martedì 8 novembre 2011

Galmozzi 1948

Gli amici Luca e Franco ci mandano le foto del loro ultimo lavoro, una stupenda Galmozzi del 1948.
Frutto della maestria del telaista milanese, ai tempi attivo in via Melchiorre Gioia, questo esemplare si distingue per il raro forcellino predisposto per cambio Simplex.
Dunque per il restauro è stato scelto l'intero gruppo Simplex, partendo dal cambio a doppia puleggia Tour de France in combinazione con un deragliatore manuale che agisce su doppia moltiplica montata su pedivelle Magistroni, sempre della francese Simplex i mozzi a sgancio rapido.
Per il manubrio è stato scelto un prestigioso Cinelli in acciaio con relativa pipa.
Chicca finale: una Brooks con rivetti marcati Galmozzi !

lunedì 7 novembre 2011

Catalogo Stucchi 1924


Grazie all'amico Paolo che ci invia le copie di un preziosissimo catalogo Stucchi del 1924.
Biciclette blasonate, finiture di pregio, modelli dai nomi altisonanti... gioia per gli occhi dei collezionisti !
Fra tutte le biciclette proposte spicca il modello Royal, dotata di mozzo posteriore a perno sfilabile, medesimo concetto proposto dalla Bianchi con la R Super nello stesso anno (La Bianchi R Super fù presentata nel 1923 e commercializzata a partire dal 1924)

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venerdì 4 novembre 2011

Maino Superlusso 1938


Maurizio da Modena ci invia le foto della sua Maino Superlusso del 1938, freni parzialmente interni, infatti la parte iniziale del freno posteriore è esterna al telaio.

Il modello Superlusso naque negli anni 20 e la frenatura era totalmente esterna, con il progredire della tecnologia anche Maino negli anni 30 si deve adeguare ad introdurre i primi modelli a freni interni, ma è solo con gli anni 40 che i freni diventano totalmente interni.

Questo esemplare è uno stupendo conservato, completamente originale, che riporta ancora ben visibili le caratteristiche estetiche del modello, come la doppia costina in rilievo cromata che percorreva il carter, oppure il collarino stringi-manubrio e la congiunzione del manubrio stesso, entrambi verniciati della tinta del telaio.



mercoledì 2 novembre 2011

Ciclobacchettata 30 ott 2011 @Parasacco PV

Domenica si è tenuto il cicloraduno organizzato dall 9;amico Daniele a Parasacco, nel bel mezzo del parco del Ticino.
Teatro dell'evento è stato un paesaggio incontaminato, ricco di campi e canali agricoli, strade bianche immerse nella pianura padana... nonostante le piogge della settimana scorsa il tempo è stato clemente, ancora godibilissimo e il fondo stradale discreto.
Una ventina di amici ciclisti d'epoca con stupende bici al seguito si sono ritrovati a pedalare tutti assieme per circa 15km con meta finale un rustico agriturismo per un pò di sano ristoro !
Eccovi due album fotografici realizzati dagli amici Daniele e Cristiano:

Bianchi Icaro 1946

L'amico Cristiano ci mostra il suo ultimo, inaspettato, ritrovamento una Bianchi Icaro del 1946 !
La Icaro è un modello molto interessante e particolare della produzione Bianchi, offerto nella sola misura con ruote da 26" si differenzia dagli altri modelli per la grande leggerezza e sportività, oltre al largo uso di alluminio e leghe leggere nelle sue componenti è interessante notare come si è sfruttato il telaio del modello da corsa della Bainchi per realizzare questa inusuale bici a bacchetta, modificandone adeguatamente il telaio.
A causa dell'ardito utilizzo di un telaio da corsa, la Icaro è stata l'unica Bianchi di produzione recente con il solo freno anteriore interno, mentre quello posteriore è un normale freno a bacchetta esterno. Interessantissimi ed inediti particolari contraddistinguono questo modello, come il manubrio con giuntura centrale alleggerita (la quale diviene anche elemento decorativo grazie alla verniciatura nera). Il largo uso di alluminio lo si trova nei cerchi, nei mozzi, nei parafanghi, nel canotto sella, nelle leve del freno e negli archetti (di derivazione Bianchi Impero) e perfino nella barra centrale dei pedali !

giovedì 27 ottobre 2011

Triciclo Cripper 1885

La collezione di Carlo si rinnova ogni giorni di un pezzo piu bello dell'altro. Oggi ci mostra questo triciclo fabbricato in Inghilterra dalla Cripper nel 1885, utilizzato prevalentemente per le competizioni sportive.

Pare buffo pensarci ai nostri tempi, ma nei pionieristici anni del velocipedismo, quando la bicicletta nella forma moderna non era ancora stata inventata, le competizioni sportive si tenevano su veicoli di ogni sorta e dalle forme bizzarre, tra cui anche i tricicli.
In questo esemplare completo ed originale in ogni parte si può notare la trasmissione posta sotto al tubo principale del telaio. Il pignone, ovviamente fisso, è posizionato al centro dell'asse posteriore e trasmette il moto sulle due ruote posteriori, notare la scatola del differenziale posizionata in prossimità del mozzo di destra.

Le ruote posteriori sono di grande diametro (circa 100cm), come dalla tradizione dei bicicli di quel periodo, mentre la ruota di guida è di dimensioni molto ridotte (circa 60cm).

Il freno è unico a tampone, agente sulla ruota piena anteriore, sempre sull'avantreno è possibile notare due staffe posizionate a metà degli steli della forcella, servivano per appoggiarvi i piedi in determinate situazioni critiche, ad esempio in discesa quando a causa del pignone fisso i pedali "mulinavano" all'impazzata, poggiando i piedi sulle staffe il velocipedista poteva mettere al sicuro le proprie gambe !

mercoledì 26 ottobre 2011

Stucchi primi anni 20

L'amico Paolo ci invia le foto del suo ultimo, incredibile, ritrovamento: una Stucchi da corsa degli anni 20.
Tutto marcato e con l'inconfondibile stile di casa Stucchi impresso sulla corona con le S multiple !
Conservazione non perfetta, ma sicuramente una felice completezza che renderà senz'altro mite il restauro di questa bici da corsa milanese.
Forcella con testa a due piastre, manubrio e pipa sono solidali fra loro, i freni sono Bowden a fascetta, il mozzo è dotato di giroruota con pacco pignoni a 3 velocità -quasi certamente questo pacco pignoni a 3 rapporti non è frutto di una modifica resa necessaria in tempi piu recenti con l'avvento dei primi cambi, con grande probabilità questa è una testimonianza del periodo in cui si cambiava il rapporto smontando i galletti e spostando la catena con le mani sul pignone desiderato, che questa pratica fu molto utilizzata su questa Stucchi lo si può dedurre dai molteplici segni che il galletto ha "impresso" su tutta la lunghezza della battuta del forcellino, infatti ogni volta che si spostava la catena su un differente pignone, la tensione diminuiva o aumentava, obbligando il mozzo ad avanzare o ad arretrare, incidendo indelebilmente il forcellino con il serraggio del galletto!