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venerdì 21 marzo 2014

Bianchi Suprema 1940 personalizzata

Da Danilo le foto della sua conservatissima Bianchi Suprema del 1940, a cui ha eseguito un ottimo restauro conservativo integrando il tutto con un gruppo luce Radsonne dell'epoca.. Modello di gran lusso per signora, la Suprema, in questa versione nella colorazione extraserie bicolore, ma la vera particolarità di questo esemplare è il nome della proprietaria inciso sul manubrio, Raffaella Rossi. 







venerdì 27 settembre 2013

Zanconi anni 50

Pubblico le foto del restauro eseguito dagli amici Benito e Luca, che hanno rimesso a nuovo la vecchia Zanconi anni 50 del suocero di Benito.
Non si tratta di un pezzo di grande collezionismo, e il restauro non è propriamente preciso e coevo, ma ci tengo a presentare anche questi restauri, fatti col cuore, per puro spirito affettivo verso una bici di famiglia.
Troppo spesso biciclette di scarso valore collezionistico vengono snobbate anche da chi non è propriamente definibile un collezionista. Io credo che questo sia un errore, bici di questo tipo sono comunque bici di alta qualità costruttiva, che possono regalare soddisfazioni e meritano una seconda vita, inoltre hanno sempre un fascino antico e sincero, nettamente più gratificante rispetto a qualsiasi bici di oggigiorno, per cui mi sento sempre di incoraggiare il restauro di queste bici dimenticate! Ottima base per bici special o rivisitate! 



venerdì 13 luglio 2012

Bianchi Suprema 1940

L'amico Maurizio ci manda le foto della sua Bianchi modello Suprema del 1940 restaurata tempo fa.
Ottimo restauro conservativo per questo modello di gran lusso femminile (è la versione da donna della Scettro), la bici è decisamente ben conservata anche per merito delle eccezionali cromature Bianchi che notoriamente erano di qualità elevatissima.
   Questo modello presenta tutte le caratteristiche dei nuovi modelli Bianchi che sono nati dopo il 39 (rimasti in vendita fino al bombardamento dello stabilimento Bianchi del 1943) ovvero la marcatura delle componenti con la scritta Bianchi in stampatello dentro al riquadro, parafango posteriore dipinto di bianco e gemma catarinfrangente marcata Bianchi sul vetro (queste ultime due caratteristiche erano appena divenute obbligatorie per legge e la Bianchi fù una delle poche case che si prodigò a realizzare tale modifica direttamente in fabbrica, evitando l'incombenza al cliente finale). Altre novità le si trovano a livello estetico, con l'adozione dei parafanghi carenati con il caratteristico "puntale" cromato, le Bianchi di questo periodo si contraddistiguono per una opulenza, quasi barocca, dell'estetica.
    Per il resto troviamo le medesime caratteristiche delle Bianchi di lusso degli anni 30/40, pedali a "trombetta", mozzi con ingrassatore, leve freno in ferro e sella in cuoio Aquila marcata Bianchi sulle guance.









giovedì 1 dicembre 2011

Welter sport anni 40/50

Claudio, ci mostra le foto della sua bellissima Welter sportiva databile a cavallo tra gli anni 40/50.
La Welter era un marchio di Pontecurone (AL), le sue bici erano molto curate, in particolare le bici da corsa con il tipico color ciclamino metallizzato, in quel periodo il capo telaista della Welter era un certo Fiorentini, che qui nell'alessandrino era considerato un vero maestro nel suo ambito. La Welter per alcuni anni si fregiò di una squadra professionistica e tra le sue fila corsero glorie del ciclismo come Giulio Bresci e la maglia nera Malabrocca !

martedì 15 novembre 2011

Bianchi Frine 1933

Grazie a Pietro che ci mostra le foto della sua Bianchi Frine del 1933.
Conservato eccellente, completamente originale... pensare che questa bici era ancora circolante... caso più unico che raro, dopo 78 anni di attività nessun componente si è danneggiata ed è stata cambiata, addirittura il grosso carter in due pezzi (molto fragile) è arrivato incolume fino ai giorni nostri.
I primi anni del decennio 1930 sono stati di grande cambiamento per la Bianchi, i modelli e gli standard che hanno caratterizzato gli anni 20 stanno mutando, si evolvono, fino ad arrivare alle caratteristiche pure e moderne delle Bianchi anni 30. Tra il 1930 ed il 1933 i modelli Bianchi presentano già alcuni tratti somatici delle Bianchi anni 30, ma si portano dietro ancora dettagli prettamente anni 20, inoltre si contraddistinguono per aspetti del tutto inediti, che mai si ripresenteranno nella produzione Bianchi, nel caso di questa Frine si può notare il patacchino sul manubrio smaltato di verde, caratteristica presente su certi modelli solo in questi anni.

martedì 4 ottobre 2011

Umberto Dei Superleggera in VENDITA

Ci arrivano le foto di questa Umberto Dei mod. Superleggera femminile con cerchi da 26" databile tra la fine degli anni '40 e i primi '50.

La bici è in vendita, potete visualizzare l'annuncio dentro al nostro MERCATINO

Caratteristiche:

Frenata posteriore bassa
Pedali originali a centro intero marcati U.Dei
Mozzi originali
Dadi marcati Dei
Cerchi in alluminio

martedì 6 settembre 2011

Ganna tipo 7 corsa per signora

L'amico Loredano Petronici ci mostra la sua particolare Ganna anni 30, una bici da corsa per signora perfettamente conservata!

Cerchi in legno da 28" con mozzo giroruota e freni con trasmissione flessibile ne contraddistinguono subito la sua vocazione sportiva. Il parafango anteriore è scomponibile in due parti come nella migliore tradizione corsaiola.

Il manubrio è una classica piega R, ma adattato per la trasmissione a filo, questo dettaglio, assieme ad altri particolari si differenziano dai particolari riportati sull'estratto del catalogo visibile in questo articolo, queste differenza potrebbero essere una variazione della dotazione nel corso degli anni oppure questo esemplare potrebbe essere un modello meno estremo, una specie di mezza corsa per signora, ciononostante abbiamo davanti un esemplare davvero interessante, di gran lusso per l'epoca.

lunedì 20 dicembre 2010

Barberis Torino

Sempre l'amico Virgilio ci mostra questa innovativa bici artigianale torinese, una Ciclo Barberis probabilmente anni 40.
La forcella con testa alleggerita non tradisce le origini torinesi, la forma infatti è del tipo tanto caro a nomi noti quali Beltramo e Vecchietti tanto per citarne un paio.
Anche il telaio presenta alcuni tratti tipici dell'alto artigianato piemontese, in primis le congiunzioni invisibili, per in questo caso l'innovazione e la maestria si palesano tutte nel raffinato carro posteriore, infatti oltre ai normali steli delle forcelle ne sono presenti altri due in posizione mediana, i quali ospitano il ponticello dove si và ad ancorare il freno posteriore, inoltre lo stelo del lato destro è elegantemente sagomato per lasciare spazio al carter a pistola, anch'esso di forma inedita, infatti è molto più corto del normale e la bordatura superiore non supera la metà del carro stesso.
Oltre alla conservazione ottima che lascia intravedere le originali decalcomanie, degne di nota sono il manubrio e la pipa in duralliminio Ambrosio, così come lo sono le leve freno.
Peccato solo non aver rinvenuto le ruote con mozzi originali... chissà se anch'essi erano marcati Barberis come lo sono le pedivelle ? Un coppia di mozzi leggeri SIAMT posso di certo colmare il vuoto, giocano sempre in casa Torinese.

lunedì 31 maggio 2010

Un Diavolo in gonnella

 Le bici Gerbi suscitano sempre una certa emozione, che siano esse da donna, da uomo, da corsa o da carico... non è la forma, ma la sostanza che conta in questo caso. Queste bici portano addosso un marchio, un nome che incuteva timore reverenziale nel secondo decennio del novecento. La storia, o meglio la leggenda di Giovanni Gerbi, detto Diavolo Rosso, è nota e stranota... ma in questo caso è bene ancora soffermarsi un attimo su questo paragone mefistofelico, infatti con abile senso manageriale il buon Giovanni in coppia col fidato fratello decisero, in quel di Asti, di sfruttare il soprannome mitologico affibiatogli dai fan come logo per la marca di biciclette! ...è vero che non fù sempre così: gli anni 20, 30 e 40 le Gerbi avevano uno stemma in ottone (appariscente a dir la verità) con inpressa lil bel faccione di Gerbi... le sue gesta erano ancora ben impresse nelle menti dei tifosi che bastava la sua faccia per vendere un prodotto.
Forse con gli anni 50, gli anni di Bartali e Coppi... vecchie glorie come Guerra, Binda, Gira e pure Gerbi erano ormai relegati alle polverose pagine degli almanacchi... così il buon Gerbi decise di puntare forte sulla sua leggenda, volle ricordare a tutti e soprattutto a chi se lo fosse dimenticato che il più incazzato di tutti, il più temuto, era sempre lui, Gerbi... il Diavolo Rosso!
Quindi su questo esemplare presentatoci da Virgilio, una bici Gerbi metà anni 50, ecco capeggiare fiero il simbolo della sua leggenda... il Diavolo ! 
La bici, nel tipico telaio prodotto dalle officine Rizzato, è splendidamente conservata nel suo colore grigio piombo, perfetta anche nella sua completezza, tutto marcato Gerbi, pure la sella !



giovedì 20 maggio 2010

Benotto anni 30

Virgilio, mi dà lo spunto per buttar giù due righe riguardo la storia di uno dei più celebri marchi italiani, la Benotto.
Lo facciamo partendo dall'ammirare questo sorprendete conservato degli anni 30. Una bicicletta da donna in perfette condizioni, tanto perfetta e fiammante che vien voglia di saltarle in sella e farsi una bella passeggiata sotto il sole primaverile !
La Benotto è stata una fabbrica che per vedute commerciali ed imprenditoriali è stata pioniera dell'industria italiana. La Benotto venne fondata nel 1931 a Torino dal giovane Giacinto Benotto.
Nonostante la giovane età (non aveva nemmeno 30 anni) il giovane imprenditore ben presto ottiene risultati commerciali incredibili, la produzione in poco tempo raggiunge le 500 biciclette al giorno, una quantità disumana per i difficili anni '30. Dopo anni di record produttivi, Giacinto Benotto, decide assieme alla famiglia di raggiungere gli stessi risultati anche fuori dall'Italia, decide di scoprire nuovi orizzonti in America. Così il 21 agosto 1952 si stabilisce in Messico, a Guadalajara.
Non si sbagliava, l'intuito sopraffino per gli affari di Benotto si rivelò incredibile anche in questa scelta, azzardata per i tempi. La Benotto, presto, iniziò a farsi strada nel mercato messicano imponendosi in tempi brevissimi come leader.
Nel 1953 la produzione viene spostata a Città del Messico, dove Benotto fà il salto definivo, posizionando la sua ditta al vertice della produzione ciclistica mondiale.
Nonostante la lontananza dalla patria, la Benotto riesce ad essere presente anche sul terreno della gloriose corse ciclistiche professionali, vanta, infatti presenze nel mondo delle competizioni dal 1944 fino al 1991, con risultati assai prestigiosi: vinse 11 volte il Campionato del Mondo, oltre a farsi rappresentare da generazioni di dilettanti e professionisti dai nomi illustri, tra cui: Vito Ortelli, Cino Cinelli, Antonio Bevilaqua, Aldo Ronconi, Francesco Moser, Eddy Merckx, Ole Ritter Greg LeMond, e Gregor Braun.
Torniamo alla Benotto di Virgilio e ammiriamone i raffinati particolari!