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giovedì 29 agosto 2013

Maglia Siof fine anni 50

Della squadra SIOF ne ho ampiamente parlato in diversi Articoli, raccontandone la storia, le gesta dei suoi campioni con documenti e tante fotografie, oggi grazie a Stefano aggiungiamo un altro tassello a questa ricerca, pubblicando le foto della divisa originale (maglietta e cappellino) in dotazione alla Siof fine anni 50.


lunedì 22 luglio 2013

Secondo Barisone

Già di per se è un gran bel vantaggio abitare a Novi Ligure, crocevia di gran parte dei tempi d'oro del ciclismo italiano, ancora più di lusso se tra i tuoi più cari amici c'è Serena, la nipote di Secondo Barisone. Quindi è ghiotta per me l'occasione per dedicare questo articolo ad una delle figure più rappresentative del ciclismo del dopoguerra, il ciclismo della rinascita che trainò un Italia deturpata lontano dai tempi cupi della guerra, tal Secondo Barisone, che a dispetto del nome di battesimo...andava forte e parecchio, una classe e un talento esploso così in fretta da appassire con altrettanto tempismo.
Secondo Barisone nasce a Pozzolo Formigaro in provincia di Alessandria il 29 marzo del 1925, già a quindici anni, nel 1940, stacca la sua prima licenza da Allievo, entra nel giro di Biagio Cavanna, il masseùr dei Campioni, già scopritore di Coppi, che ai tempi seguiva lo squadra dilettantistica SIOF.
Nel 1945 la Siof nonostante fosse una società di dilettanti assume i connotati di uno squadrone, ne avevo già parlato in un vecchio articolo, annoverando fra le sue fila futuri professionisti di spicco tra i quali i celebri gregari coppiani Ettore Milano e Andrea Carrea. Ma un Barisone ancora diciannovenne si mette subito in luce vincendo a sorpresa il Giro del Piemonte del 1945! In fondo a questo articolo troverete un bellissimo stralcio di articolo del celebre vignettista di Tuttosport Carlo Carlin Bergoglio che parla proprio della vittoria a sorpresa di Barisone al Giro del Piemonte del '45.
Sempre nello stesso anno è terzo alla Coppa Bernocchi, i giornali ne parlano, gli appassionati si domandano chi fosse costui e le squadre professionistiche iniziano a sondare il terreno, la spunta la Bianchi che lo ingaggia subito per la stagione 1946. Così il giovanissimo Secondo Barisone fù il primo dello squadrone Siof a passare professionista, con un Cavanna che già si sfregava le mani al sol pensiero di aver centrato per l'ennesima volta il bersaglio piazzando un proprio allievo nel firmamento del ciclismo che conta.
Più in basso si vede la foto di gruppo della squadra Siof, con al centro un Barisone che sfoggia la maglia Bianchi.
Con lo squadrone Bianchi ci si attende l'esplosione definitiva di questo talento, ma il passaggio al professionismo non dà i frutti sperati, nonostante un ottimo 19° posto al Giro d'Italia del 1946, le prestazioni generali sono incolore, il talento cristallino di Barisone era direttamente proporzionale ad un carattere particolare, ribelle e poco incline al rispetto delle regole e delle gerarchie, sapeva di andare forte, spesso più forte di chi sfoggiava un cognome roboante come Coppi, insopportabile per uno spirito libero dover assecondare i normali ordini di scuderia... entrò in rotta con la dirigenza e dovette lasciare la Bianchi in un destino che ricorda per certi aspetti le gesta che vedranno pochi anni dopo Loretto Petrucci.
Si accasò alla Welter nel 1947, raggiungendo i conterranei Osvaldo Bailo e Malabrocca, agli ordini di Giulio Bresci capitano, ma tutto si conclude in un 33° posto alla Milano-Sanremo e un 47° al Giro.  Nel 1948 passa alla torinese Edelweiss assieme a Luigi maglia nera Malabrocca dove correrà per due stagioni, ma con risultati deludenti.
Nel 1950 dopo una brevissima carriera che pare già destinata a concludersi la scelta di partire per l'Argentina nel tentativo di iniziare una nuova vita, non solo sportiva. In Argentina il ciclismo è apprezzatissimo e molti ciclisti di fama compiono sporadiche tournèe in Sud America partecipando a manifestazioni locali profumatamente retribuite.
In Argentina corre da Indipendente, e inaspettatamente conquista la Coppa Peròn, la corsa ciclistica più importante del paese, ricevendo il premio direttamente dalle mani del comandante Peròn.
Nel 1951 fà una breve apparizione nel panorama ciclistico francese correndo per un pò per la General-Cycles e vincendo una corsa in Costa Azzurra.
La carriera di Barisone termina praticamente qui, iniziata sotto la buona stella pochissimi anni prima e con un fulgido futuro davanti, tutto si spense inaspettatamente in fretta... come abbiamo già visto in molti altri casi, il talento spesso non è sufficente a reggere una carriera importante, Coppi era un esempio in questo, forse non fù il più forte e nemmeno il più veloce, ma nessuno come lui sapeva unire un talento innato con testa e sacrificio d'atleta, ma il ciclismo è bello anche per questo... la storia stessa del ciclismo è fatta di tanti Secondo Barisone che con i loro exploit hanno saputo rendere dinamico e avventuroso il ciclismo di quegli anni.
Grazie a Serena e alla famiglia Barisone per i documenti che mi hanno gentilmente concesso e che ho pubblicato per la prima volta in questo articolo.















lunedì 14 gennaio 2013

Sandréin, La Saluto!

Ieri, 13 Gennaio, è mancato Andrea Carrea, l'ultimo degli Angeli di Coppi.
Si è spento nel sonno, improvvisamente. Alla fine anche lui, un omone che pareva invicibile, ha voluto raggiungere i compagni di lunghe battaglie, subito dopo l'amico Ettore Milano, mancato proprio pochi mesi fa.
Andrea, ma per tutti Sandrino, era nato il 14 agosto del 1924 a Gavi a pochi chilometri da Novi Ligure e Cassano Spinola, il paese dove ha vissuto per tutta la vita, una vita di fatica al servizio assoluto di Fausto, un gregario tenace e caparbio, perfetto per stancare l'avversario e dare strada al suo Capitano.
   Sì, il Suo capitano, perchè per Sandrino, Coppi era tutto... l'unico momento di gioia della sua carriera, la Maglia Gialla al Tour del '52, lo visse con senso di colpa, come se avesse derubato il suo capitano di qualcosa che era suo di diritto. 
   Sandrino era il mio preferito, da quando è nata la mia passione per il ciclismo Carrea è sempre stato il mio mito, non sò bene il perchè... forse proprio per l'umanità che il suo personaggio interpretava, forse per l'eleganza e la potenza che al contempo si mescolavano nella sua pedalata in un mix affascinante.
   Mi ricordo quando per la prima volta andai a trovarlo un paio di anni fa, a casa sua, una villetta lungo la Provinciale dove all'entrata capeggia una piastrella dipinta a mano con una bicicletta che sfreccia sotto la scritta Casa Carrea, era Luglio e quel giorno stavano trasmettendo in TV una tappa del Tour de France, suonai al campanello e mi venne incontro la moglie Anna, in molti mi avevano avvertito del carattere burbero di Carrea e anche lei non ci impiegò molto a sottolineare questo particolare, ma mi tranquillizzò subito, mi disse "..Tu parlagli di ciclismo e dagli ragione e vedi che ci entri in simpatia!" 
Così mi fece accomodare in cucina, Sandrino era coricato sul letto a guardare la tappa in Tv, la moglie Anna impiegò un bel pò per sradicare quell'omone dal suo giacilio... dalla camera da letto sentivo distintamente due voci, quella insistente di Anna che ripeteva "...sù alzati che ci sono ospiti! ...c'è un ragazzo appassionato di bici che ti vuol conoscere... dai che la corsa te la vedi dalla cucina!" e la voce di Carrea, roca e brontolona che imprecava in dialetto qualche frase di disappunto. Ero nel panico, avevo risvegliato un potenziale vulcano pronto a eruttare e ora mi avrebbe sicuramente preso in antipatia.
   Nel frattempo era pronto il caffè, mentre Anna mi serviva lo zucchero vedo apparire sulla soglia della cucina un'omone, era Sandrino già in tenuta da agricoltore, canottiera e pantaloni blu, pronto dopo la corsa a fiondarsi nell'orto, mi lancia un occhiata e mi saluta come si saluterebbe un Agente Equitalia, non dice altro e accende Rai 1, mancano ancora una ventina di minuti all'arrivo di tappa, e per tutti i venti minuti che seguirono Sandrino non proferì parola, se non qualche borbottìo polemico nei confronti dei due telecronisti. Io buttavo un occhio alla Tv e due su quell'omone con lo sguardo imbronciato, per me era un onore anche solo guardarlo. 
   Finita la corsa mi avverte che ha poco tempo e che deve andare nell'orto, mi guarda con la sua espressione severa e mi dà l'opportunità di fargli qualche domanda e di presentarmi a dovere, così parliamo di ciclismo del passato, gli chiedo di raccontarmi decine di aneddoti e curiosità sulla sua carriera e sui personaggi che aveva conosciuto, quando parlo io lui ascolta interessato, inclina la testa per ascoltare meglio e mi guarda di traverso con sguardo interrogativo, mi interrompe solo in due casi quando è assolutamente d'accordo o quando non è per nulla d'accordo... e per ogni situazione si scatena una divertentissima carrellata di espressioni buffe, quando vuole precisare delle cose o non gli va a genio quanto ho detto,  riparte col suo borbottare brontolone e mi squadra come se avessi bestemmiato, quando si trova in accordo con quello che dico sfodera un sorriso a 36 denti e una risata contagiosa, si volta dalla moglie e facendo l'occhiolino annuisce! ...Un mito! 
Anna aveva ragione - tu parlagli di ciclismo che vedrai che gli entri in simpatia!- quel giorno alla fine non andò nell'orto, restammo tutto il pomeriggio a chiacchierare. Quel giorno me lo ricorderò per sempre... 
Carrea era così, un omone dal viso burbero, che pareva allontanare da sè tutto e tutti, invece si faceva voler bene da molti e a suo modo ricambiava, anzi un suo sorrivo valeva doppio, perchè era un sorriso sincero, estorto a fatica.
   Quella fatica che ha caratterizzato tutta la sua carriera, dalla gavetta fino all'approdo nello squadrone della Siof di Cavanna, per poi mettersi in evidenza e passare professionista alla Bianchi, messo al servizio di Fausto Coppi. Erano altri tempi e altri uomini, quando la parola Gregario poteva significare tantissimo, perchè non vi è dubbio che il valore di Coppi si espresse al meglio solo perchè vi furono accanto Carrea e Milano, due personaggi, due atleti che sicuramente messi nelle condizioni giuste potevano aspirare ad una carriera ben più ricca di successi, ma ciò nonostante rimasero fedelissimi a Fausto. A chi chiedeva a Carrea il perchè non si fosse mai voluto prendere soddisfazioni personali lui sfoderava una risposta che consisteva in una frase fatta, che ora purtroppo non ricordo letteralmente, ma il senso era più o meno questo: Se noi a casa mangiavamo bene è per merito di Fausto- ma lo diceva con un tono talmente serio che pareva che quella domanda suonasse per lui come un offesa e tu capivi che in quella sua risposta c'erano decine di sfumature diverse, sfumature di vita reale, di tempi duri, di fame, di fedeltà, di valori, di umanità. Quando parlava di Fausto si commuoveva sempre.
   Quella visita fu la prima di una lunga serie, ma paradossalmente fu l'ultimo nostro incontro che mi rimase nel cuore tanto quanto il primo. Era la scorsa estate, un pomeriggio passando in auto nei pressi di casa sua lo vedo seduto in cortile all'ombra di un grosso albero, intendo ad armeggiare con degli attrezzi, così faccio inversione e decido di fermarmi e salutarlo. Accorre anche la gentilissima moglie Anna, e rimaniamo tutti e tre a parlottare al fresco delle fronde, gli davo del Lei a Carrea, un pò per rispetto verso il mito che era per me, un pò per timore reverenziale, mentre io gli racconto gli ultimi progressi sul restauro di una Bianchi da corsa lui continua a trafficare con quell'utensile, passano i minuti e io cerco di cogliere l'occasione per domandargli per l'ennesima volta se potevo dare un occhiata alla sua bicicletta. Tutte le volte precedenti ogni tentativo fu vano, Sandrino era geloso della sua bici, ogni volta che gli chiedevo se poteva vederla, mi raccontava sempre di quella volta che aveva appoggiato al muretto la sua bici e mentre lavorava in un campo gliela avevano portata via, ma dopo alcune settimane si trovava in macchina e ad un semaforo vide un tizio in sella alla sua bici -..era lontano, ma la mia bici è la Mia e la riconosco anche da lontano!- lo seguì e al semaforo successivo scese dalla macchina - l'ho preso per le orecchie quello lì... ho tirato giù i sedili della macchina e ho infilato la bici nel baule. 
Quel pomeriggio presi nuovamente coraggio, e dato che parlavamo di bici glielo domandai nuovamente, stavolta non poteva dirmi di no, non aveva la scusa del freddo o che il garage era buio, in mio aiuto accorse anche la moglie, che con un energica pacca sulla spalla lo convinse definitivamente a farmi vedere la bicicletta!
Quando la vidi rimasi di stucco, anche la sua bici rispecchiava fedelmente la sua umanità e la sua personalità, della gloriosa bici da corsa non rimaneva che il telaio grossolanamente modificato per trasformarla in bici da passeggio, anzi da lavoro, perchè da anni quello era il suo fedele mezzo di trasporto da casa ai campi. la vernice completamente sfogliata, i forcellini limati e privati dei denti per il Cambio Corsa, ruote, manubrio e guarnitura sostituiti da robusti componenti da passeggio.
Nonostante della bici originale non rimanesse un granchè, l'occasione fece da invito per raccontarmi tutto quello che si ricordava sulle bici che utilizzava, ero davvero felice.
Venne sera e dovetti salutarlo, gli dissi "Sandréin la Saluto... appena ho finito di restaurare la Bianchi vengo fino qui in bici e gliela faccio vedere!"  lui mi guardò da dietro al cancello, col suo sguardo imbronciato rispose nel suo solito modo, frettoloso e burbero "Va bene, Va bene... tutti i giorni, dopo le cinque, sono nell'orto a curare i pomodori, se vuoi vieni a quell'ora che prima dormo"




giovedì 4 ottobre 2012

I Campionissimi all'Eroica !

Il Museo dei Campionissimi, su sollecitazione di un gruppo di attivi ciclisti novesi, ha attivato un’interessante collaborazione con gli organizzatori dell’Eroica, manifestazione cicloturistica che si terrà la prossima domenica 7 ottobre a Gaiole in Chianti. La collaborazione novese si caratterizzerà con la partecipazione alla corsa di una squadra del Museo dei Campionissimi, equipaggiata con una divisa che richiama i colori della mitica Siof (la squadra ciclistica diretta dal mago Biagio Cavanna, nella quale militarono anche Sandrino Carrea e Ettore Milano) e con l’allestimento di una mostra storica. L’esposizione sarà dedicata ai due pionieri del ciclismo piemontese, Costante Girardengo e Giovanni Gerbi, che saranno raccontati attraverso biciclette d’epoca e informazioni sulle loro vicissitudini e carriere agonistiche.
   La squadra del Museow è composta da 14 appassionati, questi i loro nomi: Diego Maranetto, Francesco Dottore, Marco Traverso, Paolo Fornasari, Paolo Todarello, Marco Borgarelli, Roberto Todarello, Piersilvio Giara, Alberto Cammarota, Claudio Odino, Guido Gozzoli, Vincenzo Fusaro, Cesare Bonadeo e Anselmo Gera. Nelle giornate di sabato 6 e domenica 7, il Museo avrà a disposizione anche uno spazio promozionale, per far conoscere il territorio novese e le terre di Costante Girardengo e Fausto Coppi a tutto quel pubblico affascinato dal ciclismo eroico

giovedì 10 maggio 2012

Ciao Franco !

Un'altro asso del ciclismo novese e italiano è venuto a mancare... Franco Giacchero, uno dei fedelissimi di Coppi, ci ha lasciato l'8 maggio scorso.
Giacchero nacque a Ovada il 1 aprile 1925, inizia nei dilettanti per poi entrare nello squadrone di Cavanna quella SIOF di Pozzolo Formigaro, dove assieme ai vari Milano, Carrea, Barisone, Parodi arriverà a vincere tutto il possibile nella categoria minore, vincendo anche la Coppa Italia nel 1947.
Come tutti i discepoli di Cavanna, anche Giacchero passa in fretta al professionismo, nel 1951 è la Bianchi che lo ingaggia assieme a quasi tutti gli altri componenti della mitica Siof, diventando i mitici "angeli di Coppi", i fedelissimi gregari che parteciperrano alle gesta del Campionissimo per gran parte della carriera.

Il sovrannumero di tesserati costringerà la Bianchi a girarlo in prestito alla Girardengo capitanata dall'asso belga Rik Van Steenbergen, ritornerà in Bianchi l'anno successivo e ci rimarrà fino al '54, dando un importantissimo contributo alle imprese del capitano Fausto Coppi.
Nel 1955 passa alla neonata Leo-Chlorodont, capitanata da Gastone Nencini, una delle pionieristiche squadre sponsorizzate da marchi extra-ciclistici (la prima fù la Nivea-Fuchs nata dall'intuizione di Fiorenzo Magni).
Gregario fedele e affidabile, si distinse in molte classiche con diversi piazzamenti, ma la vittoria più bella rimane il Giro del Marocco conquistato nel 1952 in squadra con Gaggero e Piazza.
Terminata la carriera rimane ben inserito nel ciclismo novese, organizzando vari eventi dilettantistici. Sempre disponibile e presente quando c'era da ricordare il suo grande capitano, negli eventi dedicati a Coppi.
I funerali si terranno a Ovada, sua città natale.

lunedì 13 febbraio 2012

La Siof

Per molti il nome S.I.O.F. dirà ben poco... un gruppo sportivo dilettantistico di provincia che per certi versi ha profondamente influenzato il ciclismo del dopo guerra, sfornando i maggiori talenti degli anni 50. Lo stabilimento SIOF, acronimo di Società Italiana Ossidi di Ferro, fù fondato dall’Ing. Piero Mazzoleni nel 1923 a Pozzolo Formigaro, e nei primi Anni Trenta corredò la propria fabbrica di un Dopolavoro.
Dalla Filodrammatica degli inizi l’attività, ben presto, si orientò verso il ciclismo, grande passione del Mazzoleni, tanto da portare alla fondazione di una vera e propria scuola di ciclismo a Novi Ligure sotto le cure di Biagio Cavanna, il Mago di Novi, già scopritore di Coppi e allenatore di Costante Girardengo e Learco Guerra.
I "suoi" ciclisti vestono la maglia biancoceleste del Gruppo Sportivo SIOF di Pozzolo Formigaro.

Nel primo gruppo si distinguono Luciano Parodi, Domenico Zuccotti e Secondo Barisone che dopo duri allenamenti ottengono i primi risultati: Parodi vince la Coppa Pernigotti a Tortona, il Criterium di Voghera e il Trofeo Bertolino a Torino; Barisone (futuro Aquillotto) vince nel 1942 ben 18 corse.
Ma è nel dopoguerra che le fila della Siof si arricchiscono di talenti che segnaranno l'epoca d'oro del ciclismo... più che una squadra, la Siof era uno squadrone, il Real Madrid del ciclismo dilettantistico... tra i nomi piu altisonanti che composero le fila della Siof citiamo, Franco Giacchero, Riccardo Filippi, Giovanni Meazzo, Luciano Parodi, Secondo Barisone oltre ai mitici Angeli di Coppi Sandrino Carrea e Ettore Milano, grazie agli allenamenti di Biagio Cavanna, tutti questi nomi diventarono da lì a poco professionisti nelle piu celebri squadre italiane.

Nonostante la squadra sia inquadrata come dilettantistica nella Milano-Sanremo del 1946 riuscì a far parte del gruppetto di fuggitivi da cui Fausto Coppi spiccò il volo per vincere la corsa con ben 15 minuti di distacco dal secondo classificato.
Nel 1947, il quartetto composto da Andrea Carrea, Franco Giacchero, Ettore Milano e Luciano Parodi vinse la gara a cronometro della Coppa Italia che valse alla squadra il titolo di Campione d‘Italia.
La scuola di ciclismo doveva il suo successo alle capacità e alla determinazione di Biagio Cavanna che aveva intuito che la continuità dell’allenamento e degli insegnamenti erano la chiave per formare veri campioni. Ma anche la partecipazione costante di celebrità del ciclismo nelle attività della squadra diedero una forte spinta emotiva ai giovani campioni, non era raro vedere i fratelli Coppi prendere parte agli allenamenti assieme ai ciclisti della Siof. Dal canto suo, l’Ing. Mazzoleni, dava lavoro agli atleti quando erano a riposo nei mesi invernali e offriva supporto e aiuto alle loro famiglie per creare armonia nel gruppo. E' lampante come successo della Siof si legò indissolubilmente con la gloria del duo Cavanna-Coppi, il lento declino del Campionissimo segnò il declino anche della Società sportiva pozzolese.
Gli ultimi trionfi nel 1955, con Ercole Boccalero di Pozzolo Formigaro, che vince la Coppa Caivano, la più antica corsa ciclistica del meridione, attiva dal 1910.
La squadra gareggia ancora per poco tra i dilettanti e si affilia all’Enal-Dace dedicandosi all’attività amatoriale fino alla fine degli Anni Sessanta.
Nel 24 gennaio 1964 muore l’Ing. Mazzoleni, mettendo fine ad una gloriosa epoca sportiva.