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venerdì 27 novembre 2009

Peugeot anni 10

Una bici a metà, tra me e Salvatore: io che l'ho trovata e lui che l'ha comprata !
Una Peugeot anni 10 (o forse anche 20), ben conservata non è roba di tutti i giorni.
Chi conosce bene il panorama collezionistico francese, ben saprà che le Peugeot, anche molto antiche, sono discretamente facili da reperire... in quanto pare che fossero le bici più vendute al tempo, ma per noi italiani queste belle bici suscitano sempre un fascino esotico!
Notare come il telaio sia molto slanciato, tipico delle bici molto antiche, quando vi era la moda di inclinare vertiginosamente il piantone e la forcella per meglio assorbire le asperita del terreno, a dispetto però della maneggevolezza.
Il manubrio, curvo e all'insù è tipico delle Peugeot e delle francesi in generale, così come è consueto vedere freni a fascetta Bowden a filo... cose che da noi erano prettamente riservate alle corsaiole, in Francia era lo standard anche per le bici da turismo.

In Francia nel primo 900, anche grazie ad un contesto economico nettamente più favorevole rispetto all'Italia, è sempre stata più all'avanguardia in certe soluzioni, dove da noi pareva un lusso, in Francia era la normalità... questo fino agli anni 30, quando l'Italia entro nel pieno periodo d'oro della sua industria ciclistica.

 
  
 

mercoledì 14 ottobre 2009

Bianchi 1948 - Le foto

ECCO CHE L'AMICO LUCA CI MANDA DELLE NUOVE FOTO, MOLTO PIU' DETTAGLIATE!














martedì 13 ottobre 2009

Bianchi 1948

Peccato che l'amico Luca ci abbia mandato queste foto così confuse, perchè la nostra sete di sapere è tanta, sopratutto quando si ha di fronte bici così particolari!
Infatti nel suo sottotetto Luca ci ha trovato una Bianchi molto strana, marchiata 1948.
Balza subito all'attenzione l'insolita forma del telaio, così curvo da assomigliare ad un altra bici del periodo, la Maino Aerodyn.
Sembrano bici ispirate dalla moda proveniente dagli USA, quello stile futuribile che rimanda all'era moderna, l'era della conquista dei cieli e da lì a poco dello spazio. 
Fà strano, questo telaio, perchè siamo abituati all'essenzialità, al rigore formale ed elegante delle biciclette italiane, queste sono senza dubbio fuori dagli schemi! 
Il cambio montato è un Simplex e si nota un largo uso di alluminio nei parafanghi (assolutamente originali, identici ai discussi parafanghi della Bianchi Zaffiro del 47 dell'amico Marco, in un post passato), caratteristiche che sottolineano la sportività e l'innovazione di questo modello sconosciuto.
Peccato per il manubrio e il carter, non originali, che complicano la ricostruzione d'insieme di questa bicicletta, in quanto i cataloghi disponibili non ci aiutano in questo caso.
Sarebbe bello saperne di più su questo esperimento, perchè di esperimento si tratta... un idea nata in un dopoguerra difficile, ma ricco di voglia di riprendersi e anche in fretta.. e di andare incontro ad un nuovo futuro, che sembravo decisamente più prossimo, ora.





martedì 25 agosto 2009

Gino e Gina


Parola a Jim che ha terminato il restauro di questa Girardengo anni 30-40 da mezza corsa:

"Questa è una storia lunga, la storia di una bici fortunata, molto fortunata.
In quei tempi vivevo in una mansarda abbandonata che avevo occupato abusivamente.
Pur essendo piccolissima ero riuscito a renderla ingombra di biciclette, come mio solito.
Ne avevo tre in bagno e due in camera, c'erano selle sul frigorifero, bulloni sul top della cucina.
Giulia Luna, la mia fidanzata, era arrivata ad odiarmi, stremata dal pestare viti e rondelle per terra, intossicata dalle esalazioni di svitol e gasolio.
Ma andiamo per ordine.
Mayno mi aveva presentato questo tizio, un tale Andrea, che era dell'astigiano e trafficava in biciclette. Avevo comprato da lui una Tebro da donna, una schifezza marcia che andava bene giusto per venderla a ferro. L'avevo pagata cara e lui, che era rimasto ovviamente contento, tentava continuamente di vendermi qualche scassone. Mi chiamò una volta dicendomi che aveva una Frejus da corsa degli anni 20, che aveva trovato in una cascina. Ebbe addirittura il coraggio di chiedermi se potesse interessarmi. Cazzo gente! Una Frejus da corsa...del 20...so che voi potete capirmi. Io ero a scuola e gli dissi di passare subito di lì, ma proprio subito. E se ne arrivò con uno rottame mezza corsa arrangiato, inguardabile. L'unico vincolo di parentela con una Frejus era un pedale, un po poco. Lo lasciai andare via deluso col suo rottame.

Se ne spuntò poi in un pomeriggio di maggio, un fottutissimo pomeriggio piovoso. Mi chiamò e chiese se poteva passare da me che aveva una bella bici. Una vecchia Girardengo. Io oramai ero vaccinato e mi aspettavo una graziella con su scritto Girardengo con l'uni-posca. Nel cortile io e la mia ragazza ci trovammo davanti a questo soggetto che cacciò fuori dal suo Fiorino questa bici rosa, con un portapacchi osceno. Era sporca arrugginita, ma molto bellina.“E questa?! Dove l'hai pescata?!” Gli chiesi.“Sono andato a comprare un bancale di vino da uno e ce l'aveva buttata lì nel fienile” Che culo!...Pensai. Comprargliela fu faticoso, così come può esserlo ottenere un prezzo vantaggioso al mercato di Marrakech. Dopo un quarto d'ora ci accordammo per 100€ in cambio della bici e due casse di vino rosso. Gliene diedi 50 subito ed aprimmo una boccia nel tugurio occupato in onore del buon vino e delle vecchie biciclette.
Questa Girardengo era già storia. Giulia Luna mi disse che si chiamava Renée ed io le credetti. Restaurala fu un'avventura. Iniziai a smontarla nella mansarda. Quando il telaio fu nudo lo girai e, meraviglia! Dal tubo sella cascò fuori una piccola bustina, grossa come un dito, trasparente da quant'era unta. Subito pensai che fosse un biglietto partigiano, pensai che la bici fosse appartenuta ad una staffetta. Un sogno. L'emozione mi rese le mani tremule. Nella mia piccola testa infognata balzarono subito le innumerevoli storie dei martiri. Le storie di eroi che correvano per le pianure, per le montagne, in sella a stoiche biciclette, rischiando la vita per noi, per tutti noi. Aprii la bustina e dentro c'era un bigliettino scritto con una stilografica, oppure un calamaio: Da Gina a Gino, Tanta Fortuna, recitava. Sul verso c'era vergato un piccolo disegnino osceno di un uomo ed una donna che si accoppiavano all'impiedi. Rimasi un po deluso, ma certo era comunque incredibile! Gino... Gino lo sapeva che Gina aveva nascosto quel biglietto? Chi era poi questo Gino...non lo avrei mai saputo. Mi girai quel bigliettino tra le mani per un buon quarto d'ora prima di riporlo e lo riposi con la consapevolezza che quella bici era speciale, che quella bici era fuori dal comune, bisognava salvarla a tutti i costi. Era il mio secondo restauro e faticai non poco. Mentre restauravo ricevetti complimenti e proposte d'acquisto e di scambio. Mi decidetti per venderla a Fabio, un mio compagno di scuola, a restauro terminato. Ma la sorte ci mise lo zampino, ancora una volta. Renée era in rimontaggio quando, una notte, la Polizia mi portò in un brutto posto a causa del contenuto delle mie tasche, obbligandomi ad abbandonare Renée. La sorte, aiutata da Fabio, intendeva comunque che Renée tornasse per le strade rediviva e trovò un valido alleato in Mayno che, col gran cuore che lo contraddistingue, si prese la briga di finire il lavoro. Quando uscii andai a cercare gli amici e Renée. Trovai i primi ma non la seconda. Mayno mi raccontò cos'era successo e buffamente mi disse che era inutile cercare Andrea perché, anche lui, era “stranamente” sparito dalla circolazione. Incontrai Fabio e nel ridarli la bustina con il biglietto gli feci promettere di rimetterlo nel telaio. Andrea non lo vidi più. Il vino finì. P. De Sade che tanto aveva insistito mi strappò la promessa di raccontare questa storia: la storia della Girardengo mezza corsa Renée, quella di Gino e Gina, di Andrea, di Mayno e di me. La storia di una bici predestinata alla salvezza, talmente tanto da andare oltre le sbarre. "