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giovedì 18 luglio 2013

Bianchi Pista 1967 Rudi Altig

Sempre durante la retata giornalistica fatta al Museo di Novi ho scattato le foto particolareggiate della Bianchi da pista del 1967 appartenuta a Rudi Altig, il grande campione tedesco della Salvarani.
La bici passando di mano in mano ha sicuramente subìto del maneggiamenti alla componentistica, come ad esempio il manubrio e pipa regolabile 3T, bellissimo, ma sicuramente successivo all'epoca della bici, il resto invece pare originale, con qualche riserva per la guarnitura, mentre altre sono certamente originali come le ruote e la sella Ottusi.
Ma il bello delle bici da pista sta nel telaio e nelle sue meravigliose finiture, per cui evitiamo di soffermarci troppo sulle componenti e analizziamo il telaio.
La forcella è nel classico stile Bianchi, sotto la testa è ricavata la classica fresatura in corrispondenza del punto di rotazione del tubolare, per far sì che questo non vada a toccare, sul retro della testa è ricavato uno svuoto di alleggerimento dipinto in smalto blu, lo stesso trattamento hanno ricevuto i fazzoletti di rinforzo posti all'interno dei foderi della forcella.
Le congiunzioni del telaio sono ridotte al minimo indispensabile per tenere uniti i tubi e limate il più possibile per abbattere peso, sono talmente limate e fini che passando il dito fra tubo e congiunzione si sente a malapena lo "scalino".
Il resto del telaio non presenta caratteristiche dissimili dalle altre Bianchi Reparto Corse, forse l'unico dettaglio degno di nota è la strana nervatura del carro in corrispondenza del punto di scorrimento della corona, strana perchè è doppia... lo si vede bene in foto in quanto come consuetudine sono dipinti di blu, la prima, la più lunga coincide con la normale posizione in prossimità della corona... ma spostandoci di pochi centimetri verso la scatola del movimento centrale ne troviamo una seconda, più piccola e all'apparenza inutile in quanto in quel punto non scorre nulla che possa toccare contro il telaio, l'unica cosa che mi viene da pensare è una sorta di nervatura aggiuntiva per rendere piu rigido il carro in un punto potenzialmente delicato (??).
Ultimo particolare, il tubo piantone molto esile da 25, come evidenziato dal reggisella Campagnolo. 

giovedì 11 aprile 2013

Coppinbici... Sabato 6 aprile

Lo scorso sabato a Novi Ligure, presso il Museo dei Campionissimi, si è tenuto l'evento dedicato a Fausto Coppi, la Bianchi e il suo mitico Reparto Corse. Un evento in cui i relatori d'eccezione, i collezionisti Paolo Tullini e Paolo Amadori, hanno descritto e raccontanto, davanti a tanti appassionati, la scoperta sensazionale dell'archivio personale di Pinella, il più celebre meccanico di Fausto Coppi.
Un rinvenimento fondamentale per scoprire i segreti e il modus operandi del reparto corse Bianchi, che tanto ha contribuito a far grande il Campionissimo.
Da pelle d'oca sono state le letture di alcune lettere della corrispondenza che Pinella teneva con amici e colleghi del settore, lettere in cui in maniera del tutto confidenziale e informale il grande meccanico svela passaggi sconosciuti del suo modo di lavorare, di regolare e pensare le bici di Fausto, informazioni preziosissime per ogni appassionato di ciclismo e soprattutto di Coppi.
Una bella serata, condotta dall'amico e grande storico di ciclismo Carlo Delfino che ha dato il suo, sempre, prezioso contributo, sottolineando e raccontanto anche a chi non mastica propriamente di ciclismo eroico la grande importanza di questo ritrovamento.
Sul palco erano esposte alcune bici Bianchi del reparto corse e alcune di produzione di serie a rappresentare le versioni che la Bianchi dedicò alle vittorie del Campionissimo, un posto d'onore ovviamente per le biciclette appartenute a Coppi, una da strada del 1954 e una da pista (bellissima) del 1953,  inoltre è stata svelata per la prima volta una nuova scoperta, una bicicletta appartenuta a Fausto Coppi, del 1959 ai tempi in cui correva per la Tricofilina, è una bicicletta di marca Coppi, con telaio realizzato da Faliero Masi.
Infatti durante la serata doveva presenziare anche Alberto Masi, per raccontarci la storia di questa bicicletta realizzata dal padre, purtroppo per impegni personali non ha potuto essere presente.
La serata è stata l'occasione per dare qualche anticipazione sul progetto editoriale che Amadori e Tullini hanno in serbo per i prossimi mesi, un bellissimo volume dedicato unicamente alle biciclette di Fausto Coppi!







venerdì 29 marzo 2013

Coppinbici...il mito Bianchi 6 aprile 2013 ore 21:00

In attesa della Gran Fondo Dolci Terre di Novi, nella serata di sabato 6 aprile 2013 il Museo dei Campionissimi ospiterà l’evento Coppinbici…il mito Bianchi
Durante la serata i collezionisti Paolo Amadori e Paolo Tullini racconteranno il sensazionale rinvenimento della valigia di Pinella De Grandi, il più famoso meccanico di Fausto Coppi.
Un vero tesoro per tutti gli appassionati di ciclismo d'altri tempi, l’archivio personale di Pinella contiene documenti e fotografie inedite e soprattutto i Registri del Reparto Corse Bianchi, dove sono appuntate misure e caratteristiche di tutte le biciclette Bianchi prodotte per i campioni della Squadra Corse, ponendo la parola definitiva sulle biciclette utilizzate dal Campionissimo.
Amadori e Tullini racconteranno come è nata l’idea di scrivere un libro proprio sulle biciclette usate da Fausto Coppi e durante la serata i due collezionisti ci daranno alcune anticipazioni su questo ambizioso progetto.
Durante l’evento, condotto dal famoso storico di ciclismo eroico Carlo Delfino, verrà raccontata la storia del Reparto Corse Bianchi, inoltre grazie alla presenza sul palco di numerose biciclette appartenute al Campionissimo ne verranno descritte le caratteristiche e le peculiarità e il rapporto che Fausto aveva con le proprie biciclette.
Intervengono sul palco Alberto Masi, figlio di Faliero il sarto della bicicletta, e Paolo Sterpi  del sito www.biciclassiche.com.
Durante la serata saranno presenti gli stand promozionali delle ciclostoriche La Campionissima e La Mitica, dove sarà possibile ricevere informazioni ed iscriversi all’evento.
Sabato 6 Aprile 2013 ore 21:00  
c/o Museo de Campionissimi
viale dei Campionissimi 2 Novi Ligure (AL)
Per info: IAT Novi Ligure 0143-72585 


lunedì 25 febbraio 2013

Il Mito Bianchi

Lo scorso sabato in concomitanza con l'assemblea pre-stagione del Giro d'Italia d'epoca, si è tenuto l'evento "Il Mito Bianchi" organizzato dall'UVP, con la partecipazione dello storico Carlo Delfino e dei collezionisti Paolo Amadori e Paolo Tullini.
Un evento incentrato sulla storia del Reparto corse Bianchi, sulla scia dell'importante ritrovamento da parte di Amadori della valigetta del mitico meccanico Pinella De grandi.
Ero anch'io presente sul posto, peccato che le abbondanti nevicate che imperversavano su tutto il nord Italia mi hanno costretto a ripartire prima che l'evento iniziasse, mi sono limitato unicamente a visionare le stupende biciclette Bianchi, molte delle quali appartenute a campioni, presenti sul palco... lascio dunque la parola a Carlo Delfino, anima storica dell'evento, che ce lo racconta con la sua penna sempre entusiasta:

Grande giornata di ciclismo a Monticelli Terme.  Il Mito Bianchi e Fausto Coppi sono stati gli indiscussi protagonisti della kermesse storico-tecnico-culturale  organizzata dagli amici dell’Unione Velocipedistica Parmense (UVP).
Una decina di meravigliose biciclette Bianchi erano esposte sul palco del Teatro Polivalente; meravigliose creature uscite dalle mani esperte dei telaisti Bianchi nel periodo compreso tra il 1930 e il 1968. Alcune di queste erano state “cavalcate” da Fausto Coppi in persona. Come facciamo ad esserne sicuri? Perché i romagnoli Amadori e Tullini con le loro ricerche hanno ritrovato i registri della squadra corse Bianchi, registri compilati diligentemente dal mitico Pinella e conservati gelosamente dalla  nipote Caterina.
Sotto una fitta nevicata, 150 appassionati hanno raggiunto la deliziosa località termale parmense per portare un loro contributo all’approfondimento del Mito Bianchi. Infatti non si trattava di comuni partecipanti ma di autentici esperti  in materia,  direi quanto di più ci possa essere in fatto di super competenza.   
Ma andiamo con ordine. Dopo l’intervento istituzionale del Presidente Paolo Borelli e delle autorità politiche locali, Carlo delfino ha fatto una breve presentazione dei due esperti che hanno illustrato con racconti e diapositive il contenuto di questa famosa “valigia di Pinella” di cui si favoleggiava e che adesso si è finalmente materializzata. E abbiamo visto pagine dei registri corse Bianchi che facevano venire i brividi… abbiamo avuto modo di visionare fotografie e lettere esplicative dei rapporti di Pinella con Freschi, con Drali e con Faliero Masi, abbiamo capito cosa contenevano i quadernetti con  annotate le corse a cui Pinella ha preparato prima le Frejus e poi le Bianchi, i rapporti che venivano montati, le pedivelle, il tipo di ruote e la componentistica…..le sensazioni dei corridori all’arrivo… Un vero orgasmo ciclistico. E mai, come si è soliti dire, questa volta gli assenti hanno avuto torto.
Tullini ci ha anche raccontato per  sommi capi la storia della Bianchi e la “work in progress” della realizzazione del volume sulle biciclette di Fausto, volume edito da Ediciclo (una sicurezza nell’ambito delle pubblicazioni specialistiche), cha sarà pronto per la prossima edizione dell’Eroica . Purtroppo la nevicata quasi eccezionale che si stava scatenando sulla pianura Padana ha consigliato “la ritirata” a chi doveva tornare a casa, magari anche a più di 200 chilometri di distanza.  Però quando si dice che la meta merita il viaggio…  



lunedì 4 giugno 2012

La Colnago di Roger De Vlaeminck - 1980

Dall'amico Paolo, grande collezionista e ottimo restauratore, le foto della sua ultima arrivata, la Colnago appartenuta a Roger De Vlaeminck.
 Con questa bici ha corso nell 1980 in una squadra belga di nome Boule D'or.
Tutta la bici è stata personalizzata per il ciclista belga, oltre alla serie di adesivi specifici, si possono notare svariate parti della bici, tra cui parte del gruppo completo Campagnolo Super Record, pantografati con le iniziali RdV.
   

lunedì 21 marzo 2011

Bianchi reparto corse Salvarani 1968

Sono partito diversi mesi fà con solo il telaio e con il compito di ridare vita ad una Bianchi del reparto corse utilizzata nella squadra Salvarani del 1968, il cui numero di telaio è 999433.
Fortunatamente la bici in origine era composta sostanzialmente da un gruppo completo Campagnolo Nuovo Record, per cui di non difficile reperibilità... l'unico mio sfizio fu la volontà di reperire il più possibile di componenti nuovi di magazzino... ed in parte ho raggiunto l'obbiettivo.
La particolarità di questo telaio è costituita dai terminali delle forcelle aperti, non sò quale fu la vera funzione di questa peculiarità, ma una prima bozza di questa caratteristica era già presente sulle Bianchi del reparto corse del 1964 (ai tempi di Venturelli). Altro tratto distintivo di questo telaio sono le congiunzioni che sono ulterioremente limate ed alleggerite molto di più di quanto già si facesse negli anni 50, in questo caso gli interventi di alleggerimento hanno toccato anche i forcellini (anteriori e posteriori) i quali sono stati abilmente alleggeriti con tanti piccoli forellini lungo la battuta dei mozzi.
Grazie ad una lunga ricerca fotografica ho individuato tutti i componenti che venivano adoperati al tempo su questo tipo di bicicletta, molti erano assolute novità, come il già citato gruppo Nuovo Record o come la sella in plastica Cinelli Unicanitor, altre provengono direttamente dal passato come il manubrio e pipa Ambrosio Champion.
L'unica licenza che mi sono concesso è l'adozione di altre parti alleggerite dai fori, come le leve del cambio, le maglie della catena e la corona della guarnitura, modifiche che ho introdotto per esaltarne le doti di leggerezza.
L'unico dubbio che rimaneva era assegnare questa bici ad un proprietario... analizzando decine di fotografie dei componenti della Salvarani del 1968 ho fatto dei paragoni servendomi di progammi di grafica per mettere in relazione, con le debite proporzioni, le bici raffigurate nelle cartoline dell'epoca con il mio telaio... dopo lunghe analisi credo che il ciclista che conduceva questa bicicletta fù Tommaso De Prà, discreto professionista il cui apice furono le vittorie in alcune tappe di vari giri, fra cui il Tour de France, il Tour de Suisse e la Vuelta de Espana, oltre a vari piazzamenti in altrettante manifetazioni internazionali e nazionali.
Alla ricerca di informazioni ha contribuito attivamente e con grande passione il caro amico Paolo Amadori, che ringrazio !

Per visualizzare altre foto cliccare qui:

lunedì 7 giugno 2010

Reparto Corse Bianchi 1964 di Venturelli

Molti appassionati, soprattutto alle prime armi, ambiscono alla bici antica, l'equazione è semplice: bici d'epoca = bici precedente agli anni 60...  per cui a sentire 1964 arricciano il naso: "...sì è d'epoca, ma dopo gli anni 50 le bici non sono più quelle di una volta... troppo moderne" 
Sono convinto che in certi casi, alcune bici cosidette vintage regalano emozioni pari a bici ben piu vecchie ed è il caso di questa Bianchi del 1964 appartenuta al professionista Romeo Venturelli, nato a Sassostorno di Lama Mocogno, vicino Modena, il 9 dicembre 1938.
A mio avviso è una bici spettacolare, una bici che per caratteristiche sembra l'anello di congiunzione tra le bici da corsa moderne e le eleganti biciclette degli anni 50. Infatti il telaio è sostanzialmente il medesimo di quello utilizzato in Bianchi per tutti gli anni 50 a partire dalla Tour de France del 1953, ovviamente questo essendo un prodotto dal Reparto Corse risulta differente su certi aspetti, intervenendo sulla riduzione del peso delle tubazioni e si lavoradno sull'alleggerimento ulteriore delle congiunzioni, ma nella sostanza non presenta grandi novità estetiche o tecniche, solo l'oliatore a lancetta per lubrificare il piantone di sterzo risulta inedito. 
Molto più sostanziose invece sono le novità che riguardano le componenti: il cambio è Campagnolo Record , uscito appena l'anno prima, nel 1963, la guarnitura sempre Record ha il girobulloni 151, i freni invece sono del tipo a tiraggio centrale Universal mod. 61.
La pipa manubrio da 12 cm è una 3T Gran Prix.
Una bici interessantissima, che mostra il pieno dell'evoluzione tecnica che stava trasformando la bicicletta a mezzo moderno e tecnologico, si è partiti nel 1958 grazie alle innovazioni del Gruppo Record Campagnolo e si è giunti a piena maturazione negli anni 70.
Romeo Venturelli fu considerato dallo stesso Fausto Coppi, il suo erede naturale... Al giovane Meo stavano addosso in molti, da dilettante infatti, aveva dimostrato una notevole facilità di pedalata su ogni percorso e fondo.
Lusingato dai complimenti del Campionissimo, sul finire del 1959 accettò l'offerta della San Pellegrino, (che correva con biciclette Bartali), per correre dalla stagione 1960, convinto dall'opportunità di gareggiare sotto la guida di due veterani Fausto Coppi e Gino Bartali, rispettivamente capitano e diesse della squadra lombarda.
Fausto lo scelse perchè aveva la stoffa del passista ed lo convinse che rispettando le sue rigide regole da ciclista sarebbe diventato un fenomeno delle salite lunghe. Romeo fu ospite diverse volte a Novi Ligure a casa Coppi per intensi allenamenti, a sua volta il quarantenne Campionissimo si recava al paese di Venturelli per seguirlo in alcune corse locali.
Purtroppo l'idillio tra il rampante Venturelli e campione in declino non si concretizzò mai, Romeo esordì due mesi dopo la morte di Coppi nella crono di 37km Parigi-Nizza, dove Venturelli dimostrò tutto il suo carattere battendo Anquetil (l'altro erede mai compiuto di Fausto) e Rivière. In diverse competizioni, affincato anche da altri eccellenti interpreti come Ronchini, si impose in memorabili vittorie, purtroppo Venturelli non rispettò mai completamente le ferree regole del buon ciclista impostegli da Coppi all'esordio della sua carriera.
Nonostante lo stupore dei vari direttori sportivi della squadre in cui militò, per via della sua prodigiosa pedalata fluida e progressiva, terminò la sua carriera nel 1971 con solamente 6 vittorie da professionista in bacheca, l'ultima al Giro del Piemonte del 1965. Coppi era Campionissimo anche per questo: la sua dedizione alla bici, al ciclismo, alle diete, alla salute e all'allenamento furono indispensabili durante la sua carriera... la mancanza di sacrificio da parte di molte stelle promesse le fecero bruciare troppo in fretta.