venerdì 4 giugno 2010

Bianchi Sabauda 1940

Quando si tratta di biciclette di famiglia, quando subentrano sentimenti e affetti che io non posso rievocare con le mie parole allora lascio che sia il proprietario a descirvere il proprio lavoro e le sue sensazioni. La parola a Carlo, dunque, un carissimo amico, che ho potuto conoscere di persona potendo percepire quanto amore e dedizione ci abbia per terminare questo minuzioso restauro:
"Questa bicicletta apparteneva a mio padre, scomparso nel 2008 a 86 anni.
Era la sua bicicletta, quella che usava tutti i giorni fino a quando la salute gli ha permesso di cavalcarla. Circa 6 anni fa, quando ancora non ero interessato al mondo delle bici d'epoca, decidemmo - mio padre ed io - di sistemarla un po', ma l'inesperienza di entrambi ha fatto sì che la pasticciassimo. Ci sembrava bella così, pedalabile e scorrevole. Pensavo addirittura fosse una bici più recente, anni '50, sù per giù, ma le caratteristiche tecniche ed estetiche della bici non mi permettevano di stabilirlo con precisione.
Nel 2006, per caso mi innamorai di questo mondo, cercai subito di capire il periodo di costruzione e scoprii che dietro la pedivella doveva esserci punzonato qualcosa. La bici si presentava completamente verniciata di nero il telaio e di argento il resto. Armato di sverniciatore comincio ad eliminare lo strato di colore dalla pedivella: come per magia compare un C2 41 e allora - incuriosito - approfondisco l'argomento smontando altri pezzi e cercando qualche altra punzonatura. Le trovo: sulla guarnitura c'è Bianchi 40, sul movimento Bianchi 41 e altri particolari marcati riportano 39-40-41 da ogni parte. Senza ombra di dubbio questa Bianchi è databile 1940.
L'idea di restaurarla a fondo cominciava a prendere corpo, ma da solo non ce la potevo assolutamente fare e la qualità del restauro che volevo ottenere era sicuramente fuori dalla mia portata e dalle mie competenze. Chiesi al mio amico Pietro (il ciclomeccanico di Cassolnovo, grande esperto in materia) un aiuto e mi disse subito di sì.
Papà intanto non c'era più e ogni giorno ero sempre più convinto della mia scelta. Tra pause e riprese, tra vicissitudini che la vita quotidiana ci presenta, dopo circa 1 anno la bici è pronta !
Eccola, un gioiello di rara bellezza, telaio riportato a ferro, sabbiato, cromatura delle parti bianche, filettature con puntali, decalcomanie nel posto giusto e parafango posteriore verniciato di bianco come da imposizione del decreto di guerra.
Accessoriata in modo coevo ed importante, ma senza strafare, questa Bianchi Sabauda monta una fanaleria Radsonne dell'epoca, manopole di osso bicolore, campanello in ottone marcato bianchi, gemma di vetro marcata Bianchi sul parafango posteriore, pedali Bianchi a 4 gommini con la "B".
L'unica cosa che mi dispiace è che il mio caro papà non ha fatto in tempo a vedere la sua bici finita."



16 commenti:

andrea ha detto...

una storia toccante, anzi proprio una bella storia, che m'emoziona.

poi, la bicicletta, che seppur bella è come t'ho detto impreziosita dalla memoria di tuo padre. bravo !

Zinferlo ha detto...

Queste sono le storie che mi piacciono. Una bici importante, un restauro sublime, fatto veramente con cura e dovizia.
Anche io lavoro sui miei "ferri" quando il tempo lo permette e infatti i resturi durano parecchio.

Complimenti.

Stefano 89 ha detto...

E io l'ho pure provata...!! :-P

Claudio ha detto...

Persone, vicissitudini, famiglie, biciclette e passione; questi elementi hanno come comune denominatore Carlo e il loro collante é l'amore e il ricordo che ha voluto trasmetterci con questo restauro. I miei complimenti !

Claudio

Carlo ha detto...

Grazie a tutti ragazzi, mi fate commuovere. Domenica l'ho pedalata un po', la sensazione è quella che tutti la guardano e mi fa un po' paura la cosa. Al di la del valore economico che questa Sabauda può avere, questa è la bici di mio padre, quella che amorevolmente custodiva in garage, puliva tutte le volte che tornava a casa dal suo giro.
Proprio domenica trovo uno che mi fa: "bella, la vendi?", ed io: "direi proprio di no". Lui mi fa: "sto cercando una bici per andare a lavorare e questa va bene, cosa chiedi?". Io gli faccio: "E'meglio che non te lo dica ma se lo vuoi sapere voglio 6.000 euro". Se ne va rispondendomi in malo modo pensando che fossi pazzo.
Certo che 6000 euro sono tanti ma è una cifra sparata a caso, per me vale molto di più, vale l'affetto che mio padre aveva per me e l'amore che gli contraccambio ancora ogni giorno nei miei gesti quotidiani...
La bici è invendibile, lo metterò anche per iscritto quando sarà il momento.
Carlo

Stefano 89 ha detto...

Oh ma che gente gira da te?!? Ma non dar retta!! :-)

Sono felice della tua contentezza, mi fa davvero piacere aver contribuito...! Tienila davvero stretta, quando sei in giro il tuo fondoschiena deve essere sempre attaccato alla sella!!! ;-)

Stefano 89 ha detto...

Di' Carlo sotto al campanello mettici una strisciolina di para rossa!! :-D

Anonimo ha detto...

davero molto molto bella.....!
non per rompere i maroni ma ho notato siccome è così perfetta che la giuntura del freno anteriore,quello della prima bacchetta che parte dal manubrio non è bianchi....io lo sistemerei....
complimenti davvero comunque...!

gesù ha detto...

se proprio si vuole essere pignoli allora,anche il parafango posteriore da catalogo porterebbe lealetto come quello anteriore,sono prafanghi carenati identici a quelli dell'impero...

Anonimo ha detto...

scusate la dicitura..."lealetto" starebbe per le alette...
gesù

Anonimo ha detto...

scusate la dicitura..."lealetto" starebbe per le alette...
gesù

P.De Sade ha detto...

Anonimo:
sei sicuro ? perchè a me sembra sia corretta... in effetti andrebbe colorata di nero però la forma mi sembra proprio quella tipica delle Bianchi...

p.s. firmati che è brutto darsi dell' "anonimo".. ;-)

Stefano 89 ha detto...

Rispondo io giacchè ho avuto modo di vederla e partecipare al restauro.
Il rinvio non è originale, è stato messo perchè non si è trovato l'originale, comunque penso che Carlo una volta recuperato il pezzo lo sistemerà.
Il parafango posteriore non è alettato perchè Carlo non è riuscito a recuperarlo, i parafanghi erano stati cambiati per cui è già tanto aver recuperato l'anteriore... comunque intorno al '42 è uscita anche senza carenature, penso causa restrizioni di guerra.
Penso che comunque l'obiettivo di Carlo fosse quello di ripristinare, nel miglior modo possibile, la bici del papà, che per lui ha comunque un valore inestimabile, al di là dell'originalità di tutte le componenti. Ciò ha richiesto più di un anno, per cui è comprensibile che la volesse pedalare dopo tutto questo tempo... comunque se dovessero capitargli i pezzi "mancanti", ci vorrà poco a sostituirli...

Stefano 89 ha detto...

Ma quanti "comunque" ho messo?? :-))

Carlo ha detto...

Ciao ragazzi,
Stefano dice bene, ha partecipato anche lui molto attivamente al restauro e sa cosa è e cosa non è originale. Il parafango posteriore l'ho cercato per mesi e mesi e ho ripiegato su un parafango originale Bianchi ma senza le carenature. Quello anteriore ho faticato molto a trovarlo e ci tenevo ad averlo perchè era una delle parti "salienti" della bici, con il puntalino cromato e le carenature.
Confermo che la giuntura non è originale dell'epoca ma sostituita.
Il resto era tutto suo e - comunque - i particolari sono ritrovati coevi con l'epoca della bici.
Ringrazio tutto, anche i pignoli, anche gli anonimi. Sono onorato che anche "Gesù" ha fatto il suo commento.
Uu caro saluto.... Carlo

Enrico Invidia ha detto...

domanda...
anche se arrivo un po tardi volevo chiedere come hai fatto a rifare i disegni delle filettature e quello sul tubo centrale del telaio. mi è capitata sotto mano una bianchi (1936) molto simile (anche se non riesco a distinguere il modello) e quelle parti non saprei proprio come rifarle dato che mi vedo obbligato a restaurarla completamente visto che c'è più ruggine che vernice sulla bici.
grazie.
Enrico