venerdì 1 febbraio 2013

GUIDA: le categorie di marchi

Spesso, nel rispondere alle vostre mail, cito terminologie quali Marchio locale, Bici artigianale, ecc...
di risposta, in molti mi domandano cosa significano questi termini, con quella piccola Guida, cerco di spiegare in cosa consistono queste "categorie".

Prima di tutto ci tengo a fare un piccolo incipit storico: 
L'industria ciclistica moderna si sviluppa in Italia nei primi del '900, ma quasi fino alla fine degli anni 10, gran parte di essa si basava su importazioni dall'estero di biciclette complete, componenti e telai.
Sfogliando le pubblicità dell'epoca si noterà che moltissimi rivenditori e negozianti commerciavano biciclette di marchi esteri e le poche ditte italiane che azzardavano di sfoggiare il proprio marchio, spesso utilizzavano componenti di importazione o bici assemblate su licenza. I marchi italiani che già dal finire dell'800 si attrezzarono per una produzione propria si contavano sulle dita di una mano e questi pionieristici industriali, grazie alla loro lungimiranza furuno quelli che in seguito si imposero con maggior successo sul mercato italiano, tra questi citiamo alcuni esempi come: Wolsit, Atala, Bianchi, Maino, Dei e Ganna. 
Solo con l'avvento degli anni 20, e con l'affermarsi della bicicletta come mezzo di trasporto valido e sicuro, vi fu la prima vera ondata di imprenditoriale italiana, moltissimi furono gli imprenditori e artigiani che si lanciarono in questo nuovo, fiorente, mercato e nacquero così decine fabbriche e fabbrichette, negozi e botteghe e col tempo il settore dell'importazione estera lasciò il passo alla produzione nazionale.
Per questi motivi, questa Guida prende come riferimento il periodo che và dagli anni 20 agli anni 60, ovvero dalla piena autonomia industriale fino al primo boom economico, quando il mercato delle biciclette accuserà un forte declino con la diffusione di auto, moto e scooters.

Alcuni esempi di pubblicità di primo 900, con prodotti esteri d'importazione 
Il mercato delle biciclette, nella precaria economia italiana, era molto ampio e variegato, vi erano potenze industriali che rifornivano tramite concessionarie, agenti e filiali tutta l'Italia ma anche piccoli negozi di paese che si ingegnarono per vendere biciclette popolari, nel mezzo marchi e fabbriche di vario livello, che vado a descrivere a grandi linee: 

Le potenze industriali:
Erano i marchi blasonati il gotha della industria ciclistica nazionale e spesso si affacciavano anche in campo motoristico.
In un Italia dove la bicicletta era IL mezzo di trasporto, i loro prodotti erano quelli di prima fascia, venduti su tutto il territorio nazionale con un ampia rete di vendita. Tra questi, per fare un esempio possiamo citare: Bianchi, Legnano, Taurus, Maino, Ganna, Umberto Dei, Atala.
Generalmente erano marchi con alle spalle impianti produttivi in grado di sostenere grandi produzioni e una vasta gamma di tipologie di bicicletta, inoltre anche grazie a massicce campagne promozionali e sponsorizzazioni di squadre ciclistiche i loro prodotti erano quelli piu ambiti, ammirati e venduti.
Grazie alla loro potenza industriale potevano produrre in proprio molte delle componenti di una bici, pertanto potevano permettersi di personalizzare a piacimento le proprie biciclette. Anzi, la personalizzazione e i relativi brevetti erano elementi fondamentali per rendere subito riconoscibile il proprio prodotto ed imporsi sul mercato. Ogni grande marchio aveva il suo stile ben definito, destinato a durare nel tempo e creare una sorta di family feeling che rendesse il proprio prodotto distinguibile e accattivante, ecco quindi che marchi come la Maino dotava le proprie bici della tipica testa a tre lame sovrapposte, la Bianchi si riconosceva dal tipico sistema frenante a pistoncini, le Legnano dal bullone stingisella posto in una posizione inusuale.
Ovviamente queste bici sono facili da riconoscere, oltre ai tipici tratti stilistici moltissime parti della bici erano marcate con il nome del marchio.
Tipico bullone stringisella Legnano
Testa della forcella Maino
Il sistema frenante tipico delle Bianchi
Marchi importanti :
Appena sotto ai marchi blasonati c'erano moltissimi marchi di una discreta importanza, magari non erano dotati di enormi stabilimenti e centinaia di operai, ma grazie ad una certa notorietà (spesso derivata dalla precendente carriera sportiva dell'industriale) e una struttura commerciale ben organizzata poterono ritagliarsi fette importanti di mercato. Non potendo competere direttamente con il potere economico di rivali ben più prestigiosi come Bianchi o il Gruppo Emilio Bozzi (Wolsit e Legnano) dovettero specializzarsi in alcuni settori: chi si gettava nel campo delle bici di gran lusso, stupendo il cliente con effetti speciali ottenuti grazie ad una produzione artigianale e raffinata, tra questi marchi citiamo Prina, Gloria, Stella Veneta, Ciclo Piave, Olympia altri puntarono sul rapporto qualità prezzo e l'affidabilità come Wilier, Torpado, Amerio, Girardengo e Gerbi altri ancora su precisi segmenti di mercato, come ad esempio la Doniselli con le sue rinomate bici da lavoro.
La produzione era semi autonoma, in pochi si potevano permettere una completa produzione in proprio della componentistica, ma grazie alla discreta forza economica potevano richiedere una produzione ad hoc del componente con conseguente personalizzazone alle ditte specializzate.
Anche in questo caso il riconoscimento del marchio è abbastanza facile, anche a questi livelli di produzione il marchio veniva riportato un pò ovunque sulla bici e nelle bici di maggior pregio non si lesinava nel personalizzare la bici con i tratti tipici del marchio.
Il meraviglioso sistema frenante delle Gloria Garibaldina
Marchi minori:
Erano perlopiù  piccole fabbriche e officine che nonostante le dimensioni modeste riuscivano a sostenere un mercato di buon livello, soprattutto a livello regionale e locale. 
La produzione era semi artigianale, gran parte della componentistica veniva acquistata da ditte esterne specializzate come ad esempio la Rizzato che produceva una vastissima gamma di componenti, telai e congiunzioni. Solitamente questi marchi si limitavano a farsi stampare il proprio logo o marchio sulle componenti ordinate, una volta in fabbrica le componenti venivano verniciate e cromate e infine venivano assemblate le bici.
In genere l'offerta di questi marchi  badava alla sostanza, le biciclette erano destinate ad una fascia più popolare, abbattendo completamente i costi di produzione il loro punto forte era la qualità a prezzo modico.
La rete di vendita era modesta, il cliente comprava direttamente in fabbrica oppure eventualmente tramite i negozi che distribuivano il prodotto sul territorio locale. Di questa tipologia di marchi se ne contano moltissimi, molti dei quali sono anche sconosciuti in quanto si può percepire il livello del marchio solo analizzando la diffusione delle bici giunte fino a noi. Le informazioni  su molti di questi marchi sono andate perdute, indagando nel vostro paese qualche notizia giunta fino ai nostri giorni è possibile ancora trovarla.
In questo sottobosco di marchi citiamo alcuni esempi come la Gitan di Piacenza, la Santamaria di Novi Ligure, la Robur di Padova, la Pecorari di Reggio Emilia o la Traldi di Milano. In alcuni casi determinati marchi sorti in posizioni geografiche particolari, dove la rete di vendita dei marchi piu prestigiosi era poco radicata, si imposero in maniera molto evidente, coprendo una vasta fetta del mercato locale e regionale, tra questi citiamo la Faust di Napoli, la Paravidino di Genova o la Boeris di Torino.
Piu si scende di livello e minori saranno le possibilità di risalire alla marca nel caso la bicicletta ritrovata fosse in pessime condizioni, ma comunque in genere questi marchi erano ben rifiniti e non è raro trovare i marchi incisi sulle componenti o sui fregi al manubrio.

Marchi artigianali o assemblatori:
Si trattava perlopiù di negozi e botteghe di paese o di quartiere che vendevano bici di marchi noti e riparavano cicli, i più attrezzati si dotarono di una piccola officina dove poter assemblare bici col proprio nome. Erano bici popolari, molto economiche, destinate a chi non poteva permettersi bici di marca oppure nella bici cercava solo uno spartano mezzo di locomozione. Alcuni bottegai si rifornivano dalle ditte specializzare nella produzione di componenti altri si rivolgevano anche ai marchi minori di biciclette, i quali per aumentare i profitti non si rifiutavano certo a destinare parte della propria produzione telaistica a questi assemblatori.
Di norma gli unici segni distintivi che gli artigiani e assemblatori si permettevano erano le decalcomanie col proprio marchio e la staffa porta fanale personalizzata con l'iniziale. Non è raro però trovare bici artigianali rifinite con pedivelle e mozzi marcati. 
Inutile citare dei nomi, in Italia non si possono contare nè catalogare la miriade di piccoli artigiani e bottegai che hanno assemblato biciclette, ma un pò della loro storia la si può ancora trovare girando per la propria città, è facilissimo infatti trovare biciclette di questi piccoli marchi girovagare ancora per le strade dei nostri paesi, d'altro canto sono questi piccoli negozianti che hanno messo in moto l'Italia operaia!
Purtroppo nel voler riconoscere queste bici è quasi sempre necessario disporre di bici ben conservate, così da poter leggere ancora le decalcomanie, di norma se vi capitano bici anonime, prive di marchi e loghi, con grande probabilità si tratta di bici di questo tipo. 
Molti di questi artigiani era semplici negozianti o ripara bici, quindi era una pratica comune rimettere a nuovo le vecchie biciclette usurate, pertanto non è inusuale trovare bici di tutt'altra marca aggiornate e riverniciate con le decalcomanie del negozio che ha effettuato il lavoro. Ad esempio nelle mie zone è facilissimo trovare vecchie Maino rimesse a nuovo con decalco e fregi di negozianti e artigiani.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

e' sempre un piacere leggerti per la gentilezza del tratto come si diceva una volta.
ad ognuno, grande o piccolo, grande rispetto e dignità.
e poi posseggo una bici di quasi la metà dei marchi citati.
mi hai fatto sentire ricco d'onore come diceva Pereda.
mad max

Anonimo ha detto...

Buona sera, da poco sono venuto in possesso di una bicicletta risalente agli anni 40/50 di marca Pollone (Cicli Pollone Vercelli). Mi potreste aiutare a saperne di più riguardo la storia di questo marchio? Mille grazie