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lunedì 11 febbraio 2013

Itala e Scala

L'amico Diego con l'occasione di presentarci la bicicletta marca Scala anni 50 appartenuta al padre ci racconta un pò di storia della ditta Gregorelli e ci allega preziosissimi documenti storici.
La Gregorelli era una ditta di Verona che produceva biciclette di varie tipologie sotto i marchi Itala, Taf e Eritrea. Non è difficile interpretare i nomi di questi marchi come un chiaro omaggio al regime fascista, così nel dopoguerra questi marchi vennero soppressi lasciando il posto al marchio Scala.
Ovviamente non c'è alcun collegamento fra questa Itala, marchio di biciclette, con la ben più nota Itala di Torino che fino ai primi anni 30 ha prodotto celebri automobili.
Il simbolo di questa Itala era composto da un irriverente fauno che spinge l'Itala, raffigurata da una donna in abiti eleganti in bicicletta, successivamente il marchio Scala adotterà un ben più sobrio Cangrande della Scala davanti ad una scala, simbolo appunto dei signori di Verona.
Diego ci mostra un pò di documenti e cimeli in suo possesso che ci riconducono alla storia della ditta Gregorelli: una cartolina pubblicitaria, una busta aziendale contenente un biglietto d'auguri datato 1946, uno stemmino metallico che andava fregiare i tricicli da lavoro e soprattutto una bellissima medaglietta in bronzo omaggio delle officine Gregorelli, un raro cimelio proveniente dal periodo precendente alla seconda guerra mondiale.

venerdì 25 gennaio 2013

una lettera dalla Bianchi!



Roberto ci invia una magnifica lettera della Edoardo Bianchi datata 1942.
E' un importante testimonianza storica, sopratutto per comprendere il modo di lavorare delle aziende dell'epoca, e in questo caso della Bianchi, e del rapporto diretto con la clientela.
La lettera, inviata dall'ufficio commerciale della Bianchi, è destinata probabilmente ad un rivenditore di Civitanova Marche, il quale aveva fatto richiesta di una serie di decalcomanie da applicare alla bicicletta di un cliente. Nella lettera viene sottolineato che le decal non sono del tipo Rinnovata, quindi viene da pensare che questo intervento fosse a garanzia su un ciclo acquistato da poco e risultato difettato, e per il quale si è reso necessario il suo ripristino con decalcomanie ufficiali.
Difatti la Bianchi per differenziare i prodotti nuovi di fabbrica dalle biciclette usate e "rimesse a nuovo" dai sui rivenditori aveva predisposto delle decalcomanie con riportata la scritta Rinnovata proprio per indicare che il ciclo in questione era frutto di un ripristino delle condizioni originali della bicicletta, questo serviva sia per tutelare la Bianchi per quanto riguardava gli standard di qualità  sia per tutelare il cliente che fosse andato ad acquistare un ciclo usato, il quale vedendo la scritta Rinnovata avrebbe potuto prendere atto che la bici fosse stata rimessa a nuovo.
Sempre nella lettera viene precisato che l'applicazione delle decalco (fornite a titolo gratuito) sarebbe spettata unicamente al destinatario della missiva, quindi del rivenditore, questo accorgimento era necessario per evitare usi impropri delle decalcomanie.
Infine ultima curiosità di carattere storico-sociale, notare come termina la lettera, con un eloquente, Vincere!, sintomo che il regime fascista influiva fortemente negli usi e costumi dell'epoca, facendo capolino non solo su documenti ufficiali, ma anche su banalissime lettere di lavoro.
Un esempio di Decalcomanie Bianchi con la dicitura RINNOVATA, ad indicare che su questo ciclo era stata eseguita una rimessa a nuovo.

mercoledì 22 febbraio 2012

Zenit Tipo 1 1942

Andrea ci mostra questa Zenit del 1942, di produzione Umberto Dei, la particolarità di questo esemplare risiede nel fatto che si tratta di una bicicletta ministeriale. Ne avevamo parlato tempo fà esaminando diversi esemplari tra cui una Bianchi da donna, una Bianchi sportiva e una Bianchi da uomo, riprendiamo brevemente il discorso ricordando che queste bici "spartane ed autarchiche" furono fortemente volute dal ministero dell'economia Fascista agli albori della Seconda Guerra Mondiale per poter consentire anche al ceto piu bisognoso di acquistare una bicicletta, le caratteristiche erano comuni in tutti i modelli e condivisi da tutti i marchi, si utilizzavano componenti di fabbricazione unicamente italiana, possibilmente economici, la vernice era rigorosamente grigia, decisamente più a buon mercato, e le preziose cromature venivano sostituite dal piu economico cadmio... unica regola era il prezzo imposto dal decreto regio del 1939 che imponeva una fascia di prezzo fisso che non superasse le 900lire, inoltre il prezzo doveva essere esposto ben visibile sulle biciclette di questa categoria.

Questo esemplare ne è un'altro, conservatissimo, esempio... la colorazione è la tipica grigia (forse perchè il grigio veniva utilizzato regolarmente nella produzione bellica e in quei tempi la spasmodica richiesta di tale colore ne limitava drasticamente il prezzo), le cromature sono esigue e lasciano spazio alle cadmiature, spesso alcune parti venivano addirittura verniciate per eseguire un passaggio in meno di trattamento galvanico, in questo caso la testa della forcella e gran parte del sistema a bacchetta sono stati solamente verniciati. La configurazione della bici è in perfetta linea con le direttive del regime, ovvero parafango bianco, gemma in vetro rosso e fanale oscurato. Il prezzo è esposto in una decal che riporta il nome del modello -Tipo N°1-, il prezzo -Lire 750- e la casa madre, ovvero la Umberto Dei di Milano.

Unico accenno di lusso è la particolare sella ammortizzata !


martedì 12 aprile 2011

Bianchi lire 750 1942

Ecco un'altra testimonianza da Francesco, una Bianchi da 750 lire del 1942.

Anche in questo caso la sostanza è la medesima: al risparmio !

Gran parte della bici è verniciata, le uniche parti bianche sono cadmiate e molte altre sono di derivazione Touring, come ad esempio i pedali e la freneria.

Se avete modelli di questo tipo o che presentano prezzi esposti potete contribuire a raccontare questa storia inviando le foto via mail a: p.desade@gmail.com

Decreto Regio - Bianchi 1941 Lire 900

Era il periodo a cavallo tra gli anni 30 e gli anni 40, la crisi economica e militare era ormai nel vivo, per risollevare l'economia, il regime fascista decise di emettere un Regio Decreto che obbligava le più importanti case velocipedistiche a produrre biciclette economiche, il cui costo al pubblico non doveva superare le 900 lire, questa operazione-trasparenza consisteva anche nell'esporre direttamente sul telaio il prezzo del modello.

Oltre a questo obbligo, Mussolini versò un sostanzioso fondo economico a favore dei gradi produttori, una sorta di arcaico incentivo statale, a favore della popolazione italiano per l'acquisto di queste particolari biciclette.

Ovviamente dietro a questo finanziamento popolare vi era, implicitamente, la volontà di risollevare le sorti e le casse delle maggiori fabbriche metallurgiche italiane, che spesso oltre a produrre cicli fornivano gli armamenti all'esercito italiano.

Queste biciclette, votate all'autarchia e alla economicità, sono distinguibili per l'assenza totale di cromature, le parti bianche venivano verniciate dello stesso colore del telaio, al massimo si poteva avere la cadmiatura, molte componenti provenivano da vecchie produzioni oppure dalle sottomarche e soprattutto mai veniva montata componentistica estera.

Mario ci dà l'opportunità di prendere visione di uno di questi esemplari, una Bianchi lire 900 del 1941.

La base è quella della Bianchi Lido, ma con molte soluzioni ben più economiche... sul tubo obliquo è possibile ancora vedere la sigla ed il prezzo che indicano la fascia di competenza di questo modello rispetto alle tabelle redatte dal fascio nel famoso Regio Decreto. Questa operazione fu certamente ben pianificata dal regime, il quale ne verificava scrupolosamente l'andamento, come testimonia il piombino di sicurezza (con impressa l'araldica fascista e dei Savoia), a significare che i controlli erano approfonditi a tutela del cliente finale e soprattutto per evitare speculazioni.

giovedì 7 aprile 2011

Bianchi Cesare, storia e restauro conservativo

Una Bianchi Cesare del 1940 ed il suo restauro conservativo ad opera dell'amico Roberto Pagani !

Questa bici è la dimostrazione, che mai bisogna farsi intimidire dalle condizioni di una bici appena ritrovata... la foto del dopo restauro dimostra infatti che sotto allo strato di sporco e ossido si celavano ancora tutti i tratti salienti di questa importante testimonianza della produzione Bianchi degli anni 40. Importante perchè è un esemplare della produzione post 1939, anno in cui la Bianchi apporterà alcune sostanziali modifiche alla propria produzione, alcune rimarrano per decenni, altre non supereranno il secondo conflitto mondiale.

Si può dire che l'aria di cambiamento alla Bianchi sia strettamente legata al fascismo (Edoardo Bianchi fù citato da Mussolini nel famoso discorso in parlamento fra i "2500 fervidi sostemitori" del regime), a partire dal 1939 si verificò un repentino cambiamento dei nomi dei modelli, virandoli in blocco sull'esaltazione del potere romano, come nel caso di questo esemplare che altro non è che una Bianchi Real il cui nome è stato cambiato in mod.Cesare, nello stesso anno a seguito del famoso decreto fascista sull'oscuramento diviene d'obbligo il parafango bianco ed il catadiottro, la Bianchi fu una delle poche ad adottare fin subito questa caratteristica eseguita direttamente in fabbrica, infine i modelli per la prima volta subiscono un forte intervento estetico, l'apparenza era fondamentale in un periodo dove la corsa a chi si mostrava più forte e al'avanguardia era l'obbiettivo primario.

Anche i famosi marchi incisi in corsivo vengono sostituiti da più moderni in stampatello entro ad un riquadro... a differenza della altre modifiche, che perdureranno per altri due decenni, il parafango bianco e la scritta Bianchi nel riquadro non superarono mai la seconda guerra mondiale.

Per questo motivo questi esemplari sono sempre molto interessanti a testimonianza di un periodo storico sicuramente non facile.

Tornando alla Bianchi Cesare dell'amico Roberto, dopo una attenta pulizia eseguito con paglietta e nafta ecco che sono emerse rinnovate le cromature e gran parte delle superfici verniciate.

La bici è praticamente completa ed originale, mancano solo i pedali a 4 gommini a completare l'opera !

giovedì 16 dicembre 2010

Catalogo Gloria 1938


Il grande (di nome e di fatto!) Cristiano regala a tutti gli appassonati un'ennesimo catalogo Gloria di elevatissimo valore storico, sociale e ciclistico !
Tutto a colori! ricco di modelli Gloria, Ciclo Insuperabile e Airolg !
Le prime pagine rappresentano un'importante testimonianza storica... dalle parole della presentazione aziendale si denota tutto il legame che si instaurava fra le industrie meccaniche italiane ed il regime fascista. Durante il ventennio il regime teneva molto a far apparire innovative ed all'avanguardia le industrie italiane, una imponente propaganda che invadeva tutti i gradini della società.
Ringraziando nuovamente Cristiano, gustiamoci questo meraviglioso documento !