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mercoledì 24 luglio 2013

GUIDA: I colori trasparenti

Fig.1 - Legnano Gran Premio 1958
Più che una Guida, questo articolo vuole far chiarezza su un tipo di colorazione che talvolta ci capita di incontrare su alcune bici: i colori trasparenti.
Il più celebre è sicuramente il Verde Legnano. Non si tratta di un vero e proprio colore, bensì viene ottenuto mediante una tecnica ben precisa: si dà una base di argento metallizzato e successivamente si passa una mano di trasparente macchiato del colore che si vuole ottenere... quel che ne risulta è un colore metallizzato dall'effetto ottico quasi vellutato, ricco di sfumature.
Ottenere questa colorazione necessitava di una elevata maestria, il perchè si utilizzasse questa tecnica così dispendiosa anzichè utilizzare direttamente un colore metallizzato ha una doppia spiegazione: la prima, come abbiamo già visto, era per motivi estetici, la seconda per motivi pratici ed economici, negli anni 30/40 le biciclette erano quasi tutte nere per un motivo semplice, le vernici colorate costavano di più, i metallizzati dunque risultavano ancora più costosi e probabilmente la scelta di vernici metallizzate del tempo era assai ridotta... per cui utilizzando questa tecnica bastava disporre del solo argento metallizzato e con poche dosi di vernici pastello si potevano ottenere vaste gamme di colori metallizzati!
Ovviamente, la Legnano fece del suo famoso verde un icona, ma non fu l'unica marca che fece uso di questa particolare tecnica, specialmente per distinguere i propri modelli da corsa, tra le più famose ricordiamo la Dei (verde) negli anni 30, Amerio e Maino (ciclamino) anni 40/50, ma anche molti marchi minori a artigiani.
Il tempo ci ha però insegnato che queste colorazioni hanno un difetto: l'usura.
Il trasparente finale, essendo appunto un trasparente, con il tempo tende ad assorbire impurità e sporco e a far mutare la tonalità della tinta, inoltre essendo composto da uno strato molto sottile, tende a consumarsi facendo affiorare la base argento.
Prendendo come esempio il Verde Legnano, in origine questo colore risulta essere un verde acido intenso, lievemente tendente al giallo (vedi Fig.2 e 3), un colore che oggi potremmo definire Lime... ma è molto facile vedere esemplari, anche ben conservati, con il colore tendente a varie tonalità di giallo, ocra, champagne, (Fig.4 e 6) questo spesso avviene quando la bici è stata conservata per anni sporca o unta, le impurità presenti nello sporco e nel grasso sedimentato sul telaio intaccano il colore-trasparente modificando la tonalità.
In altri casi possiamo vedere Legnano il cui colore risulta molto chiaro e in alcuni punti la base argento è completamente affiorata (Fig. 5), questo al contrario avviene quando la bici ha subito troppa pulizia in passato, magari impiegando soluzioni abrasive che hanno poco a poco eliminato lo strato superficiale di colore-trasparente facendo affiorare la base.
Le Fig. 8 e 9 in fondo all'articolo riportano una bicicletta che mostra entrambi i processi, sicuramente è stata soggetta a fin troppa pulizia in passato che ne ha eliminato il colore rosso originale, lasciandolo intatto solo nei punti meno esposti, e addirittura facendo affiorare l'argento di base in alcune parti, dopodiche ciò che rimaneva del sottile strato di colore è stato intaccato dal tempo e dallo sporco mutandolo in una tonalità simile al giallo.
Questa lungo, ma doveroso incipit, serve a mettere in guardia l'occhio poco esperto nel valutare erroneamente il colore di una bici... ad esempio, vedendo le foto in Fig. 8 e 9 si potrebbe pensare che la bici sia stata verniciata più volte e riscontrando il color argento come colore finale fra gli strati, saremmo portarti a pensare che sia appunto l'argento il colore originario della bici, dovendo eliminare in fase di restauro i colori successivi. Tutto ciò ci introduce a piccoli consigli su come operare su queste delicatissime vernici.
Quando dobbiamo effettuare un restauro conservativo su di un telaio verniciato con questa tecnica è sempre bene avvalersi di maggiore cautela del solito, cercando di non insistere troppo con materiali e prodotti abrasivi che possono ridurre lo strato di colore facendo affiorare l'argento, cerchiamo piuttosto di pulire la superfice con sgrassatori e panni morbidi o comunque poco abrasivi. 
Invece nel caso di telai molto sporchi e con colore molto alterato, come ad esempio nella Fig.6 è necessario insistere con materiali abrasivi (tipo paglietta metallica 0000) e solventi (tipo Benzina, Gasolio o WD40), in quanto è necessario rimuovere lo strato di sporco sedimentato, inoltre una piccola operazione abrasiva potrebbe garantire l'asportazione dello strato superficiale di trasparente sporco facendo affiorare ancora il colore originale, ovviamente procedete comunque con cautela, magari provate preventivamente i materiali e i prodotti in parti del telaio meno esposte come la parte inferiore della scatola del movimento centrale. 
Menzione finale riguardo ai restauri integrali, riprodurre oggi questi colori per riverniciare la propria bici è molto difficile, si contano sulle dita di una mano i verniciatori in Italia che sanno (o hanno tempo) di eseguire una tecnica di verniciatura di questo tipo, inoltre non trattandosi di un vero e proprio colore non è possibile campionarlo con precisione, sarebbe necessario quindi fare delle prove colore fino ad ottenere la giusta tinta... per cui a meno di affidarsi a mani esperte e competenti si rischia di farsi verniciare la propria bici in maniera grossolana e approssimativa, pertanto come spesso consiglio, se potete, procedete verso un restauro conservativo.
Fig.2 - Verde Legnano perfettamente conservato
 Fig.3 - Verde Legnano perfettamente conservato 
Fig.4 - Verde Legnano con variazione di colore dovuta a sporco e impurità
 Fig.5 - Verde Legnano sbiadito e con base argento parzialmente a vista
 Fig.6 - Verde Legnano con variazione di colore dovuta a sporco e impurità 
 Fig.7 - Rosso Ciclamino (Amerio e Quattrocchio, anche Maino negli anni 50 come colore optional) 
 Fig.8 - Verde Umberto Dei corsa anni 30 
 Fig.8-9 - Esempio di Rosso trasparente parzialmente mutato in giallo e con zone da cui affiora l'argento di base 

martedì 2 luglio 2013

Zanconi anni 40

Pietro e Maria abitano a Loro Piceno, in provincia di Macerata, mi scrivono per mostrarmi le foto del restauro ultimato sulla bicicletta appartenuta al padre. Rimasta abbandonata per anni in una cantina, riverniciata tempo fa di un arancione acceso, hanno deciso di ripristinarla completamente in ricordo del papà scomparso.
Si tratta di una Zanconi databile approssimativamente tra la fine degli anni 40 e i primi 50. Questo articolo può avere molte utilità, prima di tutto ci dà la possibilità di ricordare Narsete Zanconi, un artigiano che aveva la propria bottega nel centro storico di Macerata. 
Il marchio Zanconi era uno dei tanti marchi che spesso definiamo locali, o artigianali, ma come abbiamo già potuto esaminare in passato, in alcuni casi un marchio minore poteva incontrare notevole successo in un determinato territorio, ad esempio in contesti geografici dove i grandi marchi spingevano poco i propri prodotti, marchi locali come Zanconi prendevano il sopravvento coprendo ampie fette di mercato. Un altro caso che abbiamo esaminato in passato trattava il marchio campano Faust , un marchio che nonostante fosse semiartigianale incontrò ampia diffusione a livello regionale.
Ma questo articolo è altrettanto importante perchè mostra come non necessariamente serve essere esperti collezionisti per fare un restauro adeguato e soprattutto coevo, con un pò di impegno e spirito di ricerca si possono ottenere risultati degni di nota. I due nostri amici si sono documentati tramite gli articoli presenti sul sito e hanno cercato di replicare il più fedelmente possibile lo stato originale di una bicicletta degli anni 40. Un esempio fra tutte è la sella, i due fratelli non si sono fatti attrarre da fiammanti selle Brooks nuove di pacca, come spesso accade fra i neofiti, ma hanno fatto risellare artigianalmente il telaio originale ripristinando la sella come in origine, stesso discorso vale per i pedali e per le manopole.
Il carter appare non propriamente coevo, molto probabilmente questa bici nasceva con un carter chiuso, ma questo è il carter che è stato rinvenuto sulla bicicletta, e dato il valore affettivo dell'oggetto si è ritenuto giusto mantenerlo.
Questo articolo mi dà lo spunto per ampliare una riflessione già trattata... spesso mi viene chiesto se conviene restaurare una determinata bici, e altrettanto spesso di fronte ad una bici popolare o di un marchio sconosciuto rispondo che collezionisticamente  non ne vale la pena, ciò non toglie che qual'ora vi fossero motivi affettivi non c'è prezzo per ripagare il nostro ricordo personale o famigliare, inoltre è bene ricordare che le biciclette del passato, anche quelle piu popolari ed economiche sono di una qualità costruttiva molto elevata rispetto agli standard di oggi, pertanto anche investendo cifre considerevoli nel loro restauro verrete sicuramente ripagati sotto l'aspetto qualitativo ed estetico, nettamente superiore a qualsiasi bici di lusso dei nostri giorni. Per cui se di fronte al bivio: comprare una bici nuova in stile vintage o restaurare la vecchia bici del nonno, non ho dubbi: restaurate la bici del nonno!







giovedì 13 giugno 2013

Rivista Biciclette d'Epoca n°2

E' in edicola il secondo numero della rivista Biciclette d'Epoca.
Dopo gli errori di gioventù della prima uscita ad Aprile, questo numero è stato totalmente rivisto con un team di collaboratori tutto nuovo. Un utilissimo strumento per tenersi aggiornati sul movimento ciclistico vintage a 360° e per conoscere e approfondire tematiche legate alla storia del ciclismo eroico e dei suoi interpreti, sul restauro e ovviamente sulle bici d'epoca!

mercoledì 19 settembre 2012

Verniciature F.lli Roncalli

Apriamo la sezione Professionisti del restauro facendo la conoscenza con Massimo Roncalli, titolare di una attività con oltre 50 anni di esperienza nella verniciatura di biciclette.
La Ditta F.lli Roncalli nasce nel 1958 a Biella grazie alla passione di Angelo Roncalli, appassionato di ciclismo e abile artigiano, che decide di aprire un suo laboratorio di verniciatura specializzato in biciclette e motocicli, cui successivamente entrerà a far parte anche il fratello Bepi. Con l'avvento del boom economico l'attività della ditta Roncalli procede con successo allargandosi anche verso il mondo delle autovetture, fino ai primi anni 80 quando il figlio Massimo prende in mano l'attività di famiglia. 
Nel 1995 Massimo prende la coraggiosa decisione di destinare la propria attività pricipalmente al restauro di mezzi d'epoca.
Oggi dopo oltre 50 anni di attività il laboratorio Fratelli Roncalli, grazie alla passione e all’esperienza maturata in due generazioni, dispone delle competenze e della professionalità necessarie per un restauro accurato e fedele all’originale. Soprattutto sono in grado di realizzare finiture e tecniche che si stanno perdendo nel tempo e sfuggono a gran parte dei verniciatori e carrozzieri, ad esempio sono in grado di riprodurre fedelmente i colori trasparenti, come ad esempio i verde Legnano, o eseguire filettature a mano a pennello, infine grazie alla notevole competenza in materia di biciclette sono in grado di raggiungere ottimi livelli di fedeltà in gran parte dei colori ufficiali delle marche di un tempo, verniciando in maniera accurata badando a mantenere al minimo lo spessore della vernice evitando così il famoso effetto "gommoso".

Massimo mi informa delle modalità con cui opera:
"Con le biciclette eseguo anche solo la verniciatura, se il cliente mi porta il telaio sverniciato, controllo solo che tutto sia a posto, quindi dò il fondo, carteggio e vernicio..."

"...se invece il cliente mi porta la bici montata faccio tutto io, se sorgono problemi ho un meccanico di fiducia con molta esperienza a cui mi rivolgo, (dove faccio anche montare le ruote). Se necessario faccio un trattamento anticorrosivo fosfatante, riparo ammaccature dei parafanghi e del carter, raddrizzo telai e forcelle (se non troppo deformati), purtroppo non mi occupo delle cromature perché in zona non c'è nessuno in questo settore."

Le foto in questo articolo ritraggono alcuni lavori di verniciatura e filettatura eseguiti da Massimo.

Per informazioni e contatti è possibile consultare il sito internet:


F.lli Roncalli s.n.c.
via Candelo, 32
13900 Biella (BI)
tel. e fax 015 8493810
e-mail: f.llironcalli@gmail.com









giovedì 14 giugno 2012

Conservativo o Restauro totale ?

Una delle classiche domande che nascono spontanee al momento del ritrovamento di una bici d'epoca è la scelta del restauro da farsi: Conservativo o Integrale ?

Con questo articolo si inaugura una nuova sezione del blog dedicata ad una serie di guide per aiutare il neofita ad apprendere le basi di questa passione. Gli articoli di questa sezione, d'ora in poi, li troverete nella pagina GUIDE nell'elenco che trovate in cima alla pagina del blog.

Per restauro Conservativo si intende quel tipo di restauro che tende a recuperare il più possibile l'originalità e la conservazione, più o meno buona, di una bicicletta. Mentre nel restauro Integrale o Totale si procede a riverniciare e ricromare integralmente tutte le parti della bici in maniera il più possibile coeva ed originale.  

La scelta del tipo di restauro fondamentalmente è basata su gusti soggettivi, personalmente sono un sostenitore del restauro conservativo, ma in certe situazioni il restauro totale può essere l'unica soluzione per rendere prensentabile e collezionabile una bicicletta. Generalmente i neofiti, per inesperienza, commettono l'errore di desiderare la propria bici totalmente restaurata, affascinati dal luccicare di cromature e da vernici dai colori vivaci, altrettanto spesso molti di questi si ricredono col tempo, scoprendo il fascino di una bella bici conservata, questa Guida cerca di mettere in chiaro certi punti per evitare scelte azzardate dettate dall'impeto dei primi restauri, ma fungerà anche da linea guida sulle tecniche di base per restaurare la propria bici..  

VANTAGGI E SVANTAGGI IN BREVE:
Il restauro conservativo è senza dubbio il più economico ed appagante in quanto la bici viene ripristinata manualmente e con una cura meticolosa dal proprietario che la vede rifiorire lentamente dalle proprie mani e grazie al proprio lavoro. Restaurando in maniera conservativa si ottiene una bici affascinante e dal forte sapore vintage, con tutti i difetti e le imperfezioni dovute a decenni di storia e di utilizzo. Inoltre il costante lavoro necessario a ripristinare le bici consente a chi effettua i restauri di accrescere la propria conoscenza tecnica ed affinare la manualità nel restauro. Inoltre a livello collezionistico (ma indirettamente anche sotto al profilo economico) una bici ben conservata è assolutamente più valorizzata rispetto ad una restaurata totalmente.

Il restauro totale prevede, invece, una soluzione drastica di ripristino dell'originalità della bici. In pratica si procede a ricromare tutte le parti bianche (per parti bianche si intendono tutte le parti della bici che di norma non sono verniciate, ma cromate/nichelate/cadmiate) e a riverniciare telaio, carter e parafanghi; il restauro si completa con l'applicazione di nuove decalcomanie e di nuove filettature cercando di eseguire un lavoro il più fedele possibile alle caratterstiche originarie della bici. E' il metodo di restauro più costoso, in quanto bisogna affidare gran parte del restauro a tecnici del settore (sabbiatori, cromatori e verniciatori) che svolgeranno gran parte del lavoro lasciando al proprietario la sola incombenza di smontare e rimontare la bici. Il risultato, se eseguito a regola d'arte, è sicuramente di grande effetto e la bici tornerà praticamente come nuova di fabbrica, più resistente all'usura e agli agenti atmosferici, ma si rischia di perdere il fascino della bici vissuta anche perchè molte finiture di un tempo, oggi sono difficilmente riproducibili.

Qui sotto possiamo vedere due esempi di biciclette restaurate nei due metodi, la prima è una Bianchi Impero del 1939 restaurata in maniera conservativa, salvaguardando la patina originale mantendendo i difetti e le imperfezioni dovute all'uso. Mentre più sotto il restauro integrale di una Bianchi Lido del 1942, seppur il restauro sia stato eseguito a regola d'arte, il fascino che emana un bel conservato come quello proposto nella Bianchi Impero è, a mio avviso, impareggiabile.
Bianchi Impero 1939 RESTAURO CONSERVATIVO
Bianchi Lido 1942 - RESTAURO TOTALE
IL RESTAURO CONSERVATIVO:
Per eseguire qualunque restauro il primo passo avviene con lo smontaggio completo della propria bici (avendo cura di averla precedentemente studiata e fotografata nei vari punti per rimontarla come in origine). Successivamente sarà necessario pulire a fondo tutte le parti della bici, ci sono varie tecniche: c'è chi usa uno sgrassatore tipo Chanteclair, altri acqua e sapone per piatti, altri ancora benzina o altri solventi come WD40 o Svitol (il gasolio, a differenza della benzina, unge la bicicletta è, quindi, consigliabile utilizzare gasolio sono se il restauro vero e proprio viene eseguito molto tempo dopo).
Quando tutte le parti della bici saranno pulite bisogna procedere ad una pulizia più accurata per ripristinare il più possibile l'aspetto originale delle finiture. Le parti cromate vanno lucidate per rimuovere il velo di ruggine -più o meno aggressivo- che spesso le riveste. Nei casi più lievi, basta lucidare le parti con spazzole metalliche e pagliette inox aiutandosi con benzina o WD40, mentre nei casi più critici, dove la ruggine ha aggredito maggiormente la superfice, sarà necessario utilizzare carta vetro di varie grane, lime da ferro e attrezzarsi con spazzole metalliche montate su strumenti come trapano, mola da banco, smerigliatrice e Dremel, sempre aiutandosi con un solvente (benzina) per favorire l'eliminazione dell'ossido. Per finire il lavoro ed omogeneizzare la superfice da righe ed opacità può essere utile lucidare la superfice con paste abrasive per cromature, io uso la pasta Cromar.

Le parti verniciate vanno trattate con maggior accortezza in quanto la vernice risulta più delicata di una cromatura e lavorando con mano pesante si rischia di rimuovere troppa vernice o rovinare la superfice.
L'obbiettivo è rimuovere dalla vernice quella patina -più o meno invadente- che col tempo ha intaccato lo strato superficiale della verniciatura modificandone il tono di colore (causato da sporco e grasso sedimentato o da leggere formazioni di ossido superficiale), in pratica bisogna lavorare in modo da portare fuori il colore originale rimuovendo gli strati superficiali compormessi. 
Anche in questo caso ci sono varie tecniche, il metodo maggiormente utilizzato è l'uso di paglietta metallica fine di tipo 0000 (utilizzata anche dai restauratori di mobili), molti altri utilizzano supporti mediamente abrasivi come le spugne Scoth-Brite, sempre coadiuvati da un solvente o da benzina si procede delicatamente a strofinare la superfice verniciata, andando a rimuovere lo strato superficiale, insistendo dove la vernice fosse saltata via lasciando spazio al ferro nudo ossidato; in pratica è lo stesso procedimento che utilizzano i carrozzieri per lucidare la carrozzeria delle nostre auto.
Attenzione, la lana metallica 0000 è molto fine e volatile e le microscopiche pagliuzze possono infilarsi nelle filettature o nelle tubazioni, col tempo arruginendo possono tasferire  l'ossidazione anche alle parti della bici con cui sono a contatto, per cui fate attenzione a non lavorare troppo con la lana metallica in prossimità delle parti aperte del telaio, in caso di necessità lavare bene le parti con benzina cercando di rimuovere il più possibile le pagliuzze metalliche intrappolate. 
Lana metallica o simili ovviamente sono strumenti abrasivi che a fine lavoro possono opacizzare leggermente la superfice trattata, per cui può essere utile finire il lavoro con una pasta abrasiva tipo Polish per lucidare la vernice appena trattata, io ho avuto ottimi riscontri anche utilizzando la pasta per cromature Cromar.
Attenzione, le tracce di decalcomanie e le filettature sono molto delicate e insistendo troppo con strumenti abrasivi si rischia di cancellarle definitivamente, suggerisco di fare passaggi molto delicati, quanto basta da eliminare un pò di patina dalla decal, ma non insistendo troppo, magari cercando di evitare le decalcomanie mentre si pulisce il resto della vernice.
Nei casi in cui la vernice fosse saltata in molti punti lasciando a vista grandi spazi di ferro nudo ossidato, può essere molto utile stendere con un panno morbido un prodotto di nome Owatrol, un convertitore di ruggine professionale poco aggressivo che blocca la ruggine senza intaccare la vernice e senza lasciare un aspetto troppo grezzo nelle parti ossidate. L'Owatrol inoltre forma una pellicola protettiva su tutta la superfice proteggendola nel tempo.
In alternativa all'Owatrol, ma solo come protettivo (quindi non blocca la ruggine), può essere utile stendere della cera neutra per mobili tipo Cera Novecento, la cera è naturale e protegge la vernice dando un effetto leggermente opaco, l'unico svantaggio stà nella manutenzione costante, infatti la cera andrebbe data più volte all'anno in base alla frequenza di uso della bici.
Ultima alternativa come protezione finale è dare una mano di vernice spray trasparente o del flatting su tutta la superfice (anche sulle cromature se sono particolarmente ossidate), ma è un procedimento che consiglio solo in caso di bici di scarso valore collezionistico, in quanto è il procedimento più invasivo e soprattutto irreversibile, inoltre lo spray trasparente dona un effetto molto lucido che può stonare in un restauro conservativo dove dovrebbe predominare un effetto opaco e vissuto. 

IL RESTAURO TOTALE:
Ci sono pochi consigli da dare a chi deve eseguire un restauro totale, in quanto gran parte del lavoro lo eseguiranno tecnici del settore. Mi limito a dare dei consigli solo per la fase preparatoria alla cromatura e alla verniciatura. Per eliminare la vernice o la ruggine è preferibile un procedimento manuale tramite carta vetro o sverniciatori chimici, la sabbiatura è un procedimento sicuramente più veloce, ma anche molto rischioso in quanto può letteralmente mangiare il leggero lamierino con cui venivano prodotti carter e parafanghi, meglio sottoporre a sabbiatura solo le parti più resistenti come il telaio, evitando di sabbiare i telai delle bici da corsa i cui tubi di fabbricazione leggera possono rimanere danneggiati da una sabbiatura troppo aggressiva. 
Le parti bianche da sottoporre a cromatura/nichelatura vanno preparate con pazienza e meticolosità eliminando con carta vetro e lime da ferro i segni di usura e la tipica buccia d'arancia dalle superfici per evitare che una volta cromate anche la superfice cromata si presenti butterata o rovinata. Inoltre bisogna fare attenzione alle marche e ai numeri incisi sulle parti bianche, una cromatura troppo spessa rischia di nasconderle per sempre, bisogna considerare che molti cromatori lavorano per l'industria e non badano molto ai dettagli, per cui è buona norma far presente la cosa e richiedere un lavoro accurato. Meglio ancora sarebbe affidarsi a cromatori che sono specializzati in cromature per restauri che sono già al corrente di certe malizie e trucchetti per eseguire lavori a regola d'arte. 
Stessa accortezza và considerata in fase di verniciatura, bisogna preferire verniciatori specializzati che già eseguono con certa regolarità verniciature per restauri di auto e moto d'epoca, infatti i normali carrozzieri applicano verniciature molto spesse, adatte per le carrozzerie della auto di tutti i giorni che devono resistere all'uso intensivo, ma che mal si addice ad una verniciatura di un oggetto d'epoca. E' importante esigere una particolare attenzione sulla verniciatura, in quanto una vernice troppo spessa può attenuare gli scalini tra le congiunzioni o cancelllare i numeri di serie della bicicletta, sono piccoli dettagli, ma fanno la differenza.
Nelle bici di limitato valore collezionistico è anche possibile eseguire la verniciatura in proprio, applicandola a spruzzo con il compressore o anche a pennello, purchè si utilizzi una vernice di alta qualità, diluita al punto giusto e utilizzando un pennello adatto e che non lasci righe antiestetiche.
L'applicazione delle decalcomanie o delle repliche adesive và fatta prima del pasaggio finale di trasparente o flattig, mentre le filettature (da far eseguire da professionisti del pin stripping) possono essere eseguite anche a verniciatura ultimata.

COME SCEGLIERE IL TIPO DI RESTAURO:
Come premesso all'inzio la scelta è soprattutto soggettiva, preferire una bici conservata ad una restaurata è un gusto personale, ma di norma il buon collezionista dovrebbe sempre preferire il conservativo, tentare di salvare il salvabile è un operazione che andrebbe fatta sempre, una volta conclusa la pulizia sommaria si verifica se lo stato di conservazione è accettabile oppure sia necessario un restauro totale.


Non bisogna mai scoraggiarsi quando ci si imbatte in una bici all'apparenza irrecuperabile, spesso una volta ripulita a fondo emerge gran parte della vernice originale e perfino le decalcomanie.
Qua sotto viene mostrato un esempio, una Maino del 1942. Nella prima foto la vediamo appena portata a casa dal solaio dove riposava dal tempo di guerra, all'apparenza sembrava ricoperta di ruggine, ma una volta eseguito il restauro conservativo si può notare come la vernice e le finiture siano invece molto ben conservate!
Maino 1942 - PRIMA DEL RESTAURO CONSERVATIVO
 Maino 1942 - DOPO IL RESTAURO CONSERVATIVO

Il restauro conservativo può essere portato all'estremo, nelle prossime foto esaminiamo un caso limite, una Durkopp del 1918 che al momento del ritrovamento era un blocco di ruggine, di norma le bici ridotte in questa maniera sono ottime candidate ad essere restaurate in maniera totale, ma volendo è possibile eseguire un restauro conservativo profondo ottendendo comunque ottimi risultati.
I motivi che possono portarci ad optare ad un conservativo anche in casi estremi possono essere molteplici, ma il motivo principale può essere di tipo economico, infatti come abbiamo visto il restauro totale può essere decisamente costoso e  nei casi in cui la bicicletta non abbia un valore collezionistico così elevato da giustificare i costi di restauro, oppure quando non conosciamo l'indentita o l'aspetto originale della bici, ecco che un buon conservativo può esserci utile per ridare vita ad una bicicletta che nonostante lo scarso valore può comunque affascinarci e ragalarci soddisfazioni. 

Ovviamente in questi casi dove la ruggine ricopre la quasi totalità della bicicletta, butterandone la superfice, sarà necessario intervenire in maniera più profonda per evitare la ricomparsa della ruggine, per cui sarà necessario molto olio di gomito per rimuovere tutta la ruggine presente sulla superfice, rifinendo il lavoro con Owatrol, cere o protettivi vari. Nella foto successiva vediamo la Durkopp in seguito al restauro conservativo che ha visto portare a ferro nudo il metallo, rifinendo il lavoro con cera Novecento, l'effetto risulta molto affascinante ed è un procedimento che spesso si adotta nel restauro di antichissimi velocipedi, bicicli e bicicletti (in questi casi si può ricorrere all'uso di Metalcrom nero per stufe o anche a verniciatura nera opaca)

Durkopp 1918 - PRIMA DEL RESTAURO CONSERVATIVO

Durkopp 1918 - DOPO IL RESTAURO CONSERVATIVO
Nella foto qua sotto vediamo una Bianchi Frine del 1933 nelle condizioni in cui è stata portata a casa, nonostante l'età si presenta in eccellenti condizioni, i segni del tempo sono inevitabili quando parliano di bici che hanno più di 50 anni, ma anche queste piccole imperfezioni creano quel fascino retrò e vissuto che solo un oggetto conservato può regalare, per cui quando reperite bici in queste condizioni, che esse siano pregiate o no, il mio consiglio è conservarle sempre !

Quando si esegue un restauro totale bisognerebbe ripristinare la bici come si presentava un tempo, ma possono sopraggiungere variabili che possono rendere impossibile questo obbiettivo, per questo un restauro conservativo offre un ulteriore, notevole, vantaggio legato alla conservazione di quelle finiture, che ad oggi per vari motivi, sono materialmente irreplicabili.
Ad esempio la nichelatura di un tempo si presenta con tonalità tendenti al grigio quasi opaco, tonalità che oggi con le attuali tecniche ed i prodotti ecologici utilizzati per legge non sono più raggiungibili. 

Stesso discorso per molte decalcomanie, nei mercatini si trovano ancora molte decal originali o riproduzioni fedelissime, ma solamente legate alle marche più blasonate o ai modelli più comunemente restaurati, quando ci capita fra le mani una bici di produzione artigianale o che riporta decalcomanie inedite o commemorative è assai difficile reperirne di uguali da applicare in un restauro totale, per cui operando un conservativo si preservano anche queste piccole testimonianze che altrimenti andrebbero perdute e che soprattutto collezionisticamente parlando possono fare la differenza tra un eemplare e l'altro.
Nell'ultima foto abbiamo l'esempio di una Bianchi Olmo del 1935, nel dettaglio si vede la decalcomania commemorativa di questo particolare modello che celebrava le gesta sportive di Gépin Olmo, un restauro totale eseguito su questo esemplare avrebbe cancellato ogni traccia di questa decal in quanto non è una decal che attualmente è reperibile nei mercatini di settore.
Ma anche con in modelli più comuni ci si può imbattere in situazioni complesse che possono far propendere per un conservativo, ne sono un caso le Legnano da corsa, il loro tipico colore verde ramaro, non è un semplice colore, ma bensì si ottiene tramite una speciale tecnica che prevede una base di argento con finitura finale di trasparente macchiato di verde e giallo nelle giuste proporzioni, è una tecnica molto difficile da replicare anche affidandosi ad esperti restauratori e verniciatori si rischia di avvicinarsi solamente alla tinta originale senza però renderla uguale, anche questo è uno dei casi in cui è consigliabile salvare il salvabile piuttosto che eseguire una goffa verniciatura.
Questi sono solo alcuni delle centinaia di esempi che possono giustificare un restauro conservativo che deve sempre tendere a salvaguardare ciò che è sopravvissuto fino ad oggi e può fornire una testimonianza storica.

Ultimo consiglio: munitevi di grande pazienza e dedizione, la bicicletta non è un oggetto complicato da maneggiare e riparare, basta una attrezzatura basilare, occhio clinico e una buona manualità, condizioni che si affinano col tempo facendo molta esperienza, per cui è sempre opportuno sperimentare e prenderci la mano iniziando con biciclette di scarso valore per poi salire con modelli più blasonati.
 Le indicazioni che ho riportato in questa guida non provengono dalla Bibbia del Restauro, ma sono tecniche sperimentate nel corso di anni di restauro amatoriale, ognuno con la propria manualità, il proprio stile ed ingegno svilupperà il proprio modus operandi . Buon divertimento !

 Bianchi Frine 1933 - DA CONSERVARE ASSOLUTAMENTE
Bianchi Olmo 1935 - PARTICOLARE DECALCOMANIA

Le bici di questa guida: Bianchi Impero 1939 di George Spina restauro Marco Borri, Bianchi Frine 1933 di Pietro Lucchelli,
Bianchi Lido 1942 e Maino 1942 di Stefano Lombardi, Bianchi Olmo 1935 restauro di Lele Bocchi, Durkopp 1918 di Claudio Todeschini restauro Paolo Sterpi.

mercoledì 30 maggio 2012

La Bianchi "Tour de France" - 2° edizione


Lo scorso anno l'amico e grande esperto Paolo Tullini pubblicava una prezioso libretto in cui prendeva in esame tre esemplari perfettamente conservati di Bianchi Tour de France, descrivendone in maniera esaustiva la storia, l'evoluzione del modello, le caratteristiche tecniche e le varie peculiarità. 

Oggi esce con questa seconda edizione, un aggiornamento in cui viene riproposto tutto ciò che già era contenuto all'interno della prima edizione, ma con l'aggiunta di un quarto esemplare analizzato oltre a preziosissimi consigli su come destreggiarsi nel restauro di questo particolare modello Bianchi, la Tour de France prodotta solo per un anno, il 1953, ovvero l'anno dopo la vittoria di Coppi al Tour come modello celebrativo.

Il volume è possibile acquistarlo basta contattare Paolo inviandogli una e-mail:

paolo@paolotullini.it

giovedì 7 aprile 2011

Bianchi Cesare, storia e restauro conservativo

Una Bianchi Cesare del 1940 ed il suo restauro conservativo ad opera dell'amico Roberto Pagani !

Questa bici è la dimostrazione, che mai bisogna farsi intimidire dalle condizioni di una bici appena ritrovata... la foto del dopo restauro dimostra infatti che sotto allo strato di sporco e ossido si celavano ancora tutti i tratti salienti di questa importante testimonianza della produzione Bianchi degli anni 40. Importante perchè è un esemplare della produzione post 1939, anno in cui la Bianchi apporterà alcune sostanziali modifiche alla propria produzione, alcune rimarrano per decenni, altre non supereranno il secondo conflitto mondiale.

Si può dire che l'aria di cambiamento alla Bianchi sia strettamente legata al fascismo (Edoardo Bianchi fù citato da Mussolini nel famoso discorso in parlamento fra i "2500 fervidi sostemitori" del regime), a partire dal 1939 si verificò un repentino cambiamento dei nomi dei modelli, virandoli in blocco sull'esaltazione del potere romano, come nel caso di questo esemplare che altro non è che una Bianchi Real il cui nome è stato cambiato in mod.Cesare, nello stesso anno a seguito del famoso decreto fascista sull'oscuramento diviene d'obbligo il parafango bianco ed il catadiottro, la Bianchi fu una delle poche ad adottare fin subito questa caratteristica eseguita direttamente in fabbrica, infine i modelli per la prima volta subiscono un forte intervento estetico, l'apparenza era fondamentale in un periodo dove la corsa a chi si mostrava più forte e al'avanguardia era l'obbiettivo primario.

Anche i famosi marchi incisi in corsivo vengono sostituiti da più moderni in stampatello entro ad un riquadro... a differenza della altre modifiche, che perdureranno per altri due decenni, il parafango bianco e la scritta Bianchi nel riquadro non superarono mai la seconda guerra mondiale.

Per questo motivo questi esemplari sono sempre molto interessanti a testimonianza di un periodo storico sicuramente non facile.

Tornando alla Bianchi Cesare dell'amico Roberto, dopo una attenta pulizia eseguito con paglietta e nafta ecco che sono emerse rinnovate le cromature e gran parte delle superfici verniciate.

La bici è praticamente completa ed originale, mancano solo i pedali a 4 gommini a completare l'opera !

mercoledì 1 aprile 2009

19 Aprile - Mostra scambio 100% bici d'epoca !

TEMPO DI PEDALI - MODENA, domenica 19 aprile 2009
Una Mostra Scambio dedicata interamente al ciclismo d'epoca. L'iniziativa, intitolata "Tempo di Pedali" , è in programma domenica 19 aprile a Modena, presso il Chiostro Santa Chiara, nel centro della città della Ghirlandina. All'interno dello spazio espositivo si potranno trovare biciclette, accessori, ricambi, abbigliamento e tutto quello che riguarda il ciclismo storico.
In mattinata è prevista anche una pedalata con biciclette d'epoca. Non ci sono mai stato quindi non so garantirvi se lo spazio espositivo sia vasto e valga, o meno, la pena di macinar chilometri, ma senza dubbio non dovrebbero esserci, auto, moto e ferrame a togliere spazio alle care vecchie bici !
Per ulteriori informazioni contattare il numero 328 5674144.

mercoledì 21 gennaio 2009

Il restauro di una bicicletta d'epoca...


Cos'è per me il restauro di una bicicletta d'epoca... è più che  una passione, non è nemmeno un hobby, è molto di più... è quasi uno stile di vita ormai. La polvere di ruggine ti entra in circolo e diventa tutt'uno con te, ti modifica radicalmente la giornata, ti obbliga a buttare sguardi curiosi nei cortili della case, ti fa lanciare occhiate da maniaco ai ciclisti che ti passano affianco con qualsiasi bici che emetta un cigolio, ti obbliga a desiderare di caricarti in auto tre, quattro, cinque bici alla volta sfregiando per sempre la moquette del baule, all'estremo ti induce a cambiare auto, arrivando a farti acquistare mezzi di trasporto che fino ad allora avresti felicemente lasciato al fornaio o all'idraulico, mina i rapporti di coppia inducendoti ad appropriarti sempre di più degli spazi in casa.... ti rincoglionisce insomma, ti formatta le sinapsi celebrali...
Chi come me, partiva già con la mania verso le cose vecchie e tutto ciò che è meccanico  ne è rimasto fregato perchè nella raccolta biciclettara qualche anticaglia di vario genere nel mucchio ci scappa sempre, allargando a macchia d'olio quella che ormai è una vera e propria patologia.
Passi ore a scervellarti per trovare il pezzo mancante, mentre di sera in una fredda cantina, sradichi ruggine centenaria da pezzi di ferro apparentemente informi, ma il pensiero corre già a primavera quando potrai tornare in sella alla nostra amata dueruote, per mulattiere e campagne, allontanandoci dalla civiltà moderna cercando di immedesimarsi per pochi istanti nella vita del tempo che fù... e magari, perchè no, cominci a farti crescere un paio di baffi da un novello gentiluomo coi pantoloni alla zuava e la giacchetta di fustagno.
Tutta questa filippica per rassicurare tutti quelli che evidenziano i primi sintomi e che leggendo, magari, potranno trovare conforto...Viva la ruggine!