martedì 20 aprile 2010

Maino Campionissimo 1934

Quando la presi, ormai mesi fà, era sotto mentite spoglie... civilizzata dal manubrio da passeggio e paracatena, per fortuna i tratti distintivi c'erano tutti e devo dire anche ben conservati !
Una Maino Campionissimo, come reca ancora la flebile decalco sul piantone dello sterzo, appena sopra il fregio in ottone... del 1934.
Forse uno degli ultimi modelli da corsa Maino prodotti con le caratteristiche di qualche annetto addietro: giroruota e freni Bowden Asso con molle di ritorno applicate a fascetta.
Infatti, contemporaneamente era già presente in listino il modello Supercampionissimo, dotato anche di cambio Vittoria Margherita.
La conservazione a prima occhiata non pareva ottimale, soprattutto nelle parti bianche, la vernice era ingiallita da anni di lavoro duro (e sporco), ma è risultato facile rinnovarla e far risplendere il suo bel grigio Maino. Le parti bianche, come già detto, erano al parte più critica, la ruggine aveva già lavorato parecchio, soprattutto sulle ganasce del freno, ho riportato a ferro e lucidato. Per fortuna la maldestra applicazione del carter ha salvaguardato la corona con le mitiche iniziali G, M, A, acronimo di Giovanni Maino Alessandria.
Nel tempo sono andati perduti i pedali e il manubrio, due ricambi praticamente impossibili da reperire come da catalogo, più facile trovarne di coevi... ho provveduto appunto a rimpiazzarli temporaneamente con materiale similare per epoca e forma... se la sorte mi sarà amica, chissà, forse un giorno reperirò il mitico manubrio piega Girardengo in fero e i due pedali a sega con inciso il nome del marchio alessandrino, per ora mi accontento che dopo 80 anni si sono salvati elementi tanto delicati quanto rari, come i galletti in ottone marcati Maino e l'oliatore per la catena, anch'esso in ottone.


13 commenti:

Anonimo ha detto...

Madonna che roba...

paracorto

Bilvio ha detto...

Spettacolosa...

marcovaldo ha detto...

porco qui porco la che bella! (invidissima), bè mi mancano solo: le ruote, le pedivelle, la corona, i freni, i mozzi, il manubrio, l'attacco e poi riesco a finire il telaio che ho trovato, avanti coi carri.

Stefano 89 ha detto...

...insomma ti manca tutto!! Loso com'è trovarsi in questa situazione :-( mi è capitato più di una volta... ma il risultato finale vale la pena (e la spesa!!!!!) :-D

P.De Sade ha detto...

..lo so ragazzo, è dura... la Campionissimo è tra le più difficili da ricostruire perche quasi ogni pezzo è inedito. alcune parti puoi sostituirle con ricambi similari, ma molte altre sei praticamente obbligato a trovarle... parlo ad esempio della guarnitura o dei mozzi...

...buon lavoro ! ;-)

marcovaldo ha detto...

...e se la guarnitura fosse ottenuta con taglio a laser e poi tornita da un esemplare originale che ho (n.d.r.: signorina del '34, mayno ne sa qualcosa se si ricorda) sono troppo disonesto?
chiaramente senza spacciarla per originale! (ipotizzando peraltro un lavoro perfetto...)
troppo ardito?

P. De Sade ha detto...

beh... in sostanza la riproduzione delle parti è una tecnica assai utilizzata anche da grandi collezionisti... soprattuto di parti come portaborracce, strappachiodi, manubri, ecc..
Inoltre se guardi questa Maino, che era esposta al museo Bartali, ha la corona fatta con la tecnica che dici tu... il risultato non è uguale, ma è soddisfacente...

http://biciclettedecadence.blogspot.com/2009/03/il-campionissimo-atto-2.html

Stefano 89 ha detto...

Perchè no? Ormai la riproduzione fedele di parti ormai irreperibili o rarissime è una realtà ben avviata, che tenderà ad aumentare la sua portata. Pensate ai pedali Bianchi, Dei, Taurus, ai gommini, agli stemmi Taurus... dove si potrebbero trovare gli originali ormai, oltretutto cme nuovi nel caso di restauri integrali?? E che prezzi dovrebbero avere, quando quelli consrvati male superano i 200 euro? Sarebbe un hobbi per soli milionari... per fortuna che c sono le repliche, almeno delle parti "di consumo" o più rare!

Stefano 89 ha detto...

Scusate gli errori, ma il computer mi salta le lettere e non ho riletto :-(

Anonimo ha detto...

Che bella prospettiva, non c'è che dire ! Per adesso un pedale o una guarnitura replicata ancora si riconoscono lontano un miglio, ma domani ?

paracorto

Stefano 89 ha detto...

Lo so, gli originali saranno sempre meglio... però converrai anche tu sul fatto che le parti "di consumo" o più rare sono ormai introvabili, e sempre peggio sarà in futuro! ...e uno come fa a finire il restauro? :-)

P.De Sade ha detto...

Paracorto, ha un suo pensiero, che è del tutto condivisibile... lui sostanzialmente dice: il restauro lo si deve fare con criterio, pazienza e ricerca ricercando i pezzi originali a costo di attendere anni, altrimenti diventa un "supermarket"... pensiero del tutto giustificato... capisco però, perchè io sono il primo, che quando hai lì una bici non vedi l'ora di terminarla e spesso trovi delle scorciatoie.

Maurilio Guerini ha detto...

capisco che il "rifatto" può anche non essere "ben" rifatto
ma quando è fatto con amore e cura non si distingue dall'originale
Ricordatevi che i cavalli in piazza San Marco sono delle COPIE
ma sono talmente ben fatti che vengono da tutto il mondo per fotografarli..