giovedì 1 aprile 2010

Marastoni

Alcune settimane fà Livio mi inviò le foto di una delle sue bici di famiglia, una Marastoni del 1977, così mi ritornarono in mente le parole di un mio amico collezionista che tra un bicchiere di rosso e l'altro mi raccontò della sua visita in emilia dal maestro Licinio Marastoni... 
Licinio Marastoni nasce nel 1922, a Reggio Emilia, già poco più che ragazzino si avvicina alla bottega di un tal Mattioli, telaista della città. Si narra che negli anni 30 fosse buona norma che la famiglia dell'apprendista pagasse una mazzetta ai bottegai che offrivano l'indottrinamento al lavoro, in questo caso Mattioli non volle nulla, la grande abilità e passione del giovane Licinio erano sufficenti. Tant'è che poco più che 17enne iniziarono a circolare per la città emiliana i primi telai con inciso il nome del giovane Marastoni.
Inizia la guerra e tutto si ferma, nel 1949 Marastoni si appoggia ad un finanziatore, assieme fondano una piccola ditta, la Cicli Grasselli-Marastoni. Tutto procede senza infamia e senza lode fino al 1960 quandò si ritrova la ditta in mano per il pensionamento del socio Grasselli.
A seguito ad una visita presso un collega che produceva apparecchi di illuminazione a gas ebbe l'intuizione... chiese all'amico industriale se fosse possibile produrre parti di biciclette in microfusione con la stessa tecnica vista per produrre le componenti delle lampade a gas... la risposta fù: certamente!
Marastoni fù il primo a produrre congiunzioni e particolari con la tecnica della microfusione. Il grande passo lo fece in seguito all'incontro con Cino Cinelli, quest'ultimo rimase tanto colpito da questa tecnica produttiva che lo finanziò a tal punto da portare la sua produzione in microfusione a quantitativi industriali.
Licinio Marastoni non fù mai avvezzo all'imprenditoria, lui era un artigiano, un sarto e tale rimase per tutta la vita... e lo è tutt'ora!
Produsse telai per tanti campioni, raggiungendo l'apice costruendo la bici di Moser con cui vinse il Giro nel 1984... nella prima foto in alto lo vediamo ancora sorridente e pieno di enstusiasmo davanti alla bacheca del suo Club, nella vetrina trova il posto d'onore la bici appartenuta al figlio tragicamente scomparso in un incidente d'auto nel '72, una bici speciale, nel colore  scelto da Marastoni per le sue bici, un colore scelto per puro caso... la leggenda narra che, come accadde per Emilio Bozzi anni addietro, Licinio era alla ricerca di un colore che lo differenziasse dai suoi diretti concorrenti emiliani. Un giorno, passeggiando, si imbattè in un ramarro morto, il colore era tanto bello che Marastoni si mise l'animaletto morto in tasca e lo portò dal verniciatore dicendogli: lo voglio così !
Naque il Verde Marastoni!

10 commenti:

Stefano 89 ha detto...

Che bella storia!! Ma c'è ancora il signor Marastoni?

P. De Sade ha detto...

si si... a Reggio Emilia devi chiedere al Club Marco Marastoni... hanno una squadra corse e lui fà ancora la manutenzione alle bici !

Stefano 89 ha detto...

Uao! :-)

bavattolo ha detto...

Non tutti sanno che questo Signore negli anni 50 era in contatto diretto con Tullio Campagnolo e la Simplex, non aveva gli strumenti ma le idee, fra le tante fornite il serraggio stringicannotto della Campagnolo, da Tullio brevettato. Per quanto riguarda le saldature sempre in quegli anni qualcuno si accorse che non erano saldate come tutte le altre e andarono da lui due giovani ventenni per capire e lui gli fece vedere come fare, quei ragazzi Ernesto Colnago e Ugo De Rosa non hanno mai speso una parola in suo onore. Negli anni 60 la squadra corse Palmolive (verde) era la sua. Forse non tutti sanno che la Bianchi di Felice Gimondi la costruva Lui.

P.De Sade ha detto...

@Bavattolo

...sono curioso in merito alla Bianchi di Gimondi, ti riferisci a quella del '67 o quella degli anni 70 ??

bavattolo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bavattolo ha detto...

Salvarani 1966

P. De Sade ha detto...

Ciao BAVATTOLO,

Ho alcune informazioni da chiederti riguardo la questione Marastoni-Bianchi... mi puoi contattare via mail che ne discutiamo?
p.desade@gmail.com

Fabrizio Mereu ha detto...

Uè ragazzi, io sono il fortunato possessore di uno dei telai forgiati da questo superbo artigiano... purtroppo della componentistica originale (visto che l'ha acquistata mio padre, che era del '39) è rimasto il solo telaio con forcella e il cambio Campagnolo (IL cambio da corsa :)... ma ancora oggi, dopo quasi 50 anni, la mia bici è al pari di tutti i moderni telai! Artigiani di Reggio Emilia contro tutti!!!

uxghera ha detto...

ho rivisto licinio recentemente, sta benone. a proposito, licinio costrui' il telaio di moser , da strada, del giro 84. e licinio ando' a trento ad avviare cicli moser, ospite dei moser...lui, la moglie, ed il cagnolino...infine, le congiunzioni in microfusione fu licinio, il primo.come le levette cambi a fili interni...