venerdì 6 febbraio 2009

Cimitero di elefanti


Per chi come me è nato negli anni ottanta di certo non ha potuto mancare di vedere il classico Disney "Il Re leone".
A me ha sempre fatto ansia il "Cimitero degli Elefanti" di cui si parla nel cartone... l'altro giorno ho avuto una sorta di dejavù.
Un mio caro amico mi viene a riferire che nel campo di un suo conoscente, nell'alessandrino, ci sono disseminate centinaia di vecchie bici, in meno di un secondo mi si illuminano gli occhi. in men che non si dica, non penso ad altro e minaccio il mio amico di portarmici, altrimenti gli brucio la casa... poche decine di chilometri e siamo sul posto. In un campo brullo e rinsecchito una coltre di neve fradicia ricopre una vallata di telai contorti. Troppa neve e troppi rovi... qualche manubrio e qualche pedivella affioravano quà e là come i crocchi a primavera... controllo le previsioni... aspetto il sole e odio la neve... aspetto che la distesa ferrosa si palesi in un giorno di sole... c'è troppa neve da 'ste parti, la neve fà anche bene per le nostre vigne del Gavi, fà da cappotto alle radici... ma non fa bene per le bacchette, non solo quelle abbandonate nei campi... anche le mie signorine scalpitano nella bottega per scorrazzare sulle mulattiere a primavera. State buone... il sole si avvicina ed io odio la neve.

(Aggiunta: la neve si sciolse e qualcuno arrivò prima di me, a primavera non c'era più nulla!)

venerdì 23 gennaio 2009

Luce nella notte

Oggi, bazzicando tra gli album di Flickr è saltata fuori questa immagine.
Un fanale, o almeno qualcosa del genere.
Negli anni ho visto fanali di tutti i tipi, materiali e forme, ma uno così non lo avevo mai visto. Analizzandone le forme, sul momento mi è venuto in mente un gioco di specchi, una sorta di "specchi ustori" alla Archimede. 
Questo fanale arriva dritto dalla fine dell'ottocento, quando era molto importante farsi vedere al buio, i fanali dell'epoca erano quasi sempre a candela o a petrolio (l'acetilene arrivò poco dopo), una lieve luce, quanto bastava per essere individuati di notte, scongiurando l'eventualità di farsi travolgere dalle carrozze.
In questo caso il bussolotto zigrinato contiene una candela che quasi certamente è spinta verso l'alto da una molla elicoidale, lo specchio posto sul retro permette di accentuare la potenza della fiammella, mentre il vetrino anteriore consente un minimo di protezione dall'aria, per evitare di far spegnere la fiamma della candela. 
Francamente tra tutti i fanali dell'epoca questo mi pare poco efficente... se c'era vento laterale il ciclista doveva munirsi di parecchi cerini, ma la forma è davvero straordinaria, un opera d'arte industriale! rifatevi gli occhi profani del Radius o del Bosch!
Fonte foto: Album Flickr di "Iego"

mercoledì 21 gennaio 2009

Il restauro di una bicicletta d'epoca...


Cos'è per me il restauro di una bicicletta d'epoca... è più che  una passione, non è nemmeno un hobby, è molto di più... è quasi uno stile di vita ormai. La polvere di ruggine ti entra in circolo e diventa tutt'uno con te, ti modifica radicalmente la giornata, ti obbliga a buttare sguardi curiosi nei cortili della case, ti fa lanciare occhiate da maniaco ai ciclisti che ti passano affianco con qualsiasi bici che emetta un cigolio, ti obbliga a desiderare di caricarti in auto tre, quattro, cinque bici alla volta sfregiando per sempre la moquette del baule, all'estremo ti induce a cambiare auto, arrivando a farti acquistare mezzi di trasporto che fino ad allora avresti felicemente lasciato al fornaio o all'idraulico, mina i rapporti di coppia inducendoti ad appropriarti sempre di più degli spazi in casa.... ti rincoglionisce insomma, ti formatta le sinapsi celebrali...
Chi come me, partiva già con la mania verso le cose vecchie e tutto ciò che è meccanico  ne è rimasto fregato perchè nella raccolta biciclettara qualche anticaglia di vario genere nel mucchio ci scappa sempre, allargando a macchia d'olio quella che ormai è una vera e propria patologia.
Passi ore a scervellarti per trovare il pezzo mancante, mentre di sera in una fredda cantina, sradichi ruggine centenaria da pezzi di ferro apparentemente informi, ma il pensiero corre già a primavera quando potrai tornare in sella alla nostra amata dueruote, per mulattiere e campagne, allontanandoci dalla civiltà moderna cercando di immedesimarsi per pochi istanti nella vita del tempo che fù... e magari, perchè no, cominci a farti crescere un paio di baffi da un novello gentiluomo coi pantoloni alla zuava e la giacchetta di fustagno.
Tutta questa filippica per rassicurare tutti quelli che evidenziano i primi sintomi e che leggendo, magari, potranno trovare conforto...Viva la ruggine!

lunedì 19 gennaio 2009

Figlia di N.N.













L'amico Marco da FI l'ha rifatto... è riuscito per l'ennesima volta a far rinascere ed a esaltare un vecchio rottame !
Giudicate voi... qua sopra vi è uno scatto di come la si ritrovò in un landrone umido, nessun marchio, nessun blasone batteva sulla componentistica di questa vecchia dueruote... a volte basta così poco per far desistere molti da polvere e ruggine, ma non Marco che si innamorò della potenza e dell'artiginalità di questo mezzo e decise di dedicarvi giornate di feste natalizie in quel di Scandicci... ed ora eccola brillare! Forse ancor più bella di 70 anni fà, penso io... ora è proprio una bella signorina, tutt'accessoriata perlopiù !
Il portagiornale, un bel Bosch Rotodyn, una molleggiata sella in cuoio, una maniglia in alluminio nel vertice inferiore... e pure una raganella.
Sarà contenta ora che l'umidità è solo un vecchio ricordo... merito di Marco che porta in dote su ogni sua bici un tipo di restuaro che apprezzo molto nelle biciclette di modesto valore collezionistico, perchè ben si interpone tra un conservativo e un restauro totale.

venerdì 26 dicembre 2008

Michele Marziani "Umberto Dei"

Cari amici ciclobacchettoni, interrompo le abbuffate natalizie e le sospirate vacanze per segnalarvi l'uscita di un romanzo... vi domanderete che ci azzecca un romanzo in un blog sul restauro di bici d'epoca... poco o niente... non si tratta infatti di una guida nè di un manuale, ma dentro ambientazioni noir e sfondi tinti di giallo il romanzo forma un crocevia di sentimenti e passioni che incrocia la passione per le biciclette d'epoca, sul restuaro delle Dei in particolare. Arnaldo, il protagonista, molla il suo lavoro di broker, sicuro e gratificante, per dedicarsi al 100% in un negozio di biciclette, restaurando le sue amate Umberto Dei, che lui non considera un persona, bensì un Mito. Il romanzo tutto, ha come sfondo il mondo delle bici, ma vuole spingersi più in là andando a toccare con ironia il tema forte del pregiudizio verso gli immigrati, narrando le vicende di Nas, giovane studente afgano, che Arnaldo prende sotto la sua ala come aiutante meccanico per la sua piccola officina. Una storia che ha il sapore di una favola contemporanea, poetica e reale.
L'incipit: Quando ho visto brillare gli occhi di Nas di fronte alla mia Umberto Dei allora ho capito: la cultura è universale, altro che storie. È successo un pomeriggio di quelli in cui la luce nella bottega entra di taglio, quando il cielo è pulito e si sente il profumo dei glicini sul naviglio. Il ragazzo è entrato e sembrava un marocchino come gli altri, quelli che vengono a vedere se possono mettersi a posto la bicicletta coi tuoi attrezzi e se va bene ti lasciano un paio di euro, sennò si portano via pure una chiave o le pezze col mastice. Di solito non m’importa e li lascio venire. Non mi piace che di questa città si dica nel mondo che c’è diffidenza. Anche se a dirla per intero sarebbe pure così, ci si guarda tutti con un po’ di sospetto, anche qui sulla Martesana. Ma io vengo da un’altra vita, ho imparato che è meglio farsi portar via una chiave che lasciare la gente a piedi in mezzo a una strada.

"Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta" (Cult Editore, Firenze, euro 9,5, distribuzione Rizzoli).

Ringrazio l'autore Michele Marziani che segue il mio blog ed ha voluto che fosse presente anche il suo Romanzo.

giovedì 18 dicembre 2008

Radialmente odiosi

Nel restauro di una bicicletta d'epoca, nulla è più odioso e noioso, che lavorare sulle ruote.
Se la raggiatura regge basta un restauro conservativo senza smontare la ruota, ma la fatica è notevole... bisogna destreggiarsi tra i nipples facendo lo slalom tra i raggi arrigguniti, scorticandosi per bene le mani! 
Ma quando la raggiatura và rifatta? 
Un weekend mi sono messo a studiare l'intreccio vorticoso della raggiatura e con una tecnica tanto arzigogolata quanto improvvisata... ce l'ho fatta!
Finchè non ho scoperto l'esistenza della centratura... i raggi erano tutti storti. "Poco male - pensai- li porto da un ciclista e mi faccio fare la ruota" ....NADA... nessuno è più capace a fare le raggiature... complici i nostri tempi, tempi in cui costa meno una ruota già assemblata a Taiwan piuttosto che perdere ore a noiose sessioni di raggiatura che al cliente costerebbero spropositi.
Ma le considerazioni socio-economiche non mi interessano... devo assemblare una ruota! Si sparge la voce e trovo un settantenne di un paesino alle pendici dell'appennino locale che grazie a dio è capace a raggiare, in mezzagiornata le ruote erano pronte e centrate!
Memore di questa mini odissea ho deciso di salvagaurdare il più possibile le ruote, così da evitare di disturbare ancora il mastro raggiatore.

(Aggiunta: Poco dopo ho conosciuto l'amico Claudio che mi ha insegnato a raggiare le ruote. L'imbastitura, con un minimo di pratica, risulta un lavoro facile, la centratura è un pò piu complessa, ma con pazienza e un buon truschino -ovvero il centraruote- i risultati arrivano prima o poi!)

giovedì 11 dicembre 2008

La Vetrina

Questa volta, più di altre, dovette assai sudare il buon Marco da Scandicci, non solo per portare alla luce i dettagli del suo ritrovamento, che per sua fortuna si consevava più che bene dopo cent'anni di carriera, ma per dargli un nome. Un ciclo a bacchetta, di natura ignota, solo le sue forme accattivanti e sportive saltavano all'occhio e alla mente si iniziava a immaginare l'Inghilterra tardo vittoriana... settimane di ricerca su vecchi cataloghi confermarono la pista inglese, una Star mod. C Roadster!
La Star Cycles di Wolverhampton produsse biciclette complete dal 1876 al 1915.

Le soluzioni tecniche sono di prim'ordine, nulla di innovativo o di particolare, ma che rendono ancor più onore a questo capolavoro di eleganza essenziale: pedali a sega, ingrassatori con cappuccio ad elmo, freneria a fascetta, parafango anteriore tronco.

Per finire piccolo aneddoto accaduto durante le operazioni di smontaggio, Marco coadiuvato da giovani velocipedisti (uno 92enne e l'altro 60enne), riscontrarono i cuscinetti a sfera del movimento centrale più grandi che abbiano mai visto in tanti anni, grandi come biglie, si racconta! Ora non c'è più questa Signorina, ma non è andata distrutta, il vecchio Marco a malinquore dovette cederla, ma oggi si trova nel posto giusto dove una bella Signorina come questa dovrebbe stare per essere ammirata ed ambita, ovvero in una Vetrina...