua vocazione sportiva. Il parafango anteriore è scomponibile in due parti come nella migliore tradizione corsaiola.
Il manubrio è una classica piega R, ma adattato per la trasmissione a filo, questo dettaglio, assieme ad altri particolari si differenziano dai particolari riportati sull'estratto del catalogo visibile in questo articolo, queste differenza potrebbero essere una variazione della dotazione nel corso degli anni oppure questo esemplare potrebbe essere un modello meno estremo, una specie di mezza corsa per signora, ciononostante abbiamo davanti un esemplare davvero interessante, di gran lusso per l'epoca.



lunedì 20 dicembre 2010
Barberis Torino
Sempre l'amico Virgilio ci mostra questa innovativa bici artigianale torinese, una Ciclo Barberis probabilmente anni 40.La forcella con testa alleggerita non tradisce le origini torinesi, la forma infatti è del tipo tanto caro a nomi noti quali Beltramo e Vecchietti tanto per citarne un paio.
Anche il telaio presenta alcuni tratti tipici dell'alto artigianato piemontese, in primis le congiunzioni invisibili, per in questo caso l'innovazione e la maestria si palesano tutte nel raffinato carro posteriore, infatti oltre ai normali steli delle forcelle ne sono presenti altri due in posizione mediana, i quali ospitano il ponticello dove si và ad ancorare il freno posteriore, inoltre lo stelo del lato destro è elegantemente sagomato per lasciare spazio al carter a pistola, anch'esso di forma inedita, infatti è molto più corto del normale e la bordatura superiore non supera la metà del carro stesso.
Oltre alla conservazione ottima che lascia intravedere le originali decalcomanie, degne di nota sono il manubrio e la pipa in duralliminio Ambrosio, così come lo sono le leve freno.
Peccato solo non aver rinvenuto le ruote con mozzi originali... chissà se anch'essi erano marcati Barberis come lo sono le pedivelle ? Un coppia di mozzi leggeri SIAMT posso di certo colmare il vuoto, giocano sempre in casa Torinese.
lunedì 31 maggio 2010
Un Diavolo in gonnella
Le bici Gerbi suscitano sempre una certa emozione, che siano esse da donna, da uomo, da corsa o da carico... non è la forma, ma la sostanza che conta in questo caso. Queste bici portano addosso un marchio, un nome che incuteva timore reverenziale nel secondo decennio del novecento. La storia, o meglio la leggenda di Giovanni Gerbi, detto Diavolo Rosso, è nota e stranota... ma in questo caso è bene ancora soffermarsi un attimo su questo paragone mefistofelico, infatti con abile senso manageriale il buon Giovanni in coppia col fidato fratello decisero, in quel di Asti, di sfruttare il soprannome mitologico affibiatogli dai fan come logo per la marca di biciclette! ...è vero che non fù sempre così: gli anni 20, 30 e 40 le Gerbi avevano uno stemma in ottone (appariscente a dir la verità) con inpressa lil bel faccione di Gerbi... le sue gesta erano ancora ben impresse nelle menti dei tifosi che bastava la sua faccia per vendere un prodotto. Forse con gli anni 50, gli anni di Bartali e Coppi... vecchie glorie come Guerra, Binda, Gira e pure Gerbi erano ormai relegati alle polverose pagine degli almanacchi... così il buon Gerbi decise di puntare forte sulla sua leggenda, volle ricordare a tutti e soprattutto a chi se lo fosse dimenticato che il più incazzato di tutti, il più temuto, era sempre lui, Gerbi... il Diavolo Rosso!
giovedì 20 maggio 2010
Benotto anni 30
Virgilio, mi dà lo spunto per buttar giù due righe riguardo la storia di uno dei più celebri marchi italiani, la Benotto.Nonostante la giovane età (non aveva nemmeno 30 anni) il giovane imprenditore ben presto ottiene risultati commerciali incredibili, la produzione in poco tempo raggiunge le 500 biciclette al giorno, una quantità disumana per i difficili anni '30. Dopo anni di record produttivi, Giacinto Benotto, decide assieme alla famiglia di raggiungere gli stessi risultati anche fuori dall'Italia, decide di scoprire nuovi orizzonti in America. Così il 21 agosto 1952 si stabilisce in Messico, a Guadalajara.
Nel 1953 la produzione viene spostata a Città del Messico, dove Benotto fà il salto definivo, posizionando la sua ditta al vertice della produzione ciclistica mondiale.





















