martedì 26 febbraio 2013

Guerciotti primi anni 60

In risposta al post di ieri riferito alla mia Bianchi Fulmine mi giungono le foto di questa bicicletta di proprietà di Fabio.
In pratica si tratta di un telaio di una Bianchi Freccia/Fulmine con livrea Guerciotti. Stando a quanto dicono alla Guerciotti, pare che nei primissimi anni 60, quando Italo e Paolo aveno da pochi anni appena aperto bottega a Milano in via Petrella, utilizzassero telai Bianchi Freccia come base per le loro biciclette.
Francamente la cosa mi suona un pò strana, in quanto non vi sono altri casi documentati in cui la Bianchi abbia fornito telai a terzi, credo che più semplicemente si tratti di una classica rimessa a nuovo con conseguente aggiornamento di una vecchia bicicletta da corsa... una pratica assai diffusa nelle officine del tempo e la Guerciotti, al tempo, era proprio una piccola bottega.
La bici è assemblata con componentistica mista, proveniente da varie epoche, sintomo che negli anni ha sicuramente subito ulteriori maneggiamenti.
Questo bicicletta, all'apparenza di scarso interesse collezionistico, porta in dote una bella testimonianza delle origini "popolari" dei grandi Guerciotti, che nel corso del tempo hanno scritto una pagina importante del ciclismo italiano... già a partire dai primi anni 70 si imposero a livello nazionale con la fama di grandi telaisti e in breve tempo il nome circolava a livello internazionale, tanto che il marchio è attivo tutt'oggi e gode di ottima fama.
Qualunque sia la realtà, che questa sia una rimessa a nuovo di una vecchia Bianchi o effettivamente si tratta di una Guerciotti poco importa, rimane il fatto che la bella conservazione della livrea Guerciotti con tanto di decalcomanie mette in luce le origini e i modi di operare popolari dello storico marchio milanese.
Sottolineo questo passaggio perchè è intenzione del proprietario riportare la bici ad essere una Bianchi Freccia, in via privata ho già sconsigliato per vari motivi, soprattutto economici, di procedere con una operazione del genere, perdere la testimonianza che questa bicicletta ci ha tramandato fino ai nostri giorni sarebbe un vero peccato. Quando si è di fronte a bei conservati, bisogna sempre pensarci dieci volte prima di cancellare la Storia, qualunque essa sia, perchè come dico sempre a chi si avventura in un restauro totale: quando hai sverniciato e sabbiato, non si può tornare indietro, e quasi sempre ci si pente!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Comprendo il desiderio di possedere biciclette dal nome altisonante, e' una esperienza che ho passato anche io ma poi me ne sono pentito.
Mi permetto di concordare sul consiglio di non procedere a stravolgimenti radicali.

Alessandro

Giorgio Togni ha detto...

Mah
Contanto che Lino Tempesta zio dei Guerciotti e loro telaista di riferimento, sembrerebbe aver saldato per piu' di una decina d'anni, per Bianchi, e quindi parliamo degli anni 60, potrebbe anche essere confermato l'uso di Bianchi freccia, o addirittura la produzione di telai per il marchio Guerciotti, con le stesse specifiche dei Bianchi...essendo il telaista in comune

Giorgio Togni ha detto...

dimenticavo, ci sarebbe anche un periodo pre Tempesta, e presumo post Bianchi freccia, di Guerciotti by Galmozzi..